Venezia 78 – Tutto sui film italiani in Concorso e Fuori Concorso presenti questo 2021 alla Mostra del Cinema.

Immagine tratta da una copertina della rivista « Elle »

Dal primo all’11 settembre prossimi a Venezia saranno proiettati tanti film da tutto il mondo, ma la corposa presenza italiana alla 78° Mostra merita un accenno a parte. Nel concorso principale saranno ben 5 i film italiani in concorso, 3 fuori concorso e nelle altre sezioni una ventina di titoli che ben rappresentano il nuovo cinema italiano. Non era mai accaduto prima ed è la riprova della vitalità del nostro cinema. Tra fiction e documentari gli autori italiani hanno dimostrato creatività e il coraggio, nella complessità di questi anni Covid, di rappresentare un paese sempre complicato, andando a rileggerne il passato, tenendo sempre presente le speranze e le insidie del futuro. Un cinema capace di riproporre con autori e anche attori di conclamata bravura (da Roberto Benigni, Leone d’Oro alla Carriera, a Toni Servillo, Silvio Orlando, Alba Rohrwacher, Margherita Buy, Elio Germano, Alessandro Gassmann…) novità interessanti da scoprire. Per aiutarvi a costruire un calendario personale di pellicole da vedere, la nostra guida Andrea Curcione ci propone delle brevi schede informative. Speriamo che nei prossimi mesi i film arrivino anche all’estero.

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VENEZIA 78. LE PELLICOLE ITALIANE IN CONCORSO A VENEZIA 78

Un poker di cinque film italiani è presente nella sezione di questa edizione:

-‘America Latina‘, un thriller dei fratelli D’Innocenzo con Elio Germano.

Arrivano per la prima volta alla Mostra del Cinema di Venezia con il loro terzo film i fratelli Damiano e Fabio D’Innocenzo (Roma, 14 luglio 1988). Dopo il loro esordio con “La terra dell’abbastanza” (2018) presentato con successo di critica al Festival di Berlino, e il successivo “Favolacce” del 2020, Orso d’argento per la migliore sceneggiatura sempre a Berlino, adesso presentano in concorso al Lido il loro ultimo lungometraggio: “America Latina”. Non ci sono ancora molte informazioni su questo lavoro, anche se è stato definito dagli stessi registi come «una storia d’amore, e come tutte le storie d’amore quindi un thriller».  Tra gli interpreti troviamo Elio Germano, Astrid Casali, Sara Ciocca, Maurizio Lastrico, Carlotta Gamba, Federica Pala, Filippo Dini, Massimo Wertmüller. La “location” sulla quale si sono concentrate le riprese è stata la città di Latina, lasciando intendere che, a incuriosire i D’Innocenzo continua a essere soprattutto la provincia, le sue contraddizioni e la volontà di preservare le apparenze. Ricordiamo che i fratelli D’Innocenzo hanno anche collaborato al soggetto e alla sceneggiatura di “Dogman” di Matteo Garrone (2018).

-‘Il buco‘, di Michelangelo Frammartino, storia di una straordinaria impresa italiana di speleologia.

“Il buco”, del regista e sceneggiatore Michelangelo Frammartino (Milano, 1958). L’autore de “Le quattro volte” (2010) presenta una storia, ambientata durante il boom economico degli anni Sessanta. Un gruppo di giovani speleologi visita l’altopiano calabrese e il suo incontaminato entroterra (luogo già ripreso dal regista nel suo precedente film) immergendosi nel sottosuolo di un Meridione che tutti stanno abbandonando. Scopriranno così una delle grotte più profonde del mondo, l’Abisso del Bifurto dell’altopiano del Pollino, sotto lo sguardo di un vecchio pastore, unico testimone del territorio incontaminato.

