John Ruskin. Le Pietre di Venezia.

Venezia rende omaggio a uno tra i più appassionati critici d’arte che ha sostenuto e difeso la bellezza eterna di questa città nel corso del XIX secolo: John Ruskin. A Palazzo Ducale, nelle sale che costituivano l’appartamento del Doge si è inaugurata una mostra dedicata allo scrittore, pittore, poeta e critico d’arte britannico (Londra, 8 febbraio 1819 – Brantwood, 20 gennaio 1900) che in epoca vittoriana si è battuto maggiormente per difendere “Le Pietre di Venezia” (titolo della sua opera principale in tre volumi, scritti tra il 1851 e il 1853) dal progressivo decadimento materiale.

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L’artista britannico, che si considerava un figlio adottivo della città, che visitò per ben undici volte, fra il 1835 e il 1888, per studiarla, riprodurla nei suoi acquerelli, descriverla nei suoi taccuini di viaggio e nelle sue lettere indirizzate ai suoi famigliari e agli amici più cari, come lord Byron a inizio Ottocento, colse il suo fascino malinconico, gli influssi orientali della sua architettura, e soprattutto l’amore per l’arte gotica, alla quale dedicò gli studi della sua vita.

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Per Ruskin la città lagunare, oltre la sua storia e la sua architettura, aveva anche un’anima pulsante, che rischiava di venire compromessa da barbari restauri e dalla nuova società contemporanea più disumanizzante – ciò valeva anche per altre città europee e, in particolare per Londra – che puntava a scelte più industriali (si affacciava il progresso, con le macchine a vapore e il lavoro nelle fabbriche) a discapito dell’estetica del panorama e dell’arte.

La mostra, fortemente voluta dalla direttrice scientifica della Fondazione Musei Civici Gabriella Belli sotto la presidenza di Mariacristina Gribaudi, è stata curata dalla docente Anna Ottani Cavina, che ha anche realizzato il prezioso catalogo edito da Marsilio. Nel percorso illustrativo composto da dieci sezioni è stata concentrata la “summa” del pensiero e dell’amore per l’arte italiana di questo importante studioso dell’Inghilterra vittoriana; in particolare per la città lagunare, con l’esposizione di opere conservate in varie collezioni private sparse per il mondo e mai presentate prima d’ora in questa cornice veneziana. A contribuire ad esaltare i numerosi disegni con delle luci soffuse è stato chiamato il maestro Pier Luigi Pizzi, importante regista, scenografo e costumista teatrale.

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Le sezioni raccontano tutto quello che ha collegato Ruskin a Venezia. Il percorso inizia con “John Ruskin. Un protagonista dell’Inghilterra vittoriana” dove viene narrata la sua biografia; si racconta la sua educazione rigidamente puritana, i suoi studi, ed anche i suoi amori travagliati: con Effie Gray, figlia di un cliente del padre, con la quale sarà sposato per sette anni, e poi il legame con Rose La Touche, molto più giovane di lui, che resterà solamente un sogno proibito. I loro volti, disegnati da Ruskin sono presenti nella prima sala, accanto al celebre “Autoritratto con cravatta blu” dell’artista (1873-1874).

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Nella prima metà dell’Ottocento si svolgevano i cosiddetti “Grand Tour”, i lunghi viaggi nell’Europa continentale che effettuavano sia i ricchi giovani dell’aristocrazia europea, sia gli artisti e gli studiosi in cerca di ispirazione. Tra le tappe vi era ovviamente l’Italia, e tra le città non poteva mancare un soggiorno a Venezia. Attraversando le Alpi i viaggiatori restavano colpiti dalla bellezza del suggestivo panorama delle montagne. Ecco che nella seconda sezione dedicata a “Le Alpi, la bellezza della montagna”, si possono osservare una serie di acquerelli dedicati ai suoi massicci; con i suoi delicati tocchi, in piccoli fazzoletti di carta, ecco scaturire una serie di delicate variazioni cromatiche che rendono sublimi questi luoghi, in una tonalità senza fine di azzurro e di grigio.

E, successivamente, il primo accenno alla destinazione: Venezia. Ruskin non era stato il primo a dedicare la sua passione per questa città, che con il suo Canal Grande ricordava il Tamigi che divide le sponde di Londra. Tra gli artisti inglesi che avevano visitato la città lagunare, fonte inesauribile d’ispirazione, vi era stato anche il pittore J.M.W. Turner (1775-1851). Il celebre pittore visitò la città in età matura, per breve tempo e solo tre volte (tra il 1819 e il 1840). Venezia lascerà nelle sue opere una traccia indelebile su temi di capitale interesse, in particolare per quanto riguarda il rapporto con la luce.

