Vanitas, un documentario di Mario Brenta e Karen de Villers in streaming

#Documentario a casa. Dalle ore 10.00 del 29 marzo alle ore 10.00 del 4 aprile, giorno di Pasqua, sarà visibile gratuitamente nell’ambito di una rassegna online promossa dalla DER – Documentaristi Emilia Romagna – l’ultimo lavoro dei nostri amici registi Mario Brenta e Karen de Villers: « VANITAS » (2020, 55 minuti) ininterrottamente in streaming sul sito www.Docacasa.it a questo link:

https://www.docacasa.it/spring-doc-2021/vanitas/

Attraverso immagini e parole liberamente ispirate ai testi sacri, a poeti, pensatori e filosofi dell’Otto-Novecento, il film è un racconto sull’uomo e « un invito a ‘restare con i piedi per terra’, un monito perentorio a riflettere sulla realtà della natura umana, a liberarsi dalla menzogna del mito e dalle pericolose insidie dell’illusione« , come dichiarano i due autori, che sabato 3 aprile alle ore 18, saranno sulla piattaforma Docacasa.it per incontrare il pubblico, in un cordiale meeting “pasquale”.

Sinossi: Fin dalla sua apparizione sulla Terra, l’uomo si accanisce a voler dominare il mondo e trasformarlo a propria immagine, ma ne è di fatto sempre trasformato. Dopo la cacciata dal Paradiso Terrestre ha cercato ostinatamente di negare la propria appartenenza alla Natura, rivoltandosi contro di essa, contro le cose, contro i suoi simili, contro persino i suoi stessi fratelli. Di qui, all’ombra della menzogna del progresso: guerre, distruzioni, sofferenze, schiavitù, follia… Una lotta senza fine che si ripete sempre uguale attraverso i secoli e le generazioni, tra desiderio e realtà, tra realtà e illusione.

Note di regia

Come e nata l’idea di Vanitas? Non certo da un concetto, da un pensiero o da un progetto preesistente. Si può dire allora che il film sia nato per caso, per una circostanza fortuita? Come praticamente quasi tutti i nostri lavori possiamo dire che anche Vanitas e nato più che altro da un incontro, inatteso magari ma non di certo casuale.

È nato – almeno per quanto riguarda un interesse, un’intenzione – su delle immagini fotografiche piuttosto che cinematografiche raccolte in un luogo un po’ particolare che eravamo stati invitati a visitare nell’isola greca di Leros in occasione alla presentazione di una rassegna dei nostri lavori precedenti.

Un luogo in completo stato di abbandono, se non proprio in rovina, che nella sua pluridecennale esistenza era stato destinato a svariate funzioni. Nato all’origine come caserma di un’unita dell’Aeronautica Militare Italiana di stanza nel Dodecaneso, nel secondo dopoguerra era stato trasformato in ospedale psichiatrico e, in epoca più recente, in luogo di confino per i detenuti politici durante il regime dei Colonnelli. Da ultimo si è trovato ad ospitare migranti e rifugiati in un campo di raccolta allestito in massima parte nel parco circostante dove sono ricomparsi, in alcuni piccoli edifici sparsi tutt’intorno, piccoli gruppi isolati di malati mentali.

Immagine tratta da Vanitas

Storia curiosa, questa della Caserma Avieri – così era stata battezzata in origine – storia di cambiamenti che però nulla avevano cambiato se non nelle apparenze perché nella sostanza era rimasto un luogo dove aggressività, violenza, repressione avevano trovato la loro naturale dimora. Un luogo che si era sempre trovato, e tuttora si trova, ad essere testimone della fine delle illusioni, delle utopie: da quelle di dominio a quelle di libertà, da quelle dell’evasione dalla realtà a quelle della speranza in un mondo migliore. Un luogo di vuota desolazione ma non per questo privo di inquietanti presenze. Presenze fantasmatiche, invisibili evocate però dalle numerose tracce: residui di arredi sfasciati, indumenti, oggetti personali, ma soprattutto scritte, scritte di ogni tipo, tutte disperatamente dipinte o graffite sui muri delle stanze, dei corridoi, dei bagni, delle cucine…

Immagine tratta da Vanitas

Tracce, tracce di un passato che perdura nel presente non solo come memoria ma nel suo ripetersi sempre uguale. Tracce di ascese e declini, di guerre, di sofferenze, di malattie, di morte che da lì, culla dell’occidente, luogo dove e nato il pensiero, si irradiano per tutto il Mediterraneo attraverso la testimonianza delle rovine, dei ruderi passati e presenti di antiche civiltà: greca, romana, etrusca… Immagini attuali che, in Vanitas, illustrano a livello di metafora i versetti dell’Ecclesiaste che costituiscono e dipanano il filo conduttore del film. Curioso testo, l’Ecclesiaste, in questo suo porsi e contrapporsi come luogo dell’immanenza al sentimento mistico trascendente che permea gli altri libri dell’Antico Testamento. Un invito a «restare con i piedi per terra», un monito perentorio a riflettere sulla realtà della natura umana, a liberarsi dalla menzogna del mito e dalle pericolose insidie dell’illusione.

