“L’anima” e “l’animo” socialista di Pertini e Nenni

Il controverso e non univoco spirito socialista nel carteggio di Nenni e Pertini (1927-1979) pubblicato a cura di Antonio Tedesco e Alessandro Giacone.

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Anima socialista” è il titolo che Antonio Tedesco (Direttore Scientifico della “Fondazione Nenni”) e Alessandro Giacone (Professore di Storia delle istituzioni all’Università di Bologna) hanno dato alla raccolta di lettere tra Nenni e Pertini dal 1927 al 1979, da loro curata nel volume pubblicato in febbraio di “Arcadia Edizioni”. La maggior parte di queste era stata trovata casualmente dalla nipote di Nenni, Maria Vittoria Tommasi (figlia di Giuliana Nenni, deputata nelle legislature del 1948 e 1953 e senatrice in quelle del 1958 e 1963, che aveva curato l’archivio del padre e che aveva lasciato questi documenti nel sottofondo d’una valigia).

Del 1927 c’è una sola lettera di Pertini a Nenni, tuttavia significativa perché è quella d’accompagnamento della foto dello sbarco suo, di Filippo Turati, Carlo Rosselli, Ferruccio Parri e Lorenzo Da Bove in Corsica all’inizio dell’esilio nel 1926. Le successive partono dal maggio 1944, quando Pertini aggiorna Nenni e Saragat sulla situazione a Milano e nel nord dove partecipa alla Resistenza e deve riorganizzare il partito socialista: “eccomi al nuovo posto … mie prime impressioni … i nostri rapporti con gli altri partiti, specie con il P.C. e con il P(artito) d’A(zione) non sono come dovrebbero essere … Ho già chiesto d’incontrarmi con i rappresentanti di questi due partiti, con i quali intendo stabilire rapporti più che cordiali … Il giornale (“L’Avanti”) è fatto male. Oggi stesso costituirò un comitato di redazione … farò il possibile per venire costì quando terrete il congresso del P(artito) per poi ritornare qui con l’aiuto degli alleati. E porterò al congresso la volontà delle masse lavoratrici del Nord, dell’Emilia e della Toscana, da noi controllate … Questo popolo di lavoratori somiglia molto al popolo della mia Liguria … non vi saranno nostalgie che potranno indurmi ad abbandonare questo posto assunto da me per il bene del P[artito], che oggi costituisce la ragione prima della mia esistenza …”.

Tedesco e Giacone bene hanno fatto a intitolare il volume “Anima socialista” perché, come si evince dal tenore di queste frasi, è questa che prevarrà successivamente anche sugli “animi” diversi e nelle situazioni conflittuali tra i rispettivi leaders. “L’animo” di Pertini appare più a difesa dell’autonomia dell’allora PSIUP (Partito Socialista d’Unità Proletaria, così denominato nel 43 dopo la fusione con il Movimento d’Unità Proletaria) poiché, pur nella necessità d’adoperarsi congiuntamente con tutte le forze antifasciste nell’ambito dei Comitati di Liberazione Nazionale, egli s’oppone energicamente all’unione del partito con il PC di Togliatti per non esserne assorbito (la sua “anima” socialista era d’altronde già stata messa alla prova con “la svolta di Salerno”, quando questi era riuscito ad anteporre la lotta antifascista all’abdicazione del Re). Il suo “animo” rimaneva comunque meno “misto” anche riguardo ai finanziamenti che la Resistenza e il partito ricevevano dagli imprenditori (FIAT, Mattei, Rizzoli), oltreché dai militanti e operai (e ancora per un po’ dall’URSS): anche a questo riguardo la diversa duttilità tra lui e Nenni non aveva comunque influito sull’approvazione (al Congresso di Napoli del settembre 1944) del lavoro di questi come Segretario del Partito, di fronte anche alle vecchie e nuove facce che cercavano d’imporsi all’interno: “Pietro carissimo, io non mi stancherò mai di raccomandarti d’essere meno arrendevole con questi uomini rosi d’ambizioni personali”. « Temo che l’invadente ed intrigante Pippo (Romita) finisca per fare la parte del riccio: ottenuto il posticino, cercherà d’impossessarsi di tutta la tana”. “Qui si vive tra uomini veri dalla spina dorsale d’acciaio e non tra… invertiti come costì”.