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Nella terza sezione della mostra, chiamata “Turner, il padre della modernità”, così come lo aveva definito Ruskin nella parte a lui dedicata nella sua opera in cinque volumi “Modern Painters” (1843-1860), il giovane critico d’arte lo aveva esaltato e difeso strenuamente dagli attacchi della critica tradizionalista britannica. Di Turner e del suo rapporto con Venezia, al quale nel 2004 è stata dedicata una meravigliosa mostra nelle sale del museo Correr, sono esposti tre quadri che rappresentano la visione fiabesca della città lagunare avvolta in una nebbia ovattata (“Venezia. Punta della Dogana e Santa Maria della Salute, 1843; “La piazzetta con la cerimonia dello Sposalizio del mare”, 1835 c.; “Santa Maria della Salute”, 1840-1845).

Ruskin non è stato solo un grande studioso dell’arte; la sua sensibilità e la sua formazione rigidamente religiosa lo avevano indotto a percepire il concetto che in ogni elemento della natura si rifletteva una forma ideale nella quale Dio si rivelava. Eccolo svelarsi quindi nell’Arte, dove tutto è armonia, anche nell’imperfezione. La quarta sezione è quindi dedicata a “Foglie, alghe, conchiglie, nuvole, cieli. La bellezza della natura”. Così, ad esempio, il sinuoso fogliame di un’alga marina o le perfette spirali di una conchiglia ritratti nei suoi acquerelli, lo ispiravano all’idea di un arabescato fregio gotico, rappresentazioni che ci inducono a riflettere sul suo pensiero.

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Come racconterà nella sua autobiografia “Praeterita” (scritta tra il 1885 e il 1889), la lettura di un libro regalatogli al suo tredicesimo compleanno e dedicato all’Italia, con illustrazioni del paesaggista Samuel Prout (1783-1852) e di Turner, lo convolse completamente al punto di desiderare di visitare la penisola. Nella sezione “L’altra Italia” oltre a Venezia, viene presentata una piccola selezione di luoghi italiani amati e ritratti da Ruskin: da Lucca a Firenze, da Napoli alla Sicilia. Una sorta di diario per immagini capace di cogliere la poesia dei luoghi: dalle impeccabili geometrie della facciata marmorea di San Miniato al Monte a Firenze all’apparizione turchina dell’Etna fumante, inquadrato da Taormina alle “quattro e mezzo” di una mattina d’aprile.

L’incontro con Venezia”, è intitolata la sesta sezione della mostra. La prima visita avvenne nel 1835, a sedici anni con i genitori, dove vi rimase sei giorni, a inizio ottobre. Benché questo breve passaggio non sia registrato nei suoi diari, ne rimane testimonianza attraverso disegni e acquerelli, spesso eseguiti sul posto. Sarà il primo di undici viaggi a Venezia, fino al 1888, che testimonieranno un legame unico e una fonte di ispirazione che durerà per tutta la vita. Nella sezione sono esposti alcuni scorci dai tratti delicati, che raffigurano alcuni luoghi della città, realizzati in soggiorni successivi: “Ponte dei Pugni, Santa Fosca” (1849 c.a.), “Muro nord dell’Arsenale” (1876-187), “Canal Grande, Ca’ Sagredo e Ca’ d’Oro” (1876-1877).

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Di seguito vi è la sezione dedicata a “San Marco e Palazzo Ducale”, il salotto della città, con i suoi edifici storici. Due acquerelli colgono la maestosità del campanile di San Marco: come in precedenza lo aveva disegnato Turner, visto dalla Porta della Carta (1840 c.a.) e quello dipinto da Ruskin osservato dalla piazza. Ma il critico e paesaggista si soffermerà soprattutto sulla struttura degli edifici, sulla loro composizione, sull’intarsio dei marmi gotici e bizantini nel cogliere nei suoi disegni le loro forme. Egli cercherà di racchiudere nei suoi tratti ciò che già allora stava subendo un lento e progressivo naturale decadimento, considerato anche un declino dei valori morali della Repubblica. Finiti i fasti, le celebrazioni dei suoi monumenti e dei suoi palazzi, Ruskin si batterà per difendere le storiche pietre della città dalle manomissioni e dagli sfregi sulle architetture, causati dai primi aggressivi restauri.

