Arriva l’insultometro, lo strumento della società “in-civile”.

Secondo un’inchiesta di un noto sociologo, Ilvo Diamanti, pubblicata pochi giorni fa, in Italia “oltre il 30 per cento ritiene che si possa (convenga?) rinunciare alla democrazia rappresentativa”. Tutto sommato io (per riflesso puramente difensivo) preferirei fermarmi lì, e non sapere con cosa, quello stesso 30%, ritenga si possa (o convenga) sostituirla. Ma poi anch’io capisco che sarebbe sbagliato arroccarsi.

Credetemi, sarebbe un errore fatale non interrogarsi su questi segni di crisi, di grossa crisi delle istituzioni democratiche, su questa difficoltà della politica di rappresentare le dinamiche e le aspirazioni della cosiddetta società civile (o in-civile, dipende dai punti di vista). E allora mi sembra giusto e doveroso non solo accogliere questo segnale, intendere questo grido di dolore, ma anche proporre qualche soluzione alternativa all’ormai logora democrazia rappresentativa.

Nel seguito, ecco le mie proposte:

– 1) Gara di insulti su Internet. Viene adottata la soluzione proposta da chi insulta più ferocemente gli altri, da chi vomita più odio e disprezzo. Un apposito modernissimo strumento (insultometro) consentirà di classificare automaticamente il livello di ferocia e di irragionevolezza degli insulti degli utenti.

– 2) Sorteggio. Tutte le proposte, anche le fesserie più clamorose e madornali, anche quelle provenienti da persone manifestamente incompetenti sull’argomento specifico, vengono prese in considerazione e inserite nell’apposito bussolotto. Coloro la cui proposta non viene estratta acquisiscono – quale premio di consolazione – il diritto di insultare selvaggiamente i vincitori, dicendo che “non a caso”, che “chissà come mai” la loro proposta, che “dava fastidio”, che era “contro i poteri forti” è stata scartata in modo truffaldino.

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Così tutti sono contenti: chi vince lo è perché ha vinto, chi ha perso lo è ancora di più perché ha argomenti per gridare liberamente al complotto, al furto e alla truffa.

– 3) Decide tutto un “leader” rigorosamente non eletto (eh, per forza, sennò si ricadrebbe subito nella truffa dell’odiosa democrazia rappresentativa), possibilmente un personaggio televisivo, ricchissimo e urlante. Gli altri applaudono.

Maurizio Puppo

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