-‘Freaks Out‘, di Gabriele Mainetti, con Claudio Santamaria e Pietro Castellitto

Il quarantacinquenne regista romano Gabriele Mainetti, dopo il successo di “Lo chiamavano Geeg Robot” (2015) presenta in concorso il suo secondo film: “Freaks out”, un lavoro ambizioso e difficile. Ambientato in piena Seconda Guerra Mondiale nella Roma del 1943, è la storia di quattro amici – Matilde (Aurora Giovinazzo), Cencio (Pietro Castellitto), Fulvio (Claudio Santamaria) e Mario (Giancarlo Martini), quattro “fenomeni da baraccone” che con le loro particolari malformazioni richiamano i personaggi del celebre film “Freaks” di Tod Browning (1932). Anche loro lavorano in un circo, gestito da Israel (Giorgio Tirabassi), una sorta di figura paterna. Quando quest’ultimo scompare misteriosamente, i quattro amici si ritroveranno da soli e senza una guida, bloccati nella Città eterna, che inizia a crollare sotto i duri colpi bellici.

-‘Qui rido io‘, di Mario Martone, dedicato al grande Eduardo Scarpetta e interpretato da Toni Servillo.

Il 62enne regista cinematografico e teatrale Mario Martone che si può ormai definire uno di casa alla Mostra di Venezia, (qui ha presentato “Noi credevamo”, 2010; “Il giovane favoloso”, 2014; “Capri-Revolution”, 2018; “Il sindaco del Rione Sanità”, 2019) questa volta ci fa entrare nel vivace mondo della Napoli della “Belle Époque” raccontando la storia di uno dei più importanti attori e commediografi partenopei: Edoardo Scarpetta, qui interpretato da un irresistibile Toni Servillo. Barcamenandosi tra il palco ed un complesso nucleo familiare fatto di mogli, amanti e figli legittimi e illegittimi (tra cui Titina, Eduardo e Peppino De Filippo), l’uomo di teatro, al culmine del suo enorme successo, decide di realizzare “Il figlio di Iorio”, una parodia de “La figlia di Iorio”, il dramma di Gabriele D’Annunzio. La messa in scena dell’opera scatena un putiferio e Scarpetta stesso si ritrova denunciato dal Vate per plagio. Il processo durerà anni e metterà in pericolo il delicato equilibrio che teneva insieme la sua vita personale e professionale. Nel cast troviamo anche Maria Nazionale, Cristiana Dell’Anna, Eduardo Scarpetta, Roberto De Francesco, Gianfelice Imparato, Iaia Forte.

-‘È stata la mano di Dio‘, del premio Oscar Paolo Sorrentino

Infine ritorna anche il 51enne regista, sceneggiatore e scrittore Paolo Sorrentino, che recentemente si è diviso tra piccolo e grande schermo (film: “La grande bellezza, 2013; “Youth – La giovinezza”, 2015; “Loro”, 2018; per la tv: “The Young Pope, 2016; “The New Pope”, 2020). Il regista proprio a Venezia esattamente vent’anni fa, nel 2001, aveva fatto il suo esordio cinematografico presentando il film “L’uomo in più” con interprete principale l’attore Toni Servillo. Adesso Sorrentino è a Venezia con il suo ultimo lavoro in concorso: “É stata la mano di Dio”. Un racconto quasi autobiografico, con la storia di un ragazzo, Fabietto (Filippo Scotti) nella tumultuosa Napoli degli anni Ottanta. Una vicenda costellata da gioie inattese, come l’arrivo della leggenda del calcio Diego Maradona, e una tragedia altrettanto inattesa. Ma il destino trama dietro le quinte e gioia e tragedia s’intrecciano, indicando la strada per il futuro di Fabietto. Sorrentino torna nella sua città natale per raccontare la sua storia più personale, un racconto di destino e famiglia, sport e cinema, amore e perdita. Tra gli interpreti vi sono anche Toni Servillo, Teresa Saponangelo, Marlon Joubert, Luisa Ranieri, Renato Carpentieri, Massimiliano Gallo.

