Bianca Silvestri e « L’odore del mosto », il suo ultimo romanzo

La scrittrice Bianca Silvestri, abbiamo avuto il piacere d’incontrarla di recente a Parigi. Una personalità ricca ed intensa, di grande umanità e sensibilità. Ritorna con il suo ultimo romanzo ‘L’odore del mosto‘ (edizioni San Giorgio – 2019): diario intimo e personale della protagonista, ma anche narrazione storica della sua Genzano di Roma e dell’Italia tutta dal 1870 al 1940. Bianca Silvestri dalla storia intima della sua famiglia ricostruisce il grande passaggio storico dallo Stato Pontificio al Regno d’Italia. La piccola Genzano si fa specchio della più vasta Italia.

***

L’odore del mosto di Bianca Silvestri – San Giorgio Edizioni, 2019 – Uscito il 15/12/2019 – 13€ – pagine 180

“Cambiava l’aspetto del paese, cambiavano le mentalità, i comportamenti delle persone, l’unica costante era l’odore del mosto che si diffondeva dopo la vendemmia”.

C’era una volta una nonna distante e silenziosa, nata a Genzano di Roma nel 1881. Lo stesso giorno, ma nel 1941 nasceva Bianca Silvestri, sua nipote, che giovane e piena di sogni poco si occupava delle storie delle nonne. Molti anni dopo la nonna ritorna alla memoria di Bianca e da silenziosa e distante che era si fa insistente, vuole parlare e raccontare.

Bianca più che scrittrice si definisce cantastorie, da ragazza ammirava i suoi compagni di classe dotati di abilità di scrittura. Lei voleva scrivere ma non se ne sentiva capace, era convinta Bianca che per scrivere bisogna aver vissuto, e a dire il vero, lo diceva anche Hemingway, che di guerre e di vite ne ha vissute tante.
Allora Bianca parte per la sua vita, la vive intensamente, lascia Genzano, parte lontano, in Sud America, in Francia, dove ha vissuto per 13 anni a Parigi, poi di nuovo in Italia e ancora in Uruguay, risalendo il Lazio, la Toscana, il Veneto. Si cerca e si costruisce.
Partecipa ai movimenti femministi, in particolare al Gruppo della Maddalenta, dove incontra Dacia Maraini, altri scrittori e intellettuali, organizza spettacoli, partecipa a gruppi di autocoscienza, perché più della scrittura o narrazione del femminismo, nel femminismo importante era interrogarsi sui nuovi valori da costruire e quali abbandonare.

Vivendo vivendo, Bianca arriva ai 50 anni ed inizia a scrivere. Un giorno per puro caso incontra un amico, perso da tanto tempo, e lo ritrova quando nel cassetto stava in attesa il suo primo romanzo. Aldo dunque dalle pieghe della memoria si materializza, Aldo è la chiave di volta, perché l’amico ritrovato, lavora per una casa editrice e così Bianca ha l’occasione di pubblicare il suo primo romanzo, ‘Fermata a Little Venice‘, era il 1997.
Seguiranno i racconti ‘Vento di Sabbia’, che erano già voci di nonne che raccontavano il loro essere donne madri e nonne. E sono ancora donne che si raccontano in molte lingue confuse e con varia coscienza di sé nei racconti Incontri‘ del 2007, uscito in francese con il titolo ‘Rencontres‘: donne immigrate e residenti nel quartiere periferico di Montreuil, dove Bianca Silvestri ha vissuto durante la sua permanenza a Parigi.

Nel 2014 è la volta di ‘Io e lo straniero‘, romanzo sulla straordinaria vita di una donna del ‘700 vissuta in Francia. Attualmente il romanzo è in via di traduzione in francese.
L’ultimo mate‘ è del 2018, romanzo su tre donne uruguayane nel periodo della dittatura militare e l’arrivo di europei per la costruzione della prima diga binazionale dell’America Latina.
Nel 2019 le nonne ritornano, queste donne lontane che sono passato, storia antica ora bussano alla porta della memoria. Un lungo tragitto quello di Bianca Silvestri: vivere e raccontar le storie altrui, farle proprie, lasciare che i personaggi vengano a lei, lasciare che parlino e raccontarli. Ora che la scrittura si è fatta naturale, che la vita ha insegnato i codici di lettura per comprendere e narrare il mondo, ecco che ora la nonna di Bianca torna.

“Le immagini della mia vita passata scorrono davanti ai miei occhi. Ritrovo sensazioni, emozioni, dolori che credevo dimenticati. È come vivere un’altra vita”.

