Mi piace votare. E’ come fare l’amore!

Per me (italiano in Francia) oggi è già il 4 marzo. Giornata di elezioni. Le schede sono arrivate: una croce (anzi due) e via. A me piace votare. Voterei tutti i giorni. Anche più volte al giorno. È come far l’amore. Insomma, non proprio ma quasi. Vabbè ok, far l’amore è meglio. Ma anche votare non è male. Non capisco chi dice « uffa, non so per chi votare, tanto sono tutti uguali ». Mi sembrano quelli che al ristorante non sanno mai cosa prendere. Io prenderei tutto. Poi certo: conta anche con chi lo fai, l’amore; a chi lo dai, il voto. Ognuno riconosce i suoi (dice il poeta) e io so quel che cerco: un po’ di libertà e di giustizia.

Un po’ di libertà (sui quaderni di scolaro scrivo il tuo nome). Non voglio uno stato che pensi a tutto, magari a fin di bene, che decida come devo vivere, amare, scopare, sognare, morire. Ridere. E un po’ di giustizia: che non c’è. Nasci ricco o povero, e facilmente lo resti tutta la vita, ricco o povero. Resti quel che sei. Per destino sociale. I sociologi dicono: la riproduzione delle élites. (O delle non-élites). Io dico: se ti va di culo, nasci nel perimetro di quelli che studiano, viaggiano, fanno bei lavori, “guarda, mi interesserebbe molto occuparmi di relazioni internazionali”. Se ti va di sfiga, tutto questo manco sai che esiste. E magari ti ritrovi a credere che il mondo si divida tra chi è in televisione (bello ricco sorridente) e chi la guarda, la televisione. E che in mezzo non ci sia niente. E questo, potete girarvela come volete, non è giusto.

voto-a12c0.png

Lo stato, lo vorrei presente il meno possibile nelle vite degli individui, e invece attentissimo sui suoi compiti: ridurre, quanto più possibile, la disparità delle condizioni di partenza; aiutare chi ha bisogno a rimettersi in piedi; assicurare e difendere il rispetto del diritto (l’innocenza fino a prova contraria, il governo della legge e non l’arbitrio, le condizioni di vita giuste e dignitose in carcere). Se fa questo, lo stato ha fatto tutto; e che ognuno trovi da sé la sua strada (inferno o cielo, che importa).

Quel che invece non cerco è l’utopia di un mondo perfetto, del paradiso in cielo o in terra, che non riesco a non pensare come un incubo concentrazionario. (In un mondo perfetto io sarei alla macchia. A capo della rivolta). E non cerco nemmeno le regalie del tipo soldi a tutti senza lavorare, pensioni dieci anni prima, todos caballeros, via tutte le tasse, diamo tutto a tutti, che mi fanno ridere o piangere (a seconda dei giorni). Preferisco un mondo, e un partito, dove ci sia gente normale, non dei santini da venerare. Dove possibilmente ci sia qualcuno meglio di me (così almeno imparo qualcosa) e qualcuno un po’ peggio (così mi rassicuro). Ma soprattutto: in cui ci sia spazio e possibilità di fare qualcosa di concreto per libertà e giustizia.

Cinque anni fa, 2013, periodo delle ultime elezioni, sentivo dire “i partiti fanno schifo, i politici gentaglia”. Questa cosa non mi è piaciuta. Ci ho visto quell’Italia che si autoassolve e cerca sempre un colpevole: i politici, l’allenatore della nazionale di calcio, gli immigrati, i vicini. Benissimo criticare i politici (il potere va sempre criticato, incalzato. E il potere un po’ di dovere di esemplarità ce lo dovrebbe avere. Siamo d’accordo). Ma la critica non deve servire da autoassoluzione collettiva (si evade il fisco, si mette il macchinone in doppia o terza fila, si passa davanti agli altri invece di mettersi in coda, si cerca la raccomandazione per il posticino, e la colpa sarebbe dei politici? O degli immigrati? O di chi vi sta sulle scatole? Ma fatemi il piacere). Allora mi sono avvicinato ai partiti tanto criticati.

Sono andato a vedere l’effetto che fa, al circolo PD di Parigi. È stato bellissimo. Ho conosciuto gente interessante e in gamba. Ci ho visto di tutto. Socialdemocratici, sindacalisti, marxisti gramsciani (far finta di essere sani), cattolici più a sinistra di me (ci vuol poco, direte voi), i famosi cattocomunisti (esistono davvero! Non sono animali mitologici), ragazze intelligentissime e bellissime da perderci un secolo in più (come per le passanti di Brassens e poi di de André), casinisti, dottori in tutto (o in niente; come il vecchio Guy Debord) e infine “aspiranti-libertari-liberalsocialisti-che-non-sanno-bene-nemmeno-loro-da-che-parte-sono-girati” come me.

