Concert Pippo Pollina : Versi per la libertà au Café de la Danse

Samedi 3 novembre, à 20h, nous aurons tous le plaisir de pouvoir retrouver ou découvrir enfin Pippo Pollina, auteur-compositeur interprète d’origine sicilienne, qui nous fera partager son univers musical poétique et engagé, au Café de la Danse, au cours d’un concert unique. Il a côtoyé de grands artistes tels que Georges Moustaki et Léo Ferré et sa trajectoire particulièrement intéressante l’a porté à collaborer avec des musiciens et chansonniers de cultures variées.

Pippo Pollina vit à Zürich , il est adulé en Allemagne. Cet artiste n’arrête pas de surprendre avec son inlassable activité en live. En 30 ans de carrière, il a enregistré plus de 20 albums et donné plus de 2 000 concerts en Europe et aux Etats-Unis. Nous l’apprécions beaucoup et avons déjà publié plusieurs articles ou interviews de lui sur Altritaliani (https://altritaliani.net/?s=pippo+pollina).

Après sa tournée européenne en 2017 autour de l’album « Il sole che verrà », il fera à nouveau escale à Paris pour présenter son dernier spectacle: « Versi per la libertà », accompagné par trois chanteuses siciliennes de talent. Au programme de ce concert, les chansons de son actuel album et les plus beaux titres de ses 30 ans de carrière, des morceaux en sicilien et bien sûr sa version de Bella Ciao, la chanson symbole des partisans italiens qui ont combattu les fascistes et les nazis, devenue un véritable hymne international de liberté.

Belle nouvelle, nous apprenons qu’avant Paris il sera le 20 octobre l’hôte spécial du fameux Prix Tenco au Festival de San Remo. Le voilà, lui, l’artiste migrant, plus célèbre à l’étranger qu’en Italie, enfin justement reconnu dans son propre pays. Accompagné de sa guitare, du piano, il n’a jamais cessé depuis qu’il a quitté sa Sicile natale dans les années ‘70 de chanter la vie et d’exprimer dans ses albums et concerts, avec douceur, poésie, parfois rage, l’amour qu’il éprouve pour sa terre, de se positionner aux côtés de qui défie la mafia, combat le racisme et œuvre pour plus de liberté, justice et solidarité.

Distribution du Tour Européen « Versi per la libertà » :
PIPPO POLLINA : voix, guitare, piano
ADRIANA PRESTIGIACOMO: voix
ROBERTA PRESTIGIACOMO: voix
CLAUDIA SALA: voix

En première partie, DES ASTRES présentera son album «Rendez-vous en airs… inconnus!». Ce sont des textes, des instantanés de vie bien troussés, visuels et cinématographiques, servis par une musique aussi variée qu’éclectique, passant du « reggae soft » à la valse lente, le tout électrisé par des accents rock. D’origine franco-italienne il reprend également des standards italiens.
RAPPHAËL MORAINE guitare – harmonica – percussions
BENJAMIN CHABERT basse

INFOS ET BILLETERIE POUR RÉSERVER DÈS MAINTENANT :
Prix 30€
http://www.cafedeladanse.com/pippo-pollina/
(et également Digitick – FNAC)

Café de la Danse
5 passage Louis-Philippe, 75011 Paris (métro Bastille)

***

EN SAVOIR +

Lien à la page en français du site web de Pippo Pollina Avec aussi: Présentation du concert – Biographie et discographie
Lien à la page TOUR ‘Versi per la libertà’ du site web de Pippo Pollina
Événement Facebook du concert du 3 novembre
Page facebook de Pippo Pollina (pollinaofficial)

et ci-dessous un article publié le 15 octobre sur « Il Fatto Quotidiano » de la plume de Nando dalla Chiesa, fils du général Carlo Alberto tué par la mafia (et pas seulement), sociologue, professeur d’université et homme politique très engagé pour la légalité et à la justice. Il s’agit d’un beau portrait de Pippo Pollina, qui paraît à l’occasion de sa participation  samedi 20 octobre au célèbre Premio Tenco. Le texte étant difficile à lire l’écran, nous le reproduisons ci-après.

La chitarra di Pollina al Tenco, finalmente l’Italia si accorge di lui

Non ci potevo credere: Pippo al Tenco. Pippo Pollina porterà la sua canzone nel luogo che è diventato negli anni simbolo di intelligenza e ricerca musicale. Quando l’ho detto con fare distratto a un gruppo di giovani che lavorano con me, mi hanno chiesto chi fosse. E questo mi ha ridato il senso antico di un’ingiustizia, ma mi ha anche reso più felice per questo riconoscimento. Perché Pippo è un prodigioso menestrello, che bisogna ascoltare e poi conoscere di persona. Dopo è impossibile dimenticarlo.

