Una questione privata, l’ultimo film firmato Paolo e Vittorio Taviani.

Tratto dall’omonimo romanzo di Beppe Fenoglio, pubblicato postumo nell’aprile del 1963, arriva in Francia mercoledi 6 giugno l’atteso film dei Taviani: “Una questione privata”.

film taviani questione privata“Una questione privata”, è l’ultimo film diretto da Paolo Taviani (San Miniato, Pisa, 8 novembre del 1931) che ha firmato da solo la regia, anche se vi ha collaborato con i suoi preziosi consigli e suggerimenti l’inseparabile fratello Vittorio (San Miniato, Pisa, 20 settembre 1929) che si è spento il 15 aprile del 2018 dopo i postumi di un incidente stradale. Insieme hanno realizzato alcuni capolavori della storia del cinema italiano, da “Padre Padrone” (Palma d’oro a Cannes nel ’77) a “La Notte di San Lorenzo” (1982) a “Kaos” (1984) fino a “Cesare deve morire” (Orso d’oro a Berlino nel 2012).

Gli indiscussi maestri del cinema, che fin dagli anni Sessanta hanno raccontato la realtà, la storia e le contraddizioni del nostro Paese scrivendo le pagine più significative del nostro cinema, hanno scelto come tema del loro ultimo lavoro un testo dello scrittore Beppe Fenoglio (Alba, 1 marzo 1922 – Torino, 18 febbraio 1963) che ha raccontato nelle sue principali opere la guerra di Liberazione delle brigate partigiane contro i nazi-fascisti che operavano nella sua terra, nelle Langhe del Piemonte, durante il Secondo Conflitto Mondiale.

Paolo e Vittorio Taviani

Dopo l’8 settembre del 1943, in seguito allo sbandamento delle Forze militari italiane effettive, Fenoglio si unì alle prime formazioni partigiane, dapprima con la Brigata Garibaldi, e dopo con i “badogliani” del 1 Gruppo Divisioni Alpine. Grazie alla sua istruzione (prima dello scoppio della guerra si era iscritto alla Facoltà di Lettere dell’Università degli Studi di Torino) e alla conoscenza delle lingue, in particolare l’inglese, svolse il ruolo d’interprete e ufficiale di collegamento nel 1945 tra le forze armate angloamericane e il proprio gruppo partigiano. Al termine della guerra concluse i suoi studi universitari e dopo alcune attività che non lo soddisfecero pienamente si dedicò alla scrittura. Tra i suoi testi di successo dedicati alla sua esperienza partigiana ricordiamo la sua raccolta di racconti “I ventitré giorni della città di Alba” (1952) ed  “Il partigiano Johnny” (1968) che uscì postumo. Quest’ultimo vide anche una trasposizione cinematografica nel 2000 con la regia di Mario Chiesa.

Anche “Una questione privata” venne pubblicato dopo la sua morte, nel 1963, due anni prima de “Il partigiano Johnny”. Il testo fu rinvenuto in tre versioni dattiloscritte, insieme ad altri racconti, tra le sue carte e inizialmente fu pubblicato nel volume di racconti “Un giorno di fuoco” (Garzanti, 1963). Italo Calvino, che conobbe Fenoglio al suo ingresso alla casa editrice Einaudi, e che ne condivideva oltre l’amicizia anche l’esperienza della lotta partigiana, considerava quest’opera il vero racconto sulla Resistenza descritta realisticamente da chi l’aveva veramente vissuta.

film une question privée

La storia racconta di un giovane partigiano militante nelle formazioni badogliane, nome di battaglia Milton (personaggio che ha alcune connotazioni con lo stesso Fenoglio) che opera sulle Langhe. Durante una ricognizione si fermerà presso una villa che aveva frequentato prima della guerra e dove aveva trascorso del tempo insieme a Giorgio inseparabile compagni di studi e di leva e Fulvia, una ragazza torinese, di buona famiglia, sfollata per qualche tempo ad Alba. La custode della villa, che si ricordava di Milton gli permetterà di visitare le stanze dove aveva trascorso momenti felici e spensierati ascoltando dischi, e conversando con i suoi amici. Lì era iniziato a nascere un sentimento profondo per Fulvia, alla quale aveva poi scritto delle lettere romantiche, da lei molto apprezzate. La custode però accennerà a qualcosa che turberà il giovane: insinuerà il sospetto che tra il suo migliore amico e Fulvia, c’era stata una relazione. Dopo quelle parole Milton non si darà pace. Abbandonata la villa, andrà alla ricerca di Giorgio – anch’egli diventato partigiano tra quei monti – per conoscere da lui la verità. Sempre più angosciato, Milton scoprirà che Giorgio è stato catturato dai fascisti ed è in pericolo di vita. L’unico modo per salvarlo sarà quello di catturare vivo uno dei nemici per scambiarlo con il suo amico prima che venga fucilato.