La spina dorsale di Pertini ha continuato a rimanere nel nord anche dopo la Liberazione, al fine di consolidarvi la posizione dei socialisti. E il suo spirito d’acciaio è rimasto tale anche quando a Roma Nenni era stato nominato Vice Presidente del Consiglio nel Governo Parri del 1945: neanche così era secondo lui riconosciuta sufficientemente la parte nell’esecutivo dei socialisti, le cui vicissitudini interne continuavano a essere dannose: “Qui si assiste a vergognose manovre tipo ‘collegio uninominale’ d’un tempo per far prevalere ambizioni ed interessi personali. Lelio (Basso) s’affaccia solo per mettere avanti la sua persona”. Perciò la carica di Segretario del Partito di Pertini (nella seconda metà del 1945 a fianco di Nenni Segretario Generale) dura solo brevemente, finché al Congresso dell’aprile 1946 a Firenze (ove Nenni diventa Presidente, Pertini membro della Direzione e Ivan Matteo Lombardo Segretario) l’opposizione generale alla fusione con il PC assume toni diversi secondo le correnti e non abbastanza energici secondo Pertini. Le elezioni del giugno successivo comunque premiano il partito (al secondo posto dopo la DC e poco sopra il PC) e il referendum instaura la Repubblica.

Le nomine di Nenni a Vice Presidente del Consiglio e poi Ministro egli Esteri nell’autunno del 1946 fanno tuttavia temere a Pertini la perdita di controllo del partito, che infatti avviene al Congresso del gennaio 1947, quando Basso è eletto Segretario, Nenni diventa Direttore dell’Avanti e Saragat crea quello che diventerà il PSDI con la scissione dal PSI (nuova denominazione allora assunta) giudicando questo troppo vicino al PCI.

Cominciano allora nel PSI le “altalene” (con i conseguenti risultati elettorali dal 1948 poco favorevoli). Esempi: all’interno: con i Congressi del 1948 e 49 ove ai conti fanno seguito le alternanze delle cariche: 1949: Nenni di nuovo a capo del partito e Pertini Direttore dell’Avanti; all’esterno: con l’andirivieni verso la sede del PCI; all’estero: con la visita di Pertini a Mosca nel 1950 e il “premio Stalin per la pace” a Nenni nel 1952; nello stesso anno di fronte alla DC: con la “veemenza” di Nenni per il Governo De Gasperi e l’opposizione di Pertini verso Scelba Ministro dell’Interno; e, ancora in politica estera, sempre per la “veemenza” di Nenni rappresentata, “Caro Pietro”, da “la perla preziosa del tuo ‘cavalleresco’ riconoscimento che De Gasperi in America si sarebbe battuto con molto impegno”!

Nel 1953 la campagna elettorale d’opposizione anche alla “legge truffa” (2/3 dei seggi alla coalizione che supera il 50%) non dà al PSI un risultato migliore rispetto al PCI; nel 1955, al Congresso di Torino, è aperto il dialogo con la sinistra cattolica; nel 1956 il “rapporto Krusciov” di revisione della politica stalinista è, “Caro Sandro”, “per me” … “una mazzata sulla testa dalla quale stento a riprendermi”, e l’intervento dei sovietici in Ungheria induce Nenni a restituire il premio Stalin. L’altalena allora comincia a essere più spinta verso la direzione opposta, e Nenni s’incontra con Saragat a Pralognan.

