C’era una volta il populismo.

D’accordo. L’inciucio (pardon, il governo) 5S-PD andava fatto. Per forza. Non è che si possa andare a votare ogni volta che i sondaggi lo rendono conveniente per qualcuno. (Nel caso specifico, la Lega. E la sorellina della Lega-vengo-anch’io-no- tu-no Giorgia Meloni). Sennò voteremmo una volta al mese. Francamente, troppo. E poi (vi ricordo) siamo in una repubblica parlamentare. Se c’è una maggioranza in parlamento, si governa e chiuso. A votare, ci si va a scadenza regolare. Come i pasti. Mangiare a orari irregolari fa malissimo, giusto? Votare, più o meno lo stesso.

Però ragazzi, nonostante ciò, devo confessarvi una cosa. In questi anni, leggendo (libri, giornali, le fesserie che scrivete, pardon scriviamo, sulle reti sociali) e mirando (interminati spazi, e sovrumani silenzi, e sovrumani commentatori) l’avevo capita così. C’era un nemico terribile. Il “populismo”. (Fin qua ci siamo, mi seguite). Malattia che consumava l’istituto della democrazia. Che metteva a rischio la libertà di tutti e in discussione i fondamenti stessi della civiltà. Le competenze. Il “sapere”. C’era l’orrore del parlamento aperto come una scatoletta di tonno, dei parlamentari non più «liberi da vincoli di mandato» come da Costituzione, ma “nostri dipendenti”. Il comico-guru nel suo eremo di Sant’Ilario che arringava le plebi dal pulpito elettronico del “blog”. E li aizzava sulle scie chimiche, i vaccini, le teorie del complotto. C’era tutto questo. Quel populismo tecnocratico (così sentivo dire) altro non era che il nuovo fascismo. 4.0.

Io a volte avanzavo qualche dubbio: ragazzi, dicevo, tirare in ballo il fascismo è fuori luogo, qui nessuno parla di abolire le libertà… «Zitto tu ! Non ti rendi conto del periodo! Della minaccia! Sei complice. Ora e sempre Resistenza». Mi ricordo, poi, il governo 5S-Lega. Con un professore universitario, tale Conte, considerato un utile idiota messo lì a fare da fantoccio (così leggevo). Ma complice delle infamie populiste del governo gialloverde. E via interviste ai giornali internazionali, parole tremanti di sdegno, Saviano che predica, gli amici in Francia preoccupati. «Morisiò je suis inquiet, qu’est-ce qu’il se passe en Italie?». Io dicevo, non esageriamo, certo qualche problema c’è ma non possiamo paragonare i 5S a certi movimenti di destra estrema… E i francesi, indispettiti dal non trovar conferma ai loro pre-giudizi, mi zittivano. «Mais non, Morisiò, les 5 étoiles, c’est le nouveau fascisme !». E insomma, su questa cosa c’era un largo consenso, una vasta convergenza. L’Italia era in balia del fascismo, della peste nera, dell’orrore, della distruzione del parlamento e dei partiti, dei « decreti sicurezza » incivili e indegni, delle riforme della giustizia illiberali e giustizialiste, degli attentati alla libertà di stampa (i giornalisti « puttane » secondo il temibile Dibba, alias Di Battista dei 5 Stelle; senza offesa né per i giornalisti né per le puttane, intendiamoci), di misure economiche folli, assistenzialistiche e insensate, come quota 100 (che secondo molti comprometteva l’avvenire stesso delle future generazioni) e il cosiddetto « reddito di cittadinanza » (assistenzialismo puro, elemosina invece di investimenti, una misura disastrosa e umiliante: questo si diceva).

Adesso, va bene l’inciucio, d’accordo. Un governicchio per evitare di stendere il tappeto rosso a Salvini e alla sua sorellina Meloni, benissimo. Ci mancherebbe. Però osservo questo. Si taglia il numero dei parlamentari, perché “così si risparmia”, in ossequio alla volontà degli alleati 5S. E già si parla di “multare” l’eletto che cambia casacca. Ma queste misure non erano un vile attacco alla democrazia ? D’incanto, non lo sono più. Anzi. Adesso qualche riforma ci vuole, proprio per farla funzionare meglio, la democrazia. Quota 100 la si continua almeno per un periodo di tre anni poi si vedrà, perché toglierla “porterebbe voti a Salvini”. Ma non era una misura folle, che comprometteva l’avvenire dei giovani ? No. Forse una parolina ci è scappata, ma a rifletterci meglio, in quella riforma c’era del buono. Non è che si possa tenere la gente inchiodata al lavoro per sempre. Il (cosiddetto) reddito di cittadinanza lo si vuole rafforzare. Ma non era una mostruosità assistenzialistica ? No, in realtà a guardarlo meglio assomigliava molto alle misure del governo Gentiloni sul reddito di inclusione e poi ragazzi, dare una mano a chi ne ha bisogno è necessario. I decreti sicurezza segno inequivocabile di nuovo fascismo sono ancora lì. Eh, non è che si possa fare tutto, ci vuole tempo. Occorre procedere con prudenza. E poi Pasolini stava con i poliziotti, no ? E allora. Il ministro della giustizia-giustizialista a 5 stelle è lo stesso di prima e non gliene frega niente a nessuno. (Figuriamoci se frega qualcosa a qualcuno delle condizioni dei carcerati o di chi si trova impelagato per anni e anni in processi da cui esce assolto. Bazzeccole in confronto agli accordi sulle nomine dei vice-aiuto-sotto segretari).

Il presidente del Consiglio, un tempo fantoccio imbelle nelle mani dei nuovi fascisti, è diventato un nuovo Prodi per d’Alema (anche se non credo che in bocca a d’Alema sia un gran complimento) e un neo-Moro per Scalfari. Un moderato, un uomo di buon senso. Forse uno statista. Insomma, noi progressisti, democratici, noi «Italia migliore» avremo un sacco di difetti, come tutti. Però l’elasticità mentale che abbiamo noi, eh sinceramente, teme pochi confronti. E poi abbiamo una specie di potere magico: le stesse cose, che fatte da altri erano mostruosità fasciste, fatte da noi diventano buone e giuste. Un miracolo. E il più grande di tutti i miracoli è questo: il populismo, che tanta compagnia ci ha tenuto in questi anni, d’incanto non c’è più. Sparito.

Maurizio Puppo

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