Attento osservatore dell’architettura veneziana, Ruskin si soffermerà sulla perfezione dello stile gotico. “La natura del gotico” è il titolo dell’ottava sezione della mostra. Gli archi dei portici e delle finestre di Palazzo Ducale, i suoi capitelli e le colonne corinzie, come le facciate con le sue bifore di Ca’ D’Oro o di Ca’ Dario, sono disegnati con minuziosi dettagli. Le bellezze degli intarsi cromatici dei marmi d’Oriente, nelle superfici traslucide di smalti e mosaici sono riportati nei suoi acquerelli. Una bellezza che, secondo l’artista, “era anche nelle sue crepe e nelle sue macchie.”

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Nel 1839 verrà brevettato il dagherrotipo, il processo fotografico messo a punto da Louis Daguerre, da cui prende il nome, che consente in un tempo molto breve di catturare un’immagine su una lastra di rame rivestita d’argento. Ruskin si rende subito conto che con questa tecnica poteva ottenere quella fedeltà al dettaglio che cercava di rendere nei suoi disegni architettonici. Inoltre, ancora più importante, poteva raccogliere una preziosa documentazione di edifici che rischiavano di essere distrutti. Per tutta la vita, infatti, egli collezionerà, acquisterà e commissionerà fotografie di edifici e di dettagli architettonici che riterrà importanti o a rischio, degni di essere documentati. In una delle sale sono presenti una serie di questi dagherrotipi dedicati a Palazzo Ducale e ad altri edifici con i loro colonnati e capitelli.

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La penultima sezione è dedicata a “Le pietre di Venezia” la sua opera più famosa, e ai suoi “Taccuini veneziani”. Mentre progettava il primo tomo di “The Stones of Venice”, Ruskin si rese conto che alcuni disegni non potevano essere adattati alle ridotte dimensioni dei volumi. Perciò decise di eliminare dal testo alcune tavole e di pubblicarle separatamente con il titolo di “The Examples of the Architecture of Venice”. Tuttavia le vendite furono scarse e il progetto con una sessantina di illustrazioni di dettagli di architetture, porzioni di palazzi, fu interrotto dopo i primi tre fascicoli. Un lavoro di maniacale precisione che portò via allo studioso tempo e salute. Durante i suoi soggiorni a Venezia, con ogni clima, sia freddo o piovoso, ad ogni ora del giorno, preso dal suo lavoro di documentazione, l’appassionato studioso riportava gli schizzi di dettagli di edifici, porte, pozzi, corredandoli con fittissime annotazioni, su numerosi taccuini ora esposti in alcune bacheche della sala.

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Nell’ultima sezione è presentato un tributo a Venezia, alla sua grande tradizione pittorica, su quelli che sono stati per Ruskin gli indiscussi “Maestri veneziani”: Vittore Carpaccio, Tintoretto, Veronese. Tra essi spicca l’opera “Due dame veneziane” (1490-1495) esposto nella sala, e considerato dallo studioso “il quadro più bello del mondo”. Inoltre vi sono le riproduzioni personali dello studioso inglese di alcuni particolari di tele dei suoi artisti ispiratori, come lo studio da Tintoretto del “Miracolo di San Marco” (1845) e dell’”Adorazione dei Magi” (1845). Ed ancora, lo studio da Carpaccio sulla figura cavalleresca di “San Giorgio e il drago” (1872) che aveva un riferimento all’impegno etico di Ruskin. Egli aveva eletto il cavaliere quale protettore degli umili in una società ideale. Così come gli studi sul “Sogno di Sant’Orsola” di Carpaccio (1877) che, nella mente dello studioso, ormai malato, aveva accostato alla figura di Rose La Touche, il suo ultimo e giovanissimo tragico amore.

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La mostra – che resterà aperta fino al 10 giugno – si conclude con una visita presso il Museo dell’Opera situato al pianterreno di Palazzo Ducale, dove sono conservati dal 1875 i capitelli esterni originali dell’edificio, e le colonne che Ruskin riuscì a vedere nella loro collocazione originale. Il regista Pier Luigi Pizzi ha contribuito ad esaltare le pietre oscurando con vetri neri le finestre e ampliando gli spazi con degli enormi specchi che riflettono delle luci artificiali. Al visitatore viene così offerto, grazie all’amore profondo dello studioso inglese un viaggio nel tempo in una Venezia ormai inesistente che però conserva ancora il suo fascino senza tempo.

JOHN RUSKIN
LE PIETRE DI VENEZIA

Venezia, Palazzo Ducale
10 marzo – 10 giugno 2018
http://palazzoducale.visitmuve.it

Video Rainews.it: Palazzo Ducale rende omaggio a John Ruskin

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