Ma anche verso la direzione opposta Pertini antepone l’autonomia del PSI ai rischi d’una sua riduzione con la fusione con il PSDI: al Congresso del 1957 a Venezia egli ritiene che si tratta “di stabilire su quale terreno (questa) debba essere attuata. Se questo non fosse ben chiarito, si darebbe vita ad un Partito che porterebbe con sé i germi di nuove scissioni”. Inoltre (dopo gli avvenimenti del 1956) “i comunisti italiani stanno cercando di adeguarsi. Staccarsi oggi sarebbe un errore e una slealtà”. Le polemiche posizioni sui comunisti con cui Nenni da Segretario aveva aperto il Congresso non coincidono allora con quelle di Pertini, e il “Caro Pietro” o “Caro Sandro” successivamente diverrà spesso “Caro Nenni” o “Caro Pertini”. Però Pertini dichiara al Congresso: “Se (Nenni) dovesse guardarsi attorno per trovare degli amici … ne troverebbe pochi” e “troverebbe già come altre volte questo compagno che vi parla anche se qualcuno ha voluto contrapporre me al compagno Nenni”. Infatti poco dopo Pertini si dimette da Vice Segretario del partito per salvare la guida di Nenni.

Pertini e Saragat

Sullo “sfondo” economico: “Caro Nenni, solo oggi il compagno Malagugini mi ha riferito quanto tu a Venezia gli dicesti a proposito degli aiuti, che il nostro partito un tempo riceveva dai compagni sovietici, e cioè se la vera ragione del nostro dissenso doveva ricercarsi nel fatto ch’io volevo continuare ad accettare detti aiuti, mentre tu avevi deciso di rifiutarli. Ciò è falso” …

Le elezioni del 1958 in cui la DC di Fanfani (più orientata a sinistra) e il PSI avanzano di quel pochissimo (intorno al 2%) che è sempre considerato grandissimo portano a un Governo Fanfani DC-PSDI senza l’appoggio del PSI, ossia con la distanza di questo che Pertini ancora una volta vuole mantenere perché l’altalena non si allontani definitivamente dai “cugini comunisti”. Nenni intanto si prepara a ridifendere l’autonomia dal PCI al Congresso a Napoli del gennaio 1959, al quale Pertini non partecipa per non schierarsi in una delle correnti. La conferma della leadership di Nenni stavolta è accompagnata dall’esclusione di Pertini dalla Direzione e dal Comitato Centrale, per cui egli si dimette da Vicepresidente del gruppo del partito alla Camera e scrive: “Caro Nenni, allo stato delle cose non stimo utile un nostro incontro … Peraltro le mie dimissioni ti offrono la possibilità di dare anche al gruppo una presidenza omogenea”.

Intanto al PSDI la sinistra lascia il partito fondando il MUIS (Movimento unitario di iniziativa socialista) che chiede poi d’entrare nel PSI. Pertini scrive: “Non è questa un’unificazione socialista, bensì da una parte … solo un’ingorda bramosia di cariche e dall’altra una bassa manovra per consolidare le posizioni della destra e mettere a tacere le minoranze. Questa, che voleva essere un’unificazione socialista, è stata ridotta a un mercato e a una truffa. Non avrà, perciò, alcuna benefica risonanza nell’opinione pubblica; avrà solo deleterie ripercussioni in mezzo a noi. Essa porta con sé i germi di future scissioni”. E poi precisa di essere non contro la confluenza del MUIS, ma “contro l’animo (espresso in loro dichiarazioni), con cui ‘i muisini’ intendono entrare…” (e poi entrano).

