In memoria di Gesualdo da Venosa, il Principe madrigalista del Cinquecento.

Si celebra quest’anno il quattrocentesimo anniversario della morte di Carlo Gesualdo, Principe di Venosa, il sommo madrigalista, una figura di altissimo spessore culturale, nonché personalità inquietante quanto esaltante. Ha scritto alcune tra le pagine più sublimi della storia della musica, ponendosi soprattutto come l’iniziatore del canto polifonico.

GESUALDO DA VENOSA NEL CUORE DI GRANDI CINEASTI

Carlo Gesualdo, noto come Gesualdo da Venosa (Venosa, 8 marzo 1566 – Gesualdo, 8 settembre 1613), è stato un compositore in particolare di musica polifonica, fu autore di madrigali e di musica sacra.

È considerato uno dei principali innovatori del linguaggio musicale, riconosciuto nel panorama musicale fra i massimi geni di ogni tempo. Furono suoi maestri di musica Pomponio Nenna, Stefano Felis, Scipione Stella ed altri eccellenti musicisti dell’epoca. Ebbe un grande peso sulla scena musicale a lui contemporanea e, a partire dal XX secolo, ispirò, oltre ad alcuni compositori moderni, anche la realizzazione di romanzi e drammi musicali.

Accanto alla sua carriera artistica, Gesualdo si procurò anche la triste fama di assassino, per aver ucciso la sua prima moglie Maria d’Avalos, insieme al suo amante Fabrizio Carafa. Una esistenza agitata e di forte impatto emotivo.

Dell’eccelso madrigalista del Cinquecento, alcuni grandi cineasti hanno cercato di carpire i meandri di una esistenza artistica ed umana di grande interesse narrativo. Bernardo Bertolucci ha sempre tenuto nel cassetto l’idea di girare le vicende tragiche del Principe di Venosa. Una figura che lo affascina da sempre e nella quale – sosteneva – intravede anche segni di presente.
Il film avrebbe avuto anche un titolo “Heaven and Hell” (Paradiso ed Inferno).

Con un documentario della televisione tedesca, Werner Herzog aveva trattato del madrigalista, autore di musiche a lui tanto care. Girò nel 1995 un film-documentario con la partecipazione della cantante Milva dal titolo “Gesualdo: Morte a cinque voci” in cui ripercorre i luoghi di origine.

« La musica – ci confidava – ha influenzato la maniera di fare cinema più di qualunque altra arte. Ma nelle arti figurative, le mie preferenze vanno per il tardo Medioevo. Ammiro la maniera di lavorare in quel periodo, da artigiani: avevano degli apprendisti, lavoravano in bottega. Prima di Michelangelo, ad esempio, gli scultori non si definivano artisti ma intagliatori”. E sui luoghi di origine del madrigalista, il regista tedesco dichiarava: “Non poteva che essersi ispirato dall’armonia di questi luoghi!”

Un regista come Herzog che ha girato mondi interi in mondi diversi, esplorando
etnie e personaggi. Come il mitico « Fitzcarraldo », che fa ascoltare Caruso agli indigeni dell’Amazzonia, o che esplora in profondità l’animo umano come in « Aguirre, furore di Dio » e la disperazione in “Nosferatu, il principe della notte”, tutti interpretati dal suo amico – alter ego Klaus Kinski, scomparso alcuni anni fa.

Armando Lostaglio

(N.d.r. Vogliamo anche ricordare qui la canzone che Franco Battiato dedico’ a Gesualdo da Venosa nell’album “L’ ombrello e la macchina da cucire”).

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Armando Lostaglio
ARMANDO LOSTAGLIO iscritto all'Ordine dei Giornalisti di Basilicata; fondatore del CineClub Vittorio De Sica - Cinit nel 1994 con oltre 150 iscritti; promotore di altri cinecircoli Cinit, e di mostre di cinema per scuole, carceri, centri anziani; autore di testi di cinema: Sequenze (La Nuova del Sud, 2006); Schermi Riflessi (EditricErmes, 2011); autore dei docufilm: Albe dentro l'imbrunire (2012); Il genio contro - Guy Debord e il cinema nell'avangardia (2013); La strada meno battura - a cavallo sulla Via Herculia (2014); Il cinema e il Blues (2016); Il cinema e il brigantaggio (2017). Collaboratore di riviste e giornali: La Nuova del Sud, e web Altritaliani (Parigi), Cabiria, Francavillainforma; Tg7 Basilicata.

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