Il diritto di scegliere. Diventa ciò che vuoi.

In questo futuro che comincia ogni giorno, finalmente è assicurato il diritto a scegliere la propria vita. Al vecchio “diventa ciò che sei” di un filosofo è subentrato il giusto slogan “diventa ciò che vuoi”. Al di là degli stereotipi di genere del vecchio mondo, odioso. Dove si era prigionieri di un modello imposto senza consultarci, senza chiedere il nostro assenso. Femmina, maschio, giovane, vecchio, brutto, bello, nero, bianco. Intelligente, stupido.

Ora no. In questo futuro che comincia, la vita è finalmente un prodotto. La si sceglie comodamente “on-line”. Si selezionano capelli e occhi. Gambe e fianchi. Intelligenza e creatività. Tendenza all’ordine (tipo precisino?) o al disordine. Che ovviamente andrà considerato un pregio, segno di vivacità e creatività artistica (il prodotto-vita va sempre valorizzato, privato di ogni negatività discriminante).

Si scelgono (come è giusto, in un mondo che ha superato le odiose discriminazioni del passato) attitudini e professioni. Talenti e inclinazioni. Se va di moda l’intellettuale, si potrà selezionare con comodo un profilo di scrittore, filosofo, poeta, letterato. Di giornalista, storico, sociologo (un titolo di sociologo, diceva nel vecchio mondo Montanelli, non lo si nega a nessuno. Giusto: adesso quell’utopia è realtà). Oppure di scienziato.

In altri momenti andrà più forte l’atleta o il ragazzo belloccio. La soubrette, la cantante di successo. La persona coltissima oppure il tipo ruvido, selvaggio. Si potrà scegliere, secondo i gusti del momento, se essere di sinistra o destra. (O di centro, certo, per chi ci tiene). Abbastanza gettonato, anche se forse un po’ banale, il profilo “né di destra né di sinistra, ma per le cose giuste”. Il tipo cosiddetto «buonista», sorprendentemente, pare vada ancora abbastanza. Così come il suo opposto, il bastian contrario del politicamente scorretto, del “dite quello che volete ma”, “non sono razzista ma”.

Si selezioneranno forma e bellezza del sedere. A seconda dei casi, il seno, la muscolatura. I capelli. Lisci, ricci, ondulati. Per chi tiene a certe cose (e attraverso menù riservato, protetto da un sistema di password) si potrà agire anche sulla sfera dell’intimo. La lunghezza del pene, la qualità dell’erezione, ad esempio.

L’applicazione permette di scegliere se essere riservato, estroverso, timido, sfrontato. Felice, sereno, “solare”; o torturato, angosciato, cupo. Afflitto da inestricabili complessi freudiani, prigioniero di un oscuro Edipo. Oppure realizzato, equilibrato, sereno e tranquillo. Si selezionerà il livello di carisma, di “leadership”, come si dice. Va scelto preferibilmente alto per chi ambisca a carriere politiche, giornalistiche, aziendali.

Molto ben fatto il catalogo dei figli. Se ne possono scegliere tra tantissimi modelli diversi. Affettuosi, indipendenti, ribelli, biondi o bruni, bravi a scuola, disciplinati oppure un po’ scavezzacolli (un po’ non guasta). Per chi voglia evitare le fatiche legate alla prima infanzia, possibile saltare subito a figli della maggiore età, grandi, indipendenti, realizzati, con denti bianchi, curriculum spettacolari e vite da copertina.

Beninteso, visto il livello, la qualità e la vastità dell’offerta,  esistono fasce diverse di prezzo. Eh. Va detto: non tutto è a buon mercato. E i prodotti più richiesti sono disponibili in quantità limitate; per non diminuirne il valore. Il valore, lo si sa, va pagato. La qualità ha il suo giusto prezzo. Però esistono profili e prodotti per tutte le tasche. La libertà di scelta è democratica e inclusiva. Ognuno selezionerà secondo gusti e possibilità, ma nessuno resterà  escluso dalla possibilità di scegliere.

Io ultimamente, lo ammetto, comincio a essere un po’ stufo di quel che sono. Mi alzo e torna nella mia testa una vecchia canzone, che sentivo quando ero bambino: come è triste l’uomo solo, che si guarda nello specchio; ogni giorno un po’ più vecchio, che non sa con chi parlare. Secondo i clichés del vecchio mondo classista, sessista, razzista, dovrei rassegnarmi a essere ciò che sono. Oppure, come da tipici dettami dell’ideologia neo-liberista, darmi da fare, competere e battermi per realizzare i miei sogni, per imporre agli altri la mia immagine come desidero che sia. Per fortuna le cose sono cambiate. Ora anche per me è assicurato il diritto a cambiare. Nessuno può obbligarmi a restare ciò che sono, rinchiudermi in una casella. E allora ho consultato il sito. Aperto l’“account”. Ho visto certi profili che mi piacerebbero. Alcuni sono  femminili: perché no, mi sono detto. Sono nato maschio, o almeno così la società sessista ha deciso per me. Ma la mia libertà di individuo e consumatore è assoluta, totale. Essa supera ogni differenza, va al di là del sole e delle stelle, afferra Dio. Sarò una ragazza, giovane, un po’ sfrontata, bella e colta, impegnata, dinamica. Ho scelto gambe lunghe per ballare, letture impegnate e anticonformiste, un caratterino che lévati. E  (posso dirlo?) un sedere francamente da favola.

Purtroppo, ho visto che il prezzo è un po’ alto per le mie possibilità. Allora ho cercato qualcosa di diverso e ho trovato un profilo di buon livello, in offerta speciale. Con un eccellente rapporto tra qualità e prezzo. Che fortuna! Ho scelto con cura viso, capelli, età, libri letti (senza esagerare in intellettualismi, ma tanto per essere certo di non sfigurare in società), statura, professione, relazioni amorose, vita sessuale, amicizie, opinioni politiche. Ho pagato con la mia carta di credito, diluendo in alcune comode rate. Un buon affare. La consegna del mio nuovo profilo è avvenuta rapidamente. E ora sono un uomo nuovo. Scusate: una persona nuova. A primavera, credo, cambierò di nuovo. (Sarò donna o prete di campagna: un mercenario, un padre di famiglia).

Pare che presto sarà possibile scegliere, sul sito, anche la data della propria morte.

Maurizio Puppo

N.d.r. Tutte le foto dell’articolo sono di Cindy Sherman ©Courtesy of the artist and Metro Pictures, New York. Vedi mostra Cindy Sherman, Fondation Vuitton a Parigi, fino al 03.01.2021

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