Nenni, De Martino e Craxi

L’inizio del decennio successivo si apre con il ritiro dei liberali dalla maggioranza e, conseguentemente, le ulteriori incertezze sui governi e le alternanze che ne mantengono brevi le durate. Nel 1960 Pertini è più favorevole a Segni per il reincarico di governo, e Nenni più favorevole a Tambroni per l’incarico (per l’apparente sua svolta a sinistra all’interno ella DC), finché questi forma il governo con l’appoggio esterno del MSI, al cui congresso a Genova Pertini oppone la grande manifestazione organizzata con il Consiglio federativo della Resistenza e i sindacati. Le conseguenti manifestazioni a Roma (San Paolo) e Reggio Emilia (5 morti) causano le dimissioni di Tambroni, al quale succede Fanfani, a capo dei due governi di cui il secondo (1962-63) con l’appoggio esterno del PSI fino alla fine della legislatura. La divergenza sopra accennata si chiude durante il Congresso del PSI a Milano del 1961, quando Nenni scrive a Pertini: “Caro Sandro ci vuole sempre qualcuno per incollare i cocci” … “Esserti sacrificato per potere all’occasione evitare il peggio è nella linea della tua vita”.

Nel 1962, mantenendosi sempre distante dalle polemiche e rispettive correnti all’interno del PSI (dove s’affacciano i programmi di nazionalizzazione dell’energia elettrica e d’istituzione delle regioni), Pertini assiste per tutto il tempo al Congresso a Napoli della DC, ove Moro ottiene la maggioranza con il proprio programma comprendente le istanze socialiste. Nello stesso anno è eletto Presidente della Repubblica Segni dopo che non hanno avuto successo la candidatura di bandiera di Pertini e quella intermedia di Saragat.

Nel 1963 le elezioni, nonostante le flessioni della DC e del PSI, sono favorevoli al centro-sinistra ma nel PSI il gioco delle correnti interne diventa tale per cui, al momento di decidere se appoggiare o partecipare al Governo che Moro è stato incaricato di formare, il gruppo di Lombardi annuncia il suo dissenso; Nenni si dimette, i “lombardiani” fanno marcia indietro e le dimissioni di Nenni rientrano. Pertini (Vice Presidente della Camera) interviene energicamente a difesa dell’unità del partito. Nenni gli scrive: “Caro Sandro grazie per quel tanto, per quel molto di affetto che c’era nel tuo intervento di ieri al C(omitato) C(entrale)”. È allora formato il primo governo “balneare” Leone e al successivo Congresso Nazionale in ottobre a Roma la mozione di Pertini per l’unità del partito ottiene solo il 2% dei suffragi, a fronte del 57% di quella degli autonomisti in cui Nenni e Lombardi sono riuniti, e del 39% di quella della corrente “Sinistra socialista” (Basso e Vecchietti). Scrive allora Pertini: “Caro Nenni, più del fatto in sé mi sdegna la tua ipocrisia” … “tu non hai mai saputo compiere un atto di generosità. Io, invece, nei tuoi confronti ne ho compiuti ripetutamente. Rifiutai d’essere Segretario del Partito contro di te al nostro 1° Congresso di Firenze, a quello di Genova e poi a Venezia” … “Conservo una lettera del povero Morandi” (brevemente Segretario del PSI nel 1945-46) “in cui Egli ti definisce ‘un essere spregevole’. Tu, al mio posto, te ne saresti già servito. Io onestamente e per carità di partito, l’ho tenuta e la terrò per me” … “PS: Non rispondermi, perché non potrei sopportare altre tue menzogne. Respingerei ogni tua lettera.”

Nenni e Craxi

L’adesione di Pertini all’entrata del PSI nel successivo governo Moro (dicembre 1963) con Nenni Vice Presidente del Consiglio (e De Martino che lo sostituisce alla Segreteria) è ancora una volta giustificata dalla sua priorità per l’unità del partito, richiamata anche quando nello stesso periodo i dissidenti formano il PSIUP.

