Costantino Nigra: Dall’Unità d’Italia a quella europea.

Una giornata di studi in onore di Costantino Nigra, dal titolo: « L’alliance entre le Royaume de Sardaigne et l’Empire français dans le processus d’unification de l’Italie« . Un’opportuna commemorazione avvenuta questo 14 aprile all’Ambasciata d’Italia a Parigi.

Lo spostamento dalla Sorbona all’Ambasciata d’Italia del Convegno del 14 aprile sull’alleanza tra il Regno di Sardegna e l’Impero Francese nel processo d’unificazione dell’Italia è stato d’ulteriore stimolo per ricordare che come Costantino Nigra, ambasciatore a Parigi, s’era adoperato per questa, così l’ambasciatrice Teresa Castaldo s’adopera oggi per l’ulteriore sviluppo dei rapporti tra l’Italia e la Francia nel processo dell’Unione Europea.

Allora come oggi la carriera diplomatica sembra quasi la stessa: al concorso dopo una laurea (se necessario con una borsa di studio come Nigra) segue immediatamente un “volontariato” (Nigra dal 1851 al 1853), e poi seguono i vari gradi di segretario, consigliere, ministro plenipotenziario e ambasciatore che ancora oggi (salvo l’ultimo), con le rispettive denominazioni di primo o secondo o di prima o seconda classe, ricordano di più i tempi che furono di quelli attuali.

Allora come oggi era comunque inevitabile che i meriti dei migliori elementi in servizio presso i politici fossero valorizzati prima degli altri nelle assegnazioni delle cariche successive.
E’ così che Nigra, incaricato inizialmente della gestione dei rapporti alla Presidenza del Consiglio, è stimato da D’Azeglio fino al 1852 e poi sempre di più da Cavour che accompagna nel 1856 al Congresso di Parigi, conseguente alla vittoria sulla Russia nella guerra di Crimea della Gran Bretagna, della Turchia, della Francia e del Regno di Sardegna, unitosi per opera di Cavour a loro, proprio per ravvicinare la Francia al processo d’unificazione della penisola.

Cavour e l’ambasciatore a Parigi Costantino Nigra

Ma allora come oggi, come ha ribadito la Castaldo, i rapporti transalpini continuano a consolidarsi anche al di là delle scintille: quelle a Bardonecchia o a Mentone per l’immigrazione di oggi, come quelle delle bombe lanciate da Felice Orsini contro Napoleone III nel 1858 a Parigi. E’ allora che come rappresentante di Cavour lì, Nigra passa il momento più difficile prima degli accordi di Plombières nello stesso anno tra Napoleone III e Cavour, ai quali fanno seguito nel 1859 l’alleanza franco-piemontese contro l’Austria e, a consolidamento di questa, il matrimonio tra la figlia del re Vittorio Emanuele II, Maria Clotilde e il cugino dell’Imperatore, Gerolamo Bonaparte. Dal quale intanto Nigra è informato che lo Zar di Russia Alessandro II, da lui incontrato a Varsavia, vigilerà affinché la Prussia non dichiari guerra alla Francia impegnata in quella con il Regno Sabaudo.

Castaldo
Oggi l’ambasciatrice Castaldo

L’alleanza serve a Napoleone III per vendicare l’assetto imposto dal Congresso di Vienna all’Europa ed ancora per ottenere, seppure non esplicitamente, per l’opposizione affrontata da Cavour in Parlamento, la Savoia e Nizza, e per rimanere poi influente sul Regno Sabaudo allargatosi nella penisola, ma vi si oppongono non solo la Gran Bretagna preoccupata del venir meno dell’equilibrio nella rivalità tra l’Austria e la Russia nei Balcani, non solo la Russia a dispetto di quanto dichiarato a Gerolamo Bonaparte a Varsavia, ma anche all’interno della Francia coloro che temono le conseguenze dell’allargamento del Regno Sabaudo per lo Stato Pontificio e gli altri Stati della penisola dinasticamente o tradizionalmente legati alla Francia stessa. La quale accetta dunque la proposta della Russia d’una conferenza a Parigi anche con l’Austria, la Gran Bretagna e la Prussia sulla questione italiana e il disarmo generale.

Cavour, giunto a Parigi inizialmente per convincere Napoleone III a rifiutare la conferenza, viene poi ammesso a questa solo dopo aver consentito al disarmo preliminare: un po’ come quando alle Conferenze della Pace dopo la I e la II Guerra Mondiale a Versailles e Parigi la considerazione dell’Italia rispettivamente vittoriosa o sconfitta è avvenuta con gli interventi dei Capi del Governo solo dopo il lavoro lì svolto dalla diplomazia: nel 1919 in particolare a fronte delle incomprensioni di Wilson sul patto di Londra del 1915 e la questione adriatica (almeno fino a Fiume); e nel 1946 con il discorso di De Gasperi dopo che la delegazione italiana, proprio dalla stessa Ambasciata dove s’era sistemata, aveva ripreso i contatti con quelle dei vincitori.

