Désirée e il degrado italiano.

Chissà se la piccola Désirée di Cisterna di Roma sarebbe voluta andare in TV. Certo non cosi, morendo a 16 anni, drogata e stuprata in un edificio abbandonato e degradato del quartiere S. Lorenzo di Roma. La ragazza aveva telefonato poco prima la nonna per dirle che aveva perso l’autobus e che essendo ormai notte restava a dormire da un’amica. Si dice che Desirée non fosse una ragazza di strada, si il padre aveva avuto problemi con la giustizia, era uno spacciatore di droga, ma la madre è pur sempre un’impiegata della regione Lazio e la famiglia appariva, normalissima, in un tempo in cui diventa difficile chiedersi cosa sia la normalità.

Ritrovato il suo corpo, tra le mondezze di quel rudere abbandonato al centro della capitale, è scoppiata la rabbia degli abitanti del quartiere, è iniziato il défilé dei politici di successo. Salvini, ministro degli interni, chiama: “Vermi, bestie” i carnefici della giovane fanciulla, ricorda al suo pubblico che non si faranno sconti e magari che è finita la pacchia, ricorda, parlando sui social, che bisogna allentare la legge sulla legittima difesa, dare la possibilità ai cittadini di armarsi contro il male.

La sindaca di Roma, eletta specialmente dalle periferie abbandonate della capitale, si fa anche lei un giretto, ma più sui media, i talk show si ricordano solo ora che esiste una ragazzina di 16 anni che si chiamava Désirée e che forse si drogava e che forse si vendeva per avere la droga e che sicuramente era sconosciuta alla società, alla TV e forse anche alla propria famiglia, se è vero che girasse di notte, che potesse inventare bugie, senza che nessuno si ponesse delle domande, senza che nessuno sapesse che si prostituiva, drogava, senza che nessuno la cercasse.

Per capire il degrado italiano, non solo politico, ma morale, sociale, culturale, bisognerebbe leggere la cronaca nera italiana oppure guardare un programma come: “Chi l’ha visto”, ci si rende conto che certe storie incredibili degli italiani sono molto meno rare di quanto ci si pensi. Il nostro è un paese che non legge, che non si informa, dove il 28% degli italiani è incapace di capire un testo elementare nel suo linguaggio, dove il 42% si informa solo sui social (bufale comprese) e che non legge mai neanche un giornale e che alla TV non guarda mai il telegiornale. Questo è un paese con delle scuole inriformabili (ogni tentativo in questi decenni è fallito, scontrandosi con gli ottusi interessi delle categorie), dove spesso ragazzi e genitori fuori controllo la fanno da padrone, dove il rispetto per l’insegnante o il preside è prossimo allo zero.
Questo è un paese, dove si cerca ogni illegalità se è utile per il proprio tornaconto individuale, ma che poi grida e strepita contro la corruzione della politica, quasi dimenticando che la politica, da sempre, è lo specchio della società.

La morte di Désirée è la fotografia del degrado e dell’abbandono italiano. Si, degrado e abbandono come l’edificio nel quale ha trovato la morte ed è stata occultata. Purtroppo non è un caso isolato. Le nostre periferie sono piene di queste storie, di strade senza luci, di parchi senza amore dove immondizie ed erbacce crescono senza cura.
Lo sfogatoio televisivo e dei social sembra essere ancora sufficiente a contenere le rabbie e le paure italiane; ma si: “vermi, bestie” spesso extracomunitari, espulsi ma mai allontanati, che diventano invisibili proprio perché da espulsi escono fuori da ogni radar sociale e di sicurezza. Nel tempo del non reale e del percepito, basta dire: “Cacceremo 600.000 irregolari” perche le piazze siano pacificate, basta promettere il risanamento delle periferie ed annunciarlo mille volte in TV, per soddisfare gli ignavi cittadini.