Successivamente Pertini e Nenni si scambiano lettere solo per motivi personali (1964: Pertini a Nenni per l’aggravamento della salute della moglie: «In questo momento risorge in me l’antico affetto [ma perché avete svuotato l’animo mio d’ogni sentimento buono?] e ti sono vicino, facendo mia la tua pena», finché nel 1966 (due anni dopo che Saragat è stato eletto Presidente della Repubblica) è costituita la “Costituente Socialista” per la riunificazione PSI-PSDI, e allora Pertini scrive a Nenni: “Caro Pietro, l’«Avanti!» ha annunciato come sarà costituita la presidenza della Costituente Socialista: dai tre Vice-presidenti – Rossi – Macaggi e il sottoscritto. Orbene, prima tu, poi De Martino mi offriste di presiedere la Costituente Socialista, indipendentemente dalla mia qualità di vicepresidente della Camera, ma perché – piaccia o non piaccia a qualcuno – mi chiamo Sandro Pertini, il compagno che è il più anziano dopo di te e con il suo passato; che è sempre stato per l’autonomia del Partito (v. Congressi di Firenze e dell’Astoria) e che fra i molti che parteciperanno alla Costituente sarà il solo ad essersi adoperato in tutti i modi per impedire la scissione del 1947 e a soffrirne profondamente quando essa si verificò. Ti confesso, che le tue parole mi toccarono l’animo e vinsero ogni mia intima resistenza. I socialdemocratici, invece, non hanno accettato e nel timore di apparire diminuiti hanno escogitato la scelta dei tre vice-presidenti per includere, così, uno dei loro? Hanno fatto male e malissimo avete fatto voi a consentire. Ad ogni modo, avreste dovuto avvertirmi prima di darne notizia sul nostro giornale. Naturalmente nessun dramma. Ormai, caro Pietro, mi sento al di sopra di tutto questo. Includete un altro compagno al mio posto. Non vi sarà difficile trovarne uno fra i molti aspiranti agli applausi di una platea, che sarà affollatissima. Tu sai che ho sempre e solo cercato l’applauso della mia coscienza”.

Pertini in comizio a Genova.

Terminati i lavori della Costituente presieduta da Pertini, Saragat riceve al Quirinale la direzione e il gruppo parlamentare del Partito unificato; rimane simbolico l’abbraccio con Nenni, che tuttavia nel 1968 è momentaneamente travolto dall’articolo de “Lo specchio” secondo cui avrebbe ricevuto nel 64 cinque milioni dal SIFAR. Pertini allora lo esorta a querelare il giornale e chiedere l’inchiesta parlamentare, “Altrimenti, compagno Nenni, con quale animo potrei parlare nella prossima campagna elettorale di moralizzazione della vita pubblica?”… “potrai non prendere in considerazione alcuna il mio consiglio”. “Ritengo, tuttavia, che esso meriti una tua particolare attenzione, più certamente di quanto meritino i consigli interessati e contrari al mio di compagni che non hanno la coscienza tranquilla”. Infine la Procura di Roma giudica le accuse infondate ma l’atmosfera è tale da far perdere alle elezioni di quell’anno voti al PSU rispetto a quelli sommati dei due partiti alle elezioni del 1963. Poco dopo Nenni scrive a Pertini: “Caro Sandro, la tua designazione a presidente della Camera è il solo elemento positivo di una situazione negativa. Tu lo meritavi”.

E la situazione diviene negativa al punto che l’anno successivo il partito si ridivide, e Pertini si ritrova come 20 anni prima a tentare d’evitare questa divisione, invano. Tuttavia i rapporti personali dei tre protagonisti del socialismo dalla fine della guerra si rinsaldano, come quando Nenni con l’aiuto di Vassalli aveva fatto evadere nel 1944 Pertini e Saragat da “Regina Coeli”. Nel 1970 Pertini invia a Nenni (nominato da Saragat Senatore a vita) la raccolta “Sei condanne e due evasioni” (sugli atti processuali e i rapporti della polizia fascista) scrivendogli “Caro Pietro, questa raccolta di documenti della mia vita ti invio con animo fraterno nel ricordo, in me sempre vivo, delle lotte sostenute assieme con molti pericoli intorno a noi, ma anche con molte speranze nei nostri cuori”.