Ma proprio l’ostilità dell’Austria alla presenza di Cavour alla conferenza finisce con essergli favorevole poiché, essendo l’alleanza franco-piemontese condizionata a un atto di guerra dell’Austria, l’ultimatum di questa al disarmo scatena, dopo il suo rifiuto del disarmo generale come risposta, la II Guerra d’indipendenza.

Montebello, Palestro, Magenta, Turbigo, Solferino, sono i luoghi delle vittorie delle battaglie di allora a cui sono state intitolate le strade di Parigi. Nel 1875 ai vincitori Mac Mahon (“Duca di Magenta”) è intitolata l’Avenue mentre egli è Presidente della Repubblica, e a Niel è intitolata quella che ne è il proseguimento dopo che, Ministro della Guerra, è morto nel 1869. Nel 1885 il Boulevard Garibaldi prende questo nome dopo che questi ha partecipato alla guerra franco-prussiana del 1870, ma già nel 1859 i suoi Cacciatori delle Alpi s’uniscono all’esercito franco-piemontese.

L’armistizio di Villafranca e la Pace di Zurigo annettono al Regno Sabaudo la Lombardia (escluso il “quadrilatero”: Peschiera, Mantova, Legnago e Verona) e successivamente i suoi confini variano con la cessione di Nizza e Savoia alla Francia e l’acquisizione con i plebisciti delle legazioni delle Romagne dello Stato Pontificio, dei Ducati di Modena e Parma e del Granducato della Toscana.
Cavour rimproverà a Napoleone III e Vittorio Emanuele II l’interruzione della guerra senza aver ottenuto il Veneto, e nel 1860 favorisce la spedizione dei Mille a tal punto che, dopo lo sbarco di questa a Marsala, la battaglia di Calatafimi, la conquista di Palermo, la battaglia di Milazzo, la conquista di Messina, della Calabria e l’arrivo delle truppe a Napoli egli scrive a Nigra a Parigi che disapproverebbe Garibaldi solo se fosse in ostilità con il Regno Sabaudo o Napoleone III. Il quale teme comunque che l’intraprendenza di Garibaldi arrivi fino alla conquista di Roma: allora firma con Cavour il trattato di Chambéry che consente l’avanzata delle truppe sabaude nelle Marche e nell’Umbria (battaglia di Castelfidardo), intendendo lasciare al Papa la sovranità del Lazio, e dopo le ulteriori vittorie di Garibaldi sui Borboni nelle battaglie del Volturno e del Garigliano il Re entra in Abruzzo e nel Regno delle Due Sicilie fino all’incontro di Teano con Garibaldi. Con l’assedio di Gaeta da parte delle truppe sabaude in sostituzione di quelle garibaldine termina il Regno dei Borbone, rifugiatisi da Pio IX. E con l’unificazione così avvenuta della Penisola viene proclamato nel 1861 a Torino il Regno d’Italia.

Garibaldi
Obbedisco!

Ma per l’estensione geografica cambia solo il nome del Regno: la sua struttura rimane infatti la stessa: il Re è sempre Vittorio Emanuele “II”, Cavour è sempre Presidente del Consiglio dei Ministri del Regno d’Italia anziché di Sardegna, e Nigra è sempre il rappresentante del Regno a Parigi. Cavour muore poco dopo ma l’ufficializzazione di Nigra è ulteriormente confermata dal massimo grado di Ambasciatore attribuitogli.

Al convegno, coordinato dal Direttore della Maison d’Italie della Cité Universitaire Roberto Giacone, hanno tra gli altri partecipato esponenti della Sorbona, dei Lions Clubs del Piemonte, della Val d’Aosta e del l’île de France, il presidente dell’Associazione Costantino Nigra Roberto Favero, l’erede Conte Costantino Nigra, il Prof. Georges Virlogeux dell’Università d’Aix-Marseille, il Direttore della Fondazione Cavour Pierangelo Gentile, il Prof. Edoardo Greppi dell’Università di Torino, lo storico Gilles Pecout, Rettore dell’Académie de Paris e l’ex Ambasciatore a Parigi Luigi Guidobono Cavalchini. Al convegno è inoltre giunto un messaggio del Presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino.

Pecout ha ricordato che Nigra nei successivi 15 anni a Parigi è stato il migliore interlocutore del Regno di fronte non solo ai timori perseveranti di Napoleone III per lo Stato Pontificio, ma anche di fronte al corso della Storia negli anni successivi: a tal punto da non nascondere le proprie preoccupazioni per le condizioni poste alla Francia dalla Germania dopo la guerra del 1870-71, tali da mantenere inevitabilmente minacciata la pace in Europa per il recupero sia dell’Alsazia-Lorena che dell’orgoglio umiliato nel modo più vistoso oltreché concreto con la proclamazione dell’Impero tedesco a Versailles e il successivo trattato di Francoforte.