film una questione privata

Questo racconto era già stato portato sullo schermo altre tre volte: la prima nel 1966 con la regia di Giorgio Trentin, poi ancora nel 1982 e nel 1993 come prodotto televisivo, quest’ultimo per la RAI con la direzione di Alberto Negrin. Per i due fratelli pisani è la terza volta, dopo “La notte di San Lorenzo” (1982) e il documentario “San Miniato, luglio 1944” che essi affrontano il tema della guerra. Una guerra però vista per sottrazione, come in “Torneranno i prati” di Ermanno Olmi, che con “Mestiere Cinema” è stato anche produttore del film. L’idea di rappresentare questo romanzo era già presente tra i soggetti tenuti nel cassetto dei due autori, ma è maturata definitivamente alcuni anni fa, dopo aver ascoltato per radio una lettura del testo da parte dell’attore Omero Antonutti. Inoltre la loro conoscenza diretta della guerra partigiana era il motivo che poteva offrire un contributo in più alla storia.

Il film dei Taviani è però liberamente ispirato al romanzo. Il “leit-motiv” è un brano musicale, “Over the Raimbow” cantato da Judy Garland nel film “Il mago di Oz” del 1939.

“Oltre l’arcobaleno” è qui un motivo di speranza, di ricordi di momenti nostalgici di serenità e di affetti del giovane Milton (qui interpretato dall’attore Luca Marinelli). Quelli per Fulvia, la ragazza sfollata che ha conosciuto ad Alba (l’attrice Valentina Bellè), giovane, carina, di una vitalità prorompente, divisa tra l’amicizia di Milton e quella di Giorgio (l’attore Giulio Beranek) biondo, affascinante, dall’aria meno intellettuale. “Oltre l’arcobaleno” che ricorda anche una poesia di Italo Calvino sui partigiani “Oltre il ponte” dove l’autore, ormai anziano, si rivolge a una ragazza, rappresentante della giovane generazione, per raccontare cos’è stata la guerra di Liberazione.

In “Una questione privata” la guerra del partigiano Milton si incrocia con il proprio conflitto personale interiore, quando la gelosia lo farà impazzire (vi è anche un riferimento all’Otello shakespeariano). L’attore romano Luca Marinelli, con i suoi primi piani a volte sereni (i ricordi) a volte allucinati, disperati (la violenza della guerra) rende bene questo senso di inquietudine. Si nota un po’ il suo accento romanesco, dal momento che il protagonista del romanzo è piemontese, ma si supera il tutto per i dialoghi stringati e il susseguirsi degli eventi. Il film si svolge per quadri (grazie all’abile lavoro di montaggio di Roberto Perpignani) sulle impervie montagne occitane della Valle Maira, a 2.300 metri d’altitudine. Seguiamo Milton nella sua ossessiva ricerca di Giorgio per conoscere da lui la verità sulla presunta relazione con Fulvia, ma anche per la sua amicizia fraterna, per cercare di salvarlo con uno scambio di prigionieri. E sono rappresentati dei momenti di guerra; come i partigiani isolati, sia dal nemico che dalle comunicazioni radio disturbate, che dalla nebbia lattiginosa delle Langhe che ovatta tutto. E c’è una bambina, unica sopravvissuta di una famiglia delle tante mattanze dei repubblichini, che si alza in piedi per rientrare in casa a bere un bicchiere d’acqua per poi riuscire fuori e riaccovacciarsi accanto ai genitori assassinati. C’è un ragazzo appena quindicenne, che faceva la staffetta, tenuto prigioniero dai fascisti, condannato a morte senza pietà.  La follia della guerra è rappresentata da un soldato repubblichino catturato dai partigiani (era considerato un feroce assassino) che si crede di essere un batterista jazz. Agita nervosamente con le mani delle invisibili bacchette e con la bocca simula l’esagitata percussione sui tamburi e sui piatti. Nel suo fare nevrotico-musicale sembra far rivivere gli echi degli spari delle mitragliatrici e delle esplosioni della guerra, in una sorta di assurdo concerto ispirato alla poetica futurista di Marinetti.

Milton alla fine, vittima del fallimento e della sua ossessione cercherà la morte; liberatoria, serena.

Come il romanzo che nelle ultime pagine risultava inconcluso (tema a lungo dibattuto), anche nel film i Taviani lasciano un finale aperto, quasi a voler indicare che dietro la nebbia, “Oltre l’arcobaleno” c’è ancora un barlume di speranza.

Andrea Curcione

Voto: ☺☺☺

UNA QUESTIONE PRIVATA
(Id., Italia, 2017, col. 84’)
Tratto dall’omonimo romanzo di Beppe Fenoglio, pubblicato postumo nell’aprile del 1963.
Regia: Paolo Taviani
Interpreti: Luca Marinelli, Lorenzo Richelmy, Valentina Belle’.
Soggetto: Beppe Fenoglio
Sceneggiatura: Paolo Taviani, Vittorio Taviani
Fotografia: Simone Zampagni
Musiche: Giuliano Taviani, Carmelo Travia
Montaggio: Roberto Perpignani
Scenografia: Ermita Frigato
Costumi: Lina Nervi Taviani, Valentina Taviani
Effetti: Canecane
Suono: Gianfranco Tortora (presa diretta)

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