VENEZIA 78. FILM E DOCUMENTARI ITALIANI FUORI CONCORSO

Tre sono i lungometraggi Fuori Concorso alla Mostra:

-“Ariaferma”, del 63enne regista, sceneggiatore e fotografo ischitano Leonardo Di Costanzo. Di lui ricordiamo il suo primo lavoro “Intervallo”, presentato nella sezione “Orizzonti” a Venezia nel 2012, vincitore del David di Donatello. Ora al Lido presenterà la sua seconda opera ufficiale, che vede protagonisti Toni Servillo nei panni di una guardia penitenziaria in un vecchio carcere ottocentesco in dismissione, situato in una zona impervia e imprecisata del territorio italiano. Per problemi burocratici i trasferimenti si bloccano e una dozzina di detenuti, tra cui Carmine (l’attore Silvio Orlando) insieme a pochi agenti rimane in attesa di nuova destinazione. In un’atmosfera sospesa, le regole di separazione si allentano e tra gli uomini rimasti si intravedono nuove forme di relazioni. Tra gli interpreti c’è anche Fabrizio Ferracane.

-Il regista toscano Stefano Mordini (nel 2012 a Venezia’69 aveva presentato il film “Acciaio” tratto da un romanzo di Silvia Avallone) presenta Fuori Concorso il suo ultimo lavoro: “La scuola cattolica”. Tratto da un testo dello scrittore Edoardo Albinati (Rizzoli, 2016) il film racconta la tipica vita scolastica all’interno di un rinomato istituto religioso maschile della Roma bene. Qui gli studenti, figli della borghesia romana, vengono educati al meglio per un radioso domani, schermati dalla decadenza della civiltà. I genitori, infatti, sono convinti che nella scuola i loro figli possano vivere al di fuori dal caos, dalle sommosse e dal fermento che scuote gli anni Settanta e concentrarsi grazie alla rigida educazione imposta, sul loro futuro professionale. Questo idilliaco equilibrio viene tuttavia sconvolto da uno dei più efferati crimini della cronaca nera italiana: il Massacro del Circeo, avvenuto la notte tra il 29 e 30 settembre 1975 ai danni di due giovani amiche. Il film intende sondare approfonditamente cosa ha scatenato cotanta violenza nella mente dei responsabili, inebriati dal culto della violenza e da idee politiche pericolose. I tre assassini sono ex studenti della scuola frequentata dal giovane Edoardo (Emanuele Maria Di Stefano), che nonostante sia all’oscuro della violenta dinamica, prova a raccontare cosa ha spinto i suoi compagni di scuola a commettere una simile brutalità…

-“Il bambino nascosto” del 68enne regista, scrittore e sceneggiatore palermitano Roberto Andò sarà il film di chiusura della Mostra. L’autore di film come “Il manoscritto del Principe” (2000), “Viva la libertà” (2013), “Le confessioni” (2016) e “Una storia senza nome” (presentato al Lido Fuori Concorso nel 2018), come altre volte trae il suo ultimo lavoro da una sua opera letteraria (è pubblicato da La nave di Teseo). La storia è ambientata ai giorni nostri in un quartiere popolare di Napoli, dove vive Gabriele Santoro (Silvio Orlando) un maestro di pianoforte con cattedra al conservatorio. Un uomo silenzioso, colto, dalle passioni nascoste e segrete. Un giorno si intrufolerà nella sua vita un ragazzino, Ciro, che abita nello stesso palazzo, ed è figlio di un camorrista. Lui proviene da un mondo criminale che lascia poco spazio ai sentimenti, e ora un gesto avventato rischia di condannarlo. Toccherà al Maestro – come lo chiamano tutti nel quartiere – una volta superata la prima diffidenza, a instaurare col tempo una forte amicizia con il piccolo ribelle e a battersi per la sua voglia di libertà e innocenza. Nel cast troviamo anche Gianfelice Imparato e Roberto Herlitzka.

