Addio Gillo Dorfles. L’uomo che pensavamo fosse immortale.

Se ne è andato ieri, 2 marzo, un mese prima del compimento del 108° compleanno, Angelo Gillo Dorfles che ci faceva sognare e che sprigionava una grande simpatia. Aveva infatti un carattere gioviale e conservava una fresca memoria, doti tutte che gli hanno consentito di vivere eccezionalmente quasi due vite.

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Era nato infatti il 12 aprile del 1910 a Trieste da una famiglia di origine austriaca, trasferitasi a Gorizia. I suoi primi ricordi d’infanzia sono vivissimi, ma per noi appartengono ad un altro mondo passato di cui abbiamo sentito parlare: i colori di cui era pavesata Trieste con le bandiere gialle e nere fregiate con le aquile dell’impero austro-ungarico, la libreria antiquaria di via S. Nicolò tenuta dal mitico poeta Umberto Saba, la cui figlia Linuccia era sua cara amica, i Navigli che ricorda bellissimi di aver attraversato in barca in una Milano che allora era un borgo tranquillo e poi incontri con altre culture e personaggi storici di cui parla il suo ultimo libro, edito nel 2017 da Bompiani: Paesaggi e Personaggi. Svevo primo tra tutti e la famiglia Veneziani, dallo stesso puntualmente descritta al colmo della propria crisi, e che costituì l’argomento del primo articolo da lui scritto sul Corriere della Sera, richiestogli da Dino Buzzati. Poi ha collaborato col Corriere sempre persino alla “Lettura”.

L’ultima intervista l’ha rilasciata a febbraio. Ricordava Toscanini che si firmava Artù che accompagnò all’altare Lalla Gallignani nel giorno delle nozze con Gillo, mentre suo figlio Walter fu testimone di nozze, Montale e la Mosca, per cui si creò il gelo per incomprensioni e pettegolezzi.

Una vita la sua, come disse lo stesso Svevo, “o la si vive o la si scrive”, unica nel suo genere, ed egli preferì viverla con leggerezza e fantasia, al limite tra gioco d’azzardo ed impegno.

Si diede all’arte e fu pittore lui stesso, sempre per curiosità e diletto. Scrisse soprattutto decine di testi di estetica ed anche di critica letteraria. Ha raccontato il mondo dell’arte contemporanea, primo a trattare il fenomeno del kitsch in un libro originale e culto Il Kitsch. Antologia del cattivo gusto pubblicato nel 1968 ed a seguire i movimenti artistici e comunicativi.

Lo interessavano i fenomeni della comunicazione di massa, il design, la moda legata al gusto di ogni tempo. Ricordiamo L’arte con sentimento, edito da Medusa nel 2014, curato da Marco Meneguzzo.

Insomma era sempre più desideroso di vita ed accarezzava progetti sempre nuovi non solo come uomo, ma soprattutto intellettuale in grado di tenere in alta considerazione la vita e il sapere che aveva acquisito. Aveva frequentato la facoltà di medicina, allievo di Cesare Frugoni ed aveva conseguito la laurea e conosciuto i nuovi metodi praticati come l’elettrochoc, ma poi in fondo aveva preferito l’estetica, più amena e singolare.

Gillo ha insegnato presso le Università di Trieste, di Milano, di Cagliari ed ha avuto sempre testimonianze di affetto per la sua bravura, possiamo dire passione con cui s’è avvicinato all’arte, considerata la quintessènza della vita e l’attività da lui preferita. Negli ultimi anni nei musei si sono tenute antologiche dei suoi lavori pittorici e i riconoscimenti non si contano. Tra i più importanti una medaglia d’oro della Triennale di Milano, l’Ambrogino d’oro, il S. Giusto d’oro di Trieste, e così via, segni che, ad interpretarli, fanno pensare che i contemporanei, se avessero potuto, lo avrebbero voluto tutto d’oro.

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Egli infatti ha onorato e gratificato la sua esistenza vivendola nella sua pienezza, senza malinconie e ripensamenti. E’ stato infatti paragonato a Prometeo, il lottatore per eccellenza e se non si può dire che ha sconfitto la morte, l’ha ingannata più volte, legandola con i lacci dei suoi progetti sempre rinnovatisi fino all’ultimo giorno. Ancora dovrà uscire il suo ultimo libro: La mia America, il 5 aprile, per Skira.

Che la terra ti sia lieve, Gillo, com’è stata la tua vita. Lieve e speciale!

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