Al di là del guado che oggi dobbiamo attraversare

Questa fase epocale che un nemico insidioso ci impone di vivere, potrebbe passare alla storia come un solco: si potrà parlare di un prima e di un dopo il coronavirus. Il 2020, il decennio del secolo che segna un solco col passato e, probabilmente, con il futuro. E tutto questo, ad una nazione come la nostra, dovrà imporre ulteriori riflessioni, rinnovate prese di coscienza, a partire dalla economia, dagli investimenti, dalla ricostruzione del tessuto sociale, dalle relazioni umane e quelle internazionali.

Si imporrà il principio dei consumi che debbano privilegiare prodotti nazionali, economie agricole a km.zero, industrie automotive di costruzione nazionale. Proprio questa, di secolare tradizione, oggi multinazionale, rimane una eccellenza nonostante le alterne vicende dei decenni scorsi (che l’era Marchionne ha rivitalizzato). Insomma, la classe politica potrebbe smettere ad esempio di sfoggiare macchinoni (e indirettamente pubblicizzare) marchi stranieri… E la martellante attività pubblicitaria (in tv) che in queste settimane apparirebbe persino inopportuna e stride molto con il clima di austerity imposta dalla clausura laica, che si auspica finisca prestissimo.

L’unica cosa da ripensare sarà capire e magari attuare quanto sia più sensibile l’andamento « lento » rispetto a quello veloce. Dopo questa esperienza ad esempio si ricoprirà (laddove si può) il piacere di stare insieme a tavola (limitando mense aziendali o turni lavorativi stressanti) e le corse e l’ansia per produrre sempre di più, anche il superfluo. Consumo e frenetico andamento da nevrosi collettiva. Chaplin ce ne rese conto con quel capolavoro decenni prima che tutto accadesse, che tutto ci divorasse, « Tempi moderni » (film del 1936).

Tempi moderni di Chaplin, senza pausa pranzo nell’industria

Ed ora siamo alle prese con una assurda pandemia, che fa rima con economia, ma anche con democrazia, e con ecologia, specie quella che si imporrà con maggior incidenza per salvare il pianeta, così vulnerabile, ma paradossalmente così resistente, al contrario della comunità umana che lo abita, così fragile, così impotente e scarsamente rieducata al sacrificio …

Sarà in grado questa di adeguarsi al nuovo mondo che si aprirà al di là del guado?

Scriveva John Keats: « Bellezza è verità, verità è bellezza, questo è tutto ciò che voi sapete sulla terra, è tutto ciò che avete bisogno di sapere « .

Armando Lostaglio

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Armando Lostaglio
ARMANDO LOSTAGLIO iscritto all'Ordine dei Giornalisti di Basilicata; fondatore del CineClub Vittorio De Sica - Cinit nel 1994 con oltre 150 iscritti; promotore di altri cinecircoli Cinit, e di mostre di cinema per scuole, carceri, centri anziani; autore di testi di cinema: Sequenze (La Nuova del Sud, 2006); Schermi Riflessi (EditricErmes, 2011); autore dei docufilm: Albe dentro l'imbrunire (2012); Il genio contro - Guy Debord e il cinema nell'avangardia (2013); La strada meno battura - a cavallo sulla Via Herculia (2014); Il cinema e il Blues (2016); Il cinema e il brigantaggio (2017). Collaboratore di riviste e giornali: La Nuova del Sud, e web Altritaliani (Parigi), Cabiria, Francavillainforma; Tg7 Basilicata.

1 COMMENTAIRE

  1. ( al SACRIFICIO è abituata la classe meno abbiente, perché lo vive da sempre, chi ha in mano il potere economico e gestisce i profitti, non conosce questa parola; per loro il SACRIFICIO è solo riduzione di utili e quindi riduzione delle briciole per chi vive stipendiato o con il proprio reddito da lavoro autonomo. I proprietari delle Multinazionali, i proprietari terrieri e immobiliari o gli speculatori non conoscono questa parola!)

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