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Presenti in questa sezione anche una serie di interessanti documentari italiani:

-“Viaggio nel crepuscolo” di Augusto Contento esplora l’Italia di ieri e di oggi in declino su diversi campi. In un mix di finzione e realtà, usando scene dei film di Bellocchio e materiale d’archivio, il regista da forma a un vortice poetico, che vede impiegati diversi stili cinematografici, per affrontate le principali questioni italiane, ma anche internazionali, a partire dagli anni Sessanta.

-“Django & Django – Sergio Corbucci Unchained”, con la regia di Luca Rea e Steve Della Casa racconta il regista Sergio Corbucci, uno dei maestri degli spaghetti western e considerato da Quentin Tarantino « il secondo miglior regista di western italiani ». È proprio Tarantino, che al Django (1966) di Corbucci si è ispirato per il suo “Django Unchained”, a raccontare il Maestro italiano, che ha citato anche nel suo ultimo lavoro, “C’era una volta a Hollywood”. Tra le testimoniane raccolte anche quelle di Franco Nero, uno degli attori feticcio di Corbucci, e Ruggero Deodato, che è stato il suo aiuto regia in “Django”.

-“DeAndrè#DeAndrè. Storia di un impiegato”, di Roberta Lena è un documentario che ripercorre il concerto di Cristiano, il figlio di Faber, che ha portato sul palco il concept album del padre riarrangiato. Un tour, quello di Cristiano, della durata di due anni che ha omaggiato Fabrizio De André con le sue stesse note. Cristiano è uno dei volti, insieme a quelli di Dori Ghezzi e Filippo De André, a raccontare Faber, scavando nella memoria alla ricerca dei ricordi con questo uomo divenuto una leggenda della musica italiana.

-Altro documentario a carattere musicale è dedicato a “Ezio Bosso: Le cose che restano”, diretto da Giorgio Verdelli. Il lavoro ripercorre la vita e la carriera del direttore d’orchestra, compositore e pianista italiano Ezio Bosso, scomparso il 14 maggio 2020 a soli 48 anni a causa del peggioramento della malattia neurodegenerativa di cui soffriva. Le parole e le riflessioni dell’artista si alternano alla sua seconda voce, la musica, e alle testimonianze di amici, famiglia e collaboratori che contribuiscono a tracciare un mosaico accurato e puntuale della sua figura.

-Per ultimo, ma non per importanza, il direttore Barbera ha annunciato anche la proiezione di “Ennio”, il documentario realizzato da Giuseppe Tornatore e dedicato alla figura del grande maestro Ennio Morricone, il compositore italiano, scomparso a 93 anni il 6 luglio 2020, che con la sua grande dote musicale ha contribuito a creare il “sound” degli anni ’60. Un nome non solo della musica, ma anche del cinema, grazie al sodalizio con Sergio Leone, che ha permesso a Ennio – onorato con l’Oscar alla carriera nel 2007 – di lasciare il segno con le sue note dagli spaghetti western fino al colossale ultimo film del regista, “C’era una volta in America” (1984).
Con gli interventi di quanti hanno avuto il piacere di lavorare con lui. Dagli italiani, come Bernardo Bertolucci, Vittorio Taviani, Nicola Piovani e Carlo Verdone, fino ai colleghi d’oltreoceano, come Clint Eastwood, Hans Zimmer, Oliver Stone, Quentin Tarantino e Bruce Springsteen e tanti altri.

Andrea Curcione

1 COMMENTAIRE

  1. Grazie per queste doverose anticipazioni… con permesso e con piacere, riferiremo! In questo contesto (ultima edizione compresa e coraggiosamente riuscita) l’Italia cinematografica, ancor più presente quest’anno, ha davvero un sapore tutto particolare (e queste presentazioni fanno intravedere, ancora, un bell’impegno tricolore!).

    « À suivre, donc ! »…

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