Il popolo deve essere, per gli attuali governanti, il pubblico plaudente, basta assecondarne le rabbie e le speranze solo con poche parole e promesse e qualche vibrante annuncio.
Si è costruiti con arte un consenso fondato su paure e rabbie spesso alterate ad arte, non importa che tutti i dati dicono che la criminalità negli ultimi dieci anni è nettamente calata, basta evocare il sangue, il fuoco o le ruspe per avere consenso e placare gli animi, ma poi, finite le chiacchiere (e questo è un paese che dovrebbe diventare muto, per coltivare speranze), restano il degrado e l’abbandono.

Ormai l’Italia è un paese vecchio, non solo per la scarsa natalità, è vecchio anche nelle sue strutture, con ponti che crollano, viabilità che, specie al sud, sono complicatissime, è un paese che avrebbe bisogno di modernità, di treni veloci, di vie moderne, di maggiore energie e più investimenti, ricostruire le sue città, ma i grillini vogliono la decrescita, impedire grandi opere, e cosi il paese è sempre più fragile. Ad ogni piccola scossa tellurica crollano paesi interi, ad ogni pioggia si fanno sfaceli con danni incalcolabili. Questo è un paese dove non c’è più la cura dei territori, manca ogni manutenzione, anche la più banale. E’ appunto un paese abbandonato e in degrado, dove le nostre spiagge, caso quasi unico nel mondo, sono tutte privatizzate, ma abbandonate e soggette, per scarsa manutenzione, ad ogni tipo di erosione.

Eppure, chi governa non pensa, non cerca di capire che il degrado e l’abbandono si combattono con il coinvolgimento dei cittadini, cercando di far sentire lo Stato in tutte le sue forme presente, invece di integrare gli stranieri si cerca semplicemente di nasconderli. Invisibili come i probabili assassini di Désirée, senegalesi e nigeriani che una volta “espulsi” erano scomparsi, come problema, per le nostre istituzioni, salvo poi evocarli per i dati crudeli della cronaca. Invece di responsabilizzare i cittadini, costruendo un sano senso di appartenenza al territorio, lavorando anche sulla solidarietà, si cerca di ridurli appunto a spettatori a massa di manovra comoda ai disegni populisti e da gettare nell’agone mass-mediologico per fare protesta o meglio rumore.
Invece, di coinvolgere i cittadini e di creare forma di partecipazione alla vita sociale, la promessa di Salvini e Di Maio e di armare la disperazione di chi si sente emarginato. E’ un manifesto di resa del Paese, un inno alla solitudine, alla giustizia fai da te, l’ammissione di un’incapacità che alimenta diffidenze verso le istituzioni e favorisce disperate scelte individualiste.

Invece di proporre un piano per coinvolgere i cittadini nella ricostruzione dei loro quartieri, per la difesa dei loro boschi, parchi, per ripulire i fiumi, i laghi e le tante bellezze archeologiche ed artistiche, i nostri tesori, incrementando il lavoro, il governo promette l’assistenzialismo del reddito di cittadinanza, “l’allettante” promessa di avere un gruzzolo senza niente fare o meglio da arrotondare poi proprio con forme di lavoro illegali, lavoro nero (nella migliore delle ipotesi) o spaccio o altre attività illecite (nella peggiore).

Il punto invece, sarebbe proprio di amministrare insieme i territori e le città, coinvolgendo le persone, costruendo una cultura del rispetto e dell’amore per il proprio habitat, con un’opera di integrazione che aiuti a risolvere le diffidenze verso i diversi che, dove c’è Stato e presenza di una politica, che non sia solo chiacchiere, sono del tutto ingiustificabili come ha dimostrato il caso di Riace in Calabria.

Ma purtroppo il governo populista ci vuole cosi. Manipolabili, pronti a mettere da parte la dignità del lavoro per un po’ di assistenzialismo in più, impauriti e belli rabbiosi, come piace ai talk show che ci fanno lo spettacolino, pronti a colpire l’eterno totem di presunti poteri forti, mentre magari le mafie continuano a farla da padrone e già pensano a come gestire il business del reddito di cittadinanza, ma questa è un’altra storia.

Veleno

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