A quanto filmato di ciò che rimane oggi della Caserma Avieri, si sono via via aggiunti materiali eterogenei: riprese originali, fotografe, filmati d’archivio… il tutto secondo una chimica degli affetti piuttosto che secondo una sintassi narrativa tradizionale. Da una forma elementare di vita – come l’immagine di quell’alga sinuosa e fluttuante che apre il film – si e passati attraverso la comparsa dell’uomo sulla Terra alla sua cacciata dal Paradiso Terrestre e al suo continuo e vano tentativo di dominare il Mondo trasformando la Natura e di esserne in fondo sempre trasformato. In questo tentativo ogni impresa, ogni battaglia e votata all’insuccesso. Tutto va ripreso dall’inizio e tutto si ripete in un eterno ritorno dell’uguale e tutto ciò che viene dalla polvere in polvere dovrà ritornare.

La vanità delle vanità, l’eterna illusione si ripresenta nella sequenza finale del film dove il parco di un ex-ospedale psichiatrico e trasformato in una sorta di palestra all’aperto in cui l’umanità più varia si ritrova accomunata in un perpetuarsi di pratiche ginnico-sportive votate ad una forsennata quanto vana cura del corpo nel patetico tentativo di fuggire al proprio destino di esseri mortali. Per una sorta di beffarda ironia, il luogo di cura della follia si trasforma nel luogo della follia dell’illusione, del sempre vagheggiato ritorno al giardino dell’Eden, al Paradiso Perduto e mai più ritrovato.

Mario Brenta e Karen de Villers

Regia Mario Brenta e Karine de Villers
Fotografia Mario Brenta
Montaggio Karine de Villers
Post-produzione Francesco e Alessandro Tedde – Antropotopia
Produzione Francesco e Alessandro Tedde – Antropotopia

Nota bio e filmografica

Mario Brenta

Nasce a Venezia nel 1942. Debutta alla regia nel 1974 con Vermisat, presentato in Concorso alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Realizza poi i documentari Jamais de la vie!, Effetto Olmi e Robinson in laguna, selezionati al Festival di Locarno. Nel 1988 con Maicol ottiene il premio Film et Jeunesse al Festival de Cannes. Nel 1994 Barnabo delle montagne è presentato in concorso al Festival de Cannes. È direttore della fotografia di tutti i suoi documentari, co-diretti con Karine de Villers, come anche di The Napoléon of Abel Gance di Francis Ford Coppola, di Ten Films of Robert Altman e di Castelporziano, Ostia dei Poeti, entrambi di Andrea Andermann. Nel 2016 presenta Delta Park alle Journées cinématographiques de Carthage, al Festival d’Annecy e al MedFilm Festival. Insegna Linguaggio cinematografico e di Iconologia del Cinema presso l’Università di Padova.

Filmografia/ Filmography

1974 –Vermisàt, lm / 1982 –Effetto Olmi, doc / 1983 –Jamais de la vie!, doc / 1985–Robinson in laguna , doc / 1988 –Maicol, lm /1994 – Barnabo delle montagne, lm / 2010 –Calle de pietà, doc / 2011 –La Pièce, doc / 2012 –Agnus Dei, doc / 2014 –Corpo a corpo, doc / 2015 –Black Light, cm / 2016 –Delta Park, doc / 2016 – Il Sorriso del Gatto (2018)

Karine de Villers

Nasce a Quito, si laurea in Antropologia e Storia dell’Arte all’Università di Bruxelles dove ha modo di conoscere il documentarista Henry Storck che le trasmette la passione per il cinema. Nel 1990 il suo primo film, Je suis votre voisin, ottiene il premio FIPA al Festival de Cannes, L’Iris d’Oro a Bruxelles, il Premio per il Miglior Film Europeo à Créteil e il premio Speciale della Giuria al Festival di Huesca. Inizia nel 2010 la sua collaborazione con Mario Brenta con il quale ha diretto sei film: Calle de la Pietà, Agnus Dei, Black Light, Corpo a Corpo, Delta Park nel 2016 e Il Sorriso del Gatto nel 2018.

Filmografia/ Filmography

1990 –Je suis votre voisin, doc / Le petit Château, doc / Comme je la vois, doc / 2007 –Luc de Heusch, une pensée sauvage, doc/ 2010 –Calle de pietà, doc / 2012 –Agnus Dei, doc / Corpo a corpo, doc / 2015 –Black Light, cm / 2016 –Delta Park, doc / 2016 – Il Sorriso del Gatto (2018).

LAISSER UN COMMENTAIRE

Please enter your comment!
Please enter your name here

La modération des commentaires est activée. Votre commentaire peut prendre un certain temps avant d’apparaître.