Cavalchini
Guidobono Cavalchini

Guidobono Cavalchini ha ricordato che anche se Roma è stata conquistata nel 1870 per effetto delle truppe francesi impegnate nel conflitto con la Germania, nessuno credeva che il trasferimento della capitale del Regno a Firenze sarebbe stato definitivo, nonostante la Convenzione di Parigi del 1864 tra l’Italia e la Francia per cui questo trasferimento avveniva per continuare a riconoscere il potere temporale del Papa nella regione dello Stato Pontificio rimastagli. Allora tuttavia al Regno interessava di più avere il Veneto, donde nel 1866 il trattato d’alleanza contro l’Austria firmato a Berlino con la Prussia, interessata al suo predominio negli Stati sia a nord con lo Schleswig-Holstein che a sud-est: Sassonia, Baviera e le altre regioni limitrofe. E donde la III Guerra d’indipendenza, con l’Italia sconfitta a Custoza e nella battaglia navale di Lissa, ma che dopo la vittoria di Sadowa dei prussiani ottiene il Veneto in quanto la Prussia e l’Austria accettano la mediazione di Napoleone III alla quale fanno seguito l’armistizio di Cormons e il trattato di pace di Vienna, dopo quello di Praga tra la Prussia e l’Austria. L’”obbedisco” di cessare le ostilità di Garibaldi a Bezzecca rinvierà le aspirazioni del Tirolo.

I risultati della guerra del 1866 sono dovuti alla neutralità oltreché dell’Inghilterra e della Russia, della Francia che però continua a sostenere l’Italia, come viene confermato nel 1865 a Nigra a Parigi, dove lo stesso Bismarck in occasione degli incontri lì e prima a Biarritz con Napoleone III gli dichiara l’imminente intenzione del conflitto. E a Nigra nel 1866, nell’imminenza dell’accordo di Berlino, è ulteriormente confermato l’interesse di Napoleone III non solo per l’Italia ma anche, in cambio della neutralità, per un’ipotetica espansione della Francia nel sudovest fino al Reno o al Belgio (indipendente dal 1830 dall’Olanda, alla quale era stato assegnato sottraendolo alla Francia nel 1815 al Congresso di Vienna, che così neanche lì aveva tenuto conto della predominanza dei principi nazionalistici su quelli dinastici in Europa).

A Nigra nel 1866 è inoltre comunicata da Napoleone III la proposta dell’Austria di neutralità dell’Italia in cambio del Veneto, ma anch’egli è sfavorevole all’accettazione in quanto più aleatoria dell’alleanza con la Prussia.

A Nigra infine, dopo la guerra, è assegnato il compito di seguire le trattative di cessione dall’Austria alla Francia del Veneto per la sua assegnazione all’Italia: questa prevede nel periodo intermedio un commissario francese, al quale Nigra s’oppone ma fa da immagine a Napoleone III di fronte all’opinione pubblica in un periodo di calo dei consensi, finché dopo l’assegnazione e il plebiscito del Veneto a favore dell’Italia Vittorio Emanuele II entra nel Canal Grande.
La permanenza di Nigra fino a oltre la caduta di Napoleone III a Parigi, mentre da una parte conferma il principio che i rapporti diplomatici sono più tra gli Stati che tra i governi nell’interesse permanente delle reciproche relazioni, dall’altra conferma che quanto più questo lavoro è di successo tanto più suscita invidie e gelosie. Queste infatti si manifestano con le accuse d’essere stato troppo cavouriano, o troppo bonapartistico, o massonico, o incapace di gestire l’unificazione amministrativa del Sud nel breve periodo del 1861 alla quale era stato assegnato, ma le successive nomine come Ambasciatore nel 1876 a San Pietroburgo, nel 1882 a Londra e nel 1885 a Vienna, perdipiù con i conti in sospeso con l’Austria, provano ancora una volta il riconoscimento più del funzionario che dei legami della persona. Anche perciò è stato opportuno il suo rifiuto d’accettare nel 1885 e 1887 la carica di Ministro degli Esteri, e anche perciò oltreché per la sua cultura la sua nomina nel 1890 a Senatore è stata più opportuna per lo Stato o il Regno che per i suoi ultimi anni.

La commemorazione fatta dai suoi successori Luigi Guidobono Cavalchini insieme a tanti altri piemontesi come lui e Teresa Castaldo insieme agli accademici italiani e francesi con i quali sviluppa ulteriormente i rapporti tra l’Italia e la Francia non può dunque che onorare ancora di più quell’esempio di funzionario nella storia dell’Europa al di sopra delle contingenze politiche.

Lodovico Luciolli


INCONTRO DI STUDI SULLA FIGURA DI COSTANTINO NIGRA.

Data: 18/04/2018

Dopo i saluti di benvenuto dell’Ambasciatrice Teresa Castaldo, sono inervenuti Gille Pécout, rettore de l’Academie de Paris, Roberto Favero, presidente dell’Associazione Costantino Nigra, il Conte Costantino Nigra, Georges Virlogeux, dell’Univeristà Aix-Marseille, Pierangelo Gentile, Direttore della fondazione Cavour, Edoardo Greppi, Professore ordinario dell’Università di Torino, Luigi Guidobono Cavalchini, ex Ambasciatore d’Italia a Parigi.

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