Tra queste speranze non era neanche immaginabile quella di Pertini d’essere eletto nel 1978 Presidente della Repubblica (né lo era nel 76, quando circolava l’accusa a Nenni d‘aver manovrato per sostituirlo con Ingrao alla Presidenza della Camera, e Pertini gli aveva allora chiesto di non tener conto delle “falsificazioni del transatlantico”).

I funerali di Pietro Nenni.

Come Presidente della Repubblica, Pertini continua a confidarsi con Nenni nei momenti più difficili. Nel 1979, dopo la caduta del “governo di solidarietà nazionale” (formato da Andreotti l’anno prima, dopo l’assassinio di Moro, con l’appoggio del PCI), e dopo i vari giri di consultazioni (tra l’altro con il neosegretario del Partito Craxi) e di mandati esplorativi, il nuovo Governo di Andreotti non ottiene la fiducia e Pertini deve, suo malgrado, sciogliere le Camere. Egli scrive allora a Nenni di “aver fatto l’impossibile per non arrivare a questa conclusione. La responsabilità dello scioglimento del Parlamento ricade sui Partiti ed anche quindi sul nostro Partito che tu oggi presiedi”. Nenni gli risponde che “Lo scioglimento delle Camere è stato sì un errore. Ma mentre tu hai fatto il possibile per impedirlo, i due maggiori partiti hanno creato una situazione tale da renderlo impossibile. Ognuno lo sa”. Pertini poi gli conferma “Le notizie sullo svolgimento delle elezioni” (del 3 e 4 giugno) “non sono confortanti: l’elettorato sembra distratto, indifferente, per nulla interessato”. “Inoltre le elezioni per il Parlamento Europeo” (del 10 giugno) “passano in secondo piano, anzi … sarebbero ignorate. Eppure si poteva evitare lo scioglimento anticipato del Parlamento. Solo chi mi sta vicino sa quale trauma psichico abbia costituito per me la decisione alla quale sono stato costretto. D’accordo che la colpa deve essere soprattutto attribuita ai due maggiori partiti. Ma, caro Pietro, il nostro Partito avrebbe potuto evitare l’anticipato scioglimento”.

Successivamente l’incarico invano dato a Craxi di formare il Governo appare sorprendente anche a seguito della seguente lettera di Pertini a Nenni: “… il Segretario Craxi non solo ignora ma anzi osteggia il compagno che è al Quirinale. Egli non mi voleva a questo posto, voleva [Antonio] Giolitti. Posizione la sua rispettabilissima. Non è per nulla rispettabile invece la meschina e per me offensiva proposta che egli mi fece al [Congresso del] Midas [1976] nel timore che mi opponessi a lui nella sua non nobile manovra anti De Martino. Si avvicinò per dirmi che io avrei dovuto essere il candidato del nostro Partito al Quirinale! Sento ancora oggi lo sdegno per avere Craxi giudicato il mio animo, che tu ben conosci, prendendo a misura il suo. Che miseria morale e politica!”.

La stima per Craxi di Nenni rimane superiore a quella di Pertini, che tuttavia lo nomina Presidente del Consiglio all’inizio della legislatura successiva nel 1983, e che continua ad avere scambi di lettere con Nenni fino alla sua scomparsa avvenuta il 1° gennaio 1980, dopo che questi gli aveva scritto: “Caro Sandro, accogli anche per Carla gli auguri per un 1980 per lo meno tollerabile, dopo quello durissimo dell’anno che se ne va, senza rimpianti, tuo Nenni”.

Tollerabile”: termine che caratterizza allora di più “l’animo” di Nenni di quello di Pertini, come s’è visto in questi esempi del carteggio con cui Tedesco e Giacone dimostrano in particolare quanto Pertini tenesse (in ogni momento di politica interna ed estera) di più all’autonomia dell’”anima socialista”.

Lodovico Luciolli

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