Abbiamo discusso e riso e litigato per ritrovarci poi. La vita insomma. Il tempo è fuggito (irreparabile) e ora si vota di nuovo. La coperta è gelata e l’estate è finita, con essa la legislatura. Nel passato recente, nel bilancio recente del PD che bene o male in questi anni ha governato, vedo cose buone e meno. Sono contento del bio-testamento, libertà di morire (quindi di vivere) meglio; di unioni civili e divorzio breve (stare assieme se si vuole o non starci più) ; della legge contro il caporalato (che ha reso più difficile l’ignobile sfruttamento della miseria altrui) e di quella sul reato di tortura. Peccato non essere riusciti a fare lo ius soli. Ci siamo andati vicinissimi. Io ho fatto lo sciopero della fame: per lo ius soli non è servito a niente – forse per la linea? Poi ci sono cose controverse. La riforma del lavoro, odiatissima a sinistra per avere infranto il totem (non dirò tabù) dell’articolo 18, incensatissima dall’ala “liberal” come il solo modo per andare verso contratti a tempo indeterminato (in realtà non mi sembra abbia prodotto sconquassi, né in un senso né nell’altro); la riforma della scuola, odiatissima da molti insegnanti (non ho titolo per giudicare. Mi colpisce però il fatto che tutte le riforme sulla scuola suscitino sempre la stessa reazione).

Altre riforme non sono arrivate in fondo. Come quella costituzionale (che a me, nel complesso, piaceva), bocciata sonoramente dal voto popolare (quindi inutile tornarci sopra), secondo me soprattutto a causa di una gestione politicamente sconclusionata (se Renzi dice “se perdiamo il referendum me ne vado, è chiaro che quelli a cui non sta simpatico gli votano contro indipendentemente dalla riforma). Poi, ci sono cose che non mi piacciono. Di Renzi apprezzo energia e chiarezza nell’indicare obiettivi concreti e comprensibili. A volte condivisibili, a volte no. Non mi piace la sua attitudine a circondarsi di fedelissimi che dicono sempre di sì, anche quando sbagli o dici il contrario di quello che avevi appena detto: è pericolosissimo.

esterovotare.jpg

La riedizione del “contrordine compagni” in salsa liberal. Non mi piace la visione aziendalista, le “slides”, l’inglesorum a sproposito (in un documento sulla “valorizzazione della lingua italiana all’estero” ho trovato cose come: timeline, meeting, schedule). Folkloristiche le misure una tantum tipo i soldi regalati ai diciottenni (anche a figli di papà che proprio non ne hanno bisogno. Errore). Resto perplesso e mi allarmo, come tanti, di fronte a certi incroci spregiudicati e spericolati tra politica e affari. E proprio non mi piace la legge elettorale (il “Rosatellum”), fatta non solo ma certamente anche dal PD (cervellotica, stralunata).

Insomma, in questi anni ci sono state tante cose, non tutte belle e non tutte sante e ora per me (italiano in Francia) è già il 4 marzo, e ve l’ho detto, mi piace votare. Quindi ne approfitto. E ne approfitto anche per dire che sarebbe bene smetterla di dividere il mondo in buoni e cattivi, furbi e scemi. In democrazia bisogna rispettare le scelte diverse dalla propria. Io non credo che l’Italia (come si sente dire) corra il pericolo di un “nuovo fascismo”. Credo che in Italia ci siano sì, tracce di “fascismo” (non nel senso storico, ma nel senso di chiusura, paura, tentazioni autoritarie) un po’ dappertutto.
Ma richiamare a votare per difendersi dal pericolo “fascista”, mi sembra solo una retorica a cui si ricorre (a sinistra) quando si è in difficoltà. Qualcuno dice che è fascista il centrodestra a trazione leghista; e che sarebbero fascisti (a modo loro – per eccesso di qualunquismo) anche i penta-stellati. E via via, secondo certi sarebbe un po’ fascista pure Minniti (sbagliato: Minniti viene da una tradizione comunista che in fatto di modi spicci e autoritari non ha da invidiare niente a nessuno) e persino Renzi che si è beccato una botta di fascista da qualcuno di Potere al Popolo (sbagliato: Renzi è un furbissimo democristiano 2.0).

Insomma, fatevi due conti: se davvero è così, se son tutti fascisti tranne noi due (io che scrivo e te che leggi) allora è giusto che governino loro, i fascisti, santissimo Dio! Scemenze. Pensiamo invece a scegliere, votare, amare, vivere.

A me piace molto votare e voterò, liberamente, criticamente e direi laicamente, per il Partito Democratico. Dove ci sono cose che mi piacciono e altre no. Ma dove credo ci sia un po’ di spazio concreto, per fare qualcosa. Sui diritti civili, sulle politiche sociali, sull’apertura al mondo, su un progetto aperto e solidale, ma non paternalistico, sull’immigrazione, su un progetto di vera e più profonda integrazione europea (l’Europa delle patrie, delle matrie). Ci sarà da battersi, da litigare, da andare per le discese ardite e le risalite, ma secondo me lo spazio c’è. (E se ci sono altri spazi altrove, a me fa piacere. Vuol dire che li troveremo assieme. Che lavoreremo assieme).

Maurizio Puppo

1 COMMENTAIRE

  1. un articolo molto interessante!
    Gentile autore, ho letto e riletto con interesse il Suo articolo e in ogni lettura ho avuto la ferma certezza di leggere righe cariche di una apprezzabile saggezza laica oltre che di un raffinato gusto narrativo piacevole.Con le mie povere parole volevo farLe complimenti vivissimi e concordo pienamente con Lei sull’importanza di dover votare:-)

LAISSER UN COMMENTAIRE

Please enter your comment!
Please enter your name here