Bianca Silvestri inizia dunque ad indagare sulle origini della sua famiglia. La narrazione si fa storica, entra nella Biblioteca vaticana e dagli archivi ricostruisce il filo che lega i personaggi della sua famiglia a quelli più vasti del grande passaggio storico dallo Stato Pontificio al Regno d’Italia. La piccola Genzano si fa specchio della più vasta Italia. La nonna sebbene di famiglia borghese s’innamora di un semplice bracciante, questo loro amore è ovviamente contrastato, ma tale contrasto non le impedisce di sposarsi e di dare il via alla sua vita di contadina in una Genzano che è terra di viti. L’odore del mosto invade la sua vita, le strade della città, le campagne intorno, inebriando di entusiasmo la vita di questi due giovani, come primizia di vendemmia, inizio di ogni cosa. E quando tutto prende slancio ecco arrivare la Grande Guerra ad interrompere sogni e progetti. Bello e ben inquadrato è il personaggio del nonno, anima universale di quella generazione chiamata al massacro nei suoi anni più giovani. Ben narrato è il dramma di questo giovane costretto a lasciare casa e famiglia per la guerra. Morirà nel 1917 in un ospedale militare. La nonna Silvestri si ritrova sola con due figli e con la determinazione caparbia che la vede figlia fedele della sua Genzano, città costruita su una terra vulcanica, soggetta a catastrofi e continui cambiamenti, capace di continui adattamenti, così anche lei saprà riaversi dalle avversità e si darà al commercio di sapone e lisciva e poi insieme ai suoi figli costruire nel periodo tra le due guerre quella che ancora oggi è la Ditta Silvestri dedita al commercio di vini.
La scrittrice stessa racconta : quando ero giovinetta l’odore del mosto si sentiva in ogni strada perché c’erano le cantine. Ormai per le strade di Genzano non si sente più tale odore e quindi è un libro di ricordi”.
L’odore del mosto’ è infatti una sorta di diario intimo e personale della protagonista, ma anche la narrazione storica della Genzano e dell’Italia tutta dal 1870 al 1940.

*

In realtà tutto il lavoro di Bianca Silvestri è un continuo ricostruire la memoria, recuperare ricordi e metterli in forma sulle pagine di racconti e romanzi, colmando i vuoti della memoria stessa con la creazione letteraria. Una sorta di resistenza silenziosa contro la smemoratezza dei tempi attuale, una ricostruzione attenta e sensibile contro la scervellata superficialità di un mondo fatto di immagini che corrono rapide senza lasciare segno.

Bianca Silvestri in un incontro al Liceo Pescara il 16 dicembre 2016.

Soprattutto Bianca Silvestri ha impostato tutta la sua carriera letteraria a tentare di dar voce alle donne, dando loro spessore e dignità, inquadrandole ogni volta nel loro contesto storico e sociale, raccontando quanto proprio quel contesto storico e sociale renda difficile, ancora oggi, a molte donne costruirsi un ruolo nella società, vivere in coerenza con loro stesse, senza soccombere ai ruoli che la società ha costruito per loro. Non è infatti un caso se oggi la Compagnia teatrale Octogone, di cui Bianca Silvestri è presidente, dia alle scene “Comment écrire une (auto)biographie à succès, accessoirement on causera féminisme” (n.d.r. Info pratiche in fondo alla pagina).
Si tratta di una ‘conferenza teatrale’ scritta e interpretata da Maria Cristina Mastrangeli, attrice e regista della compagnia Octogone e che nello spettacolo teatrale darà vita ad una ‘vera-falsa’ conferenza sulla scrittura biografica. Svilupperà l’argomento in 10 esempi: ognuno di questi esempi viene dalla storia di una delle fondatrici del Movimento di Liberazione della donna in Italia durante gli anni 70. Questo personaggio ideale si rivela essere sua madre.
Dopo molto aver raccontato e dato voce alle numerose donne incontrate e vissute da Bianca Silvestri, ci piace pensare che forse in questo spettacolo teatrale la scrittrice abbia trovato nella Mastrangeli l’alter ego capace di dar finalmente voce a Bianca stessa e alla sua battaglia per la memoria.

Carla Cristofoli

***

Comment écrire une (auto)biographie à succès,
accessoirement on causera féminisme
une conférence théâtrale décalée de Maria Cristina Mastrangeli

PROCHAINES DATES 2020 DU SPECTACLE
6, 7 et 8 février – 20h
dans la même soirée la conférence extra-ordinaire de Marion Paulin « Le cours du miracle »
Durée: 1h
TO – THÉÂTRE DE L’OPPRIMÉ
78/80 RUE DU CHAROLAIS 75012 PARIS
M L1 et 14 I RER A Gare de Lyon
Tarifs pour la soirée (deux conférences) plein 16 € / réduit 12 € étudiants, intermittents, professionnels du spectacle, – de 30 ans, + de 65 ans, demandeurs d’emploi /
Réservations ICI 

LAISSER UN COMMENTAIRE

Please enter your comment!
Please enter your name here

La modération des commentaires est activée. Votre commentaire peut prendre un certain temps avant d’apparaître.