Una lunga catena di attentati terroristici.

Una riflessione sulla rabbia e l’odio che alimentano i movimenti terroristici ormai sparsi in tutto il mondo. La paura che tutti ci coinvolge di essere nostro malgrado tristi protagonisti delle drammatiche vicende a cui i media ci hanno ormai abituato. Come difendersi? Come capirne le complesse dinamiche? Gae Sicari Ruffo ci rende partecipi di questa sua personale analisi.

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Il nostro tempo non è più quello della spensieratezza e delle facili relazioni. Apparentemente sembra che lo sia, ma ha nel suo grembo una minaccia esplosiva che uccide e dilania. Quando uno meno se l’aspetta, ecco che il bubbone salta fuori per seminare terrore e morte. È di questi giorni una catena di attentati cruenti con tante vittime innocenti: a Nairobi 21 morti con un assedio di quasi venti ore in un complesso alberghiero, in Siria 14 morti, dopo il ritiro troppo precipitoso degli Americani, ma prima a Strasburgo, a Nizza, a Kabul, in Pakistan, a Mogadiscio e così via. Può accadere dovunque, dove si trovano alberghi di lusso presi di mira dai vacanzieri, o mercatini di festa, aeroporti affollati o contrade dei centri, illuminati per gli incontri. Sempre vi si annidano tenebrosi appuntamenti che spengono vite e non mancano di seminare stragi.

Questo è il privilegio del nuovo anno che come i precedenti vorrebbe essere tranquillo e pacato. Ma invano! È quello che vogliono i terroristi di tutto il mondo che hanno affinato le loro strategie per mirare nei gruppi e fare più vittime. Si tratta a volte di rivendicazioni folli ed insensate. Questa roulette russa è pronta ad esplodere alla vigilia di qualche evento eccezionale, ma pure in qualsiasi mese dell’anno e non c’è misura di sicurezza che possa scoraggiare questi fanatici pazzi della religione o della politica ben mimetizzati. Non si può dunque fare altro che continuare a vivere, tenendosi pronti a tutto.

Difendersi non si può: non si conosce il luogo, l’ora, la circostanza e poi hanno armi potenti, non solo le vecchie cinture esplosive con cui una volta si facevano saltare, ora hanno esplosivi mirati che accendono bagliori osceni nei luoghi presi di mira. Talvolta si confondono i giochi d’artificio con le esplosioni.
È in atto un tragico gioco al bersaglio che non lascia scampo. La vita oggi vale così poco e con essa si gioca a nascondino come fanno i bambini per divertirsi. Solo che questo non è affatto un divertimento, ma un miserabile gioco di potere.

Ma che senso ha dire di aver vinto una posta ed avere ammazzato un certo numero di persone sconosciute? A che serve questo conto? Non c’è vendetta che tenga. Di solito i conti si saldano uccidendo a loro volta gli attentatori. Ma a che vale questo scempio? Intanto s’è creata una cultura di morte che non giova assolutamente a far prevalere gli uni sugli altri.
Ogni tanto si dice che la tale parte è stata vinta, salvo poi ricomparire poco più là con nuovo vigore come il drago dalle sette teste delle favole: invincibile. Questo è solo lo sterminio dell’umanità.

Proporrei di mutare questi strani appuntamenti di morte. Meglio le sfide aperte con combattenti che si vogliono misurare in duelli per valutare la loro carica d’odio contro i nemici, come era in uso un tempo, detto glorioso: lo spettacolo è assicurato. Achille ed Ettore dei poemi omerici insegnano e solo cosi potremmo diventare protagonisti di una grande opera destinata ai posteri che varrà per mille anni a tener deste la commozione e la memoria. Così invece si resta anonimi e maledetti. La modernità ci ha abituato a spettacoli cui siamo partecipi senza volerlo, che siamo ospiti paganti o casuali.
Altra ipotesi è: perché non torniamo ad ignorarci senza farci male? Nessuna posta in gioco vale la pena di una miserevole tale vittoria. Questo massacro finirà quando sarà azzerato l’orizzonte della rabbia e dell’odio, sentimenti propri dei bruti che non hanno conosciuto civiltà alcuna. Che pena vedere l’umanità perire di sua stessa mano, com’è nella profezia delle “Operette morali” di Giacomo Leopardi!

Gae Sicari Ruffo

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