MI ACCADDE di incontrarlo circa vent’anni fa a Roma, quartiere Testaccio, in un locale che si chiamava Akab, dove venni portato da alcuni ex redattori de I Siciliani, la rivista piantata nella nostra memoria dal genio insanguinato di Pippo Fava. Il Pippo ragazzo era andato da Palermo a cercare il Pippo sessantenne impegnato nella sua lotta mortale contro la mafia catanese. Gli aveva offerto militanza giovanile per la distribuzione del mensile. A Ciaculli un giorno gli avevano anche bucato le ruote dell’auto. Le cose della Sicilia anni Ottanta promettevano orizzonti foschi. E lui con in tasca a malapena i soldi del viaggio (che gli rubarono nel sonno) partì in treno alla volta della Svizzera. Con la chitarra accanto.
Esperienza musicale di un certo rilievo se l’era fatta con il gruppo storico degli Agricantus.
Girovagò per mezza Europa. Finché arrivò a Zurigo, dove conobbe Cristina. Nella capitale svizzera si arrangiava suonando alle fermate della metropolitana. Cantava pure Gino Paoli e Jacques Brel (“non trascinano? Ma io volevo essere libero di suonare quel che piaceva a me”).

Dopo averlo visto e sentito, una ragazza lo segnalò a un teatro, che lo ingaggiò. Poi arrivarono i concerti (una volta anche con il mostro sacro Georges Moustaki), e il successo.
In Svizzera e in Germania, specie dopo la caduta del Muro.
Ma questo me lo raccontò lui quella sera davanti a una birra bionda. Impossibile non passare due ore con lui dopo averlo sentito cantare. Non più di duecento spettatori, forse meno, ma era stato un ciclone, furente e a tratti delicato. Mi aveva ammaliato una canzone, che poi avrei voluto ascoltare più volte, Signore, da qui si domina la valle. Tastiera, chitarra, e una voce esplosiva in un fisico minuto. Alla fine pronosticai per lui, ancora molto giovane, una grande carriera. Non aveva più vent’anni ma le carriere vere sono lunghe e faticose, pensavo. E invece niente. Sono passati anni e l’Italia che lui rimpiange (la Sicilia nel cuore sopra ogni altra cosa) sembra non volersi accorgere di questo artista che impasta poesia e politica con naturalezza. Lo invitai nel 2004 al Mantova Musica Festival, schierato con spirito ribelle contro il festival di Sanremo, dato in direzione a Tony Renis. Lui venne entusiasta, neanche due minuti di telefonata e fu alleato nella sfida. Vinse il premio del pubblico, ricevendo gli applausi di una platea emozionata. È fatta, pensai, ora non possono più ignorarlo. E invece continuarono.
Ha tenuto concerti in tante città italiane, in qualcuna ricevendo onori appassionati, in qualche piazza mettendo insieme anche migliaia di persone. Fuochi locali. Come se un mondo che si apre generosamente, anche troppo, a volti nuovi e storie sghembe, avesse allestito verso di lui un reticolato invisibile.
A volte penso che forse è perché si chiama Pippo, nome congeniale al varietà ma non all’arte musicale, e lui quel nome non lo ha voluto rinnegare, essendo il compagno fedele di un’adolescenza carica di entusiasmi e di speranze.  Forse è perché è un po’ siciliano e un po’svizzero. Forse perché è un migrante, ma migrante a suo modo, non suscita solidarietà militanti né regala sonorità esotiche. Ora è arrivata la notizia che andrà a Sanremo al Tenco come ospite speciale, la serata finale, 20 di ottobre. Pippo non vuole parlare, non polemizza con nessuno, e questa è la ragione per cui in queste Storie non trovate una parola tra virgolette. Ma chi lo ha seguito da lontano, chi gli ha voluto bene per quella sua storia scomoda e generosa, non può non provare gioia. Come quando un giovane che merita vince un concorso, o un politico per bene diventa sindaco.
Io, ricordando la birra di vent’anni fa, faccio il tifo per lui. Andrà al Tenco, lui che cantava Luigi Tenco nelle metropolitane svizzere “per sentirmi libero”.
Ci andrà lui migrante, nell’edizione dedicata ai migranti. Il senso di giustizia passa, alla fine, anche da queste piccole cose.
NANDO DALLA CHIESA

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