Referendum per una riforma cristallina…

Hanno ragione tutti, ecco … quelli per il Si e quelli per il No !

Dopo aver partecipato ad alcune riunioni sul tema (fra le altre, una organizzata a Milano dal Movimento Milano Civica con Luciano Belli Paci, Felice Besostri, Roberto Cociancich e Giulio Enea Vigevani, ed un’altra a Parigi, con Enzo Cheli et Stefano Ceccanti, tenuti a bada dal prof. Marc Lazar, stimato italianista della prestigiosa università Sciences-Po), devo confessare che sono perso.

Viste le mie limitate conoscenze in materia (non sono un costituzionalista), non riesco bene a raccapezzarmi in questo garbuglio di argomenti che spingono gli uni a farci votare Si e gli altri per il No : malgrado tutta la loro buona volontà e lodevole prestazione, più entrano nei dettagli e meno mi ci ritrovo.

Purtroppo, quando andavo ancora a scuola … avevamo l’ora di religione, ma non quella di Costituzione.

Al di là della comprensione dei meccanismi e prospettive che offre questa riforma, mi sembra, dati gli studi che mi hanno portato a sfogliare anche testi di geologia, che sia come un bel cristallo dal colore cangiante : secondo come lo si giri, brilla intensamente per gli entusiasti, mentre per i riottosi diventa oscuro come pece.

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Comunque, bisogna riconoscere che questo referendum avrà permesso un largo dibattito sul principale lavoro dei padri della Repubblica: la nostra bella Costituzione (anche sulle rive della Senna, chi se ne intende, riconosce che è un testo ammirevole).

Una contribuzione notevole l’avrà data La Repubblica, che ha pubblicato in quindici puntate la spiegazione degli articoli costituzionali, prima e dopo il referendum, qualora la riforma passasse, con tanto di commenti pro e contro.

Allora, con quelle mie quattro carabattole di nozioni sulla democrazia, mi toccherà comunque fare una scelta, come tanti altri Italiani.

A parte il fatto che sia positivo l’armonizzare il senato italiano con quelli francese e tedesco, chi non paga le tasse in Italia la pensa differentemente da chi, col voto, vorrebbe dare una spallata a quel rompiscatole di Renzi ed a tutto il suo governo (a noi Italiani piace giocare ai birilli : appena c’é un’autorità costituita, bisogna tirarla giù … e poco importa cosa ne viene fuori, sempre convinti che l’incertezza del domani sia meglio della minestra odierna).

Nel 2013, circa il 67% degli Italiani in Francia voto’ per Mario Monti, non perché tutti di centro-destra, ma per ringraziarlo di aver ridato loro quella dignità persa durante il ventennio bi-partisan della seconda repubblica.

Per anni, noialtri poveri Italioti non sapevamo più cosa rispondere a chi ci chiedeva
«Ma come fate a votare ancora per quello là ? Non vi vergognate ?!?»: camminavamo a testa bassa, rasente i muri, per schivare questa fin troppo legittima domanda.
Abbiamo poi tirato un sospiro di sollievo, quando, il 29 maggio 2011, Giuliano Pisapia si gongolava in piazza Duomo per ringraziare i milanesi d’averlo eletto (fu l’inizio della fine dei balletti di Arcore), e cantato in piazza, quella sera del 12 novembre (sempre 2011), quando quel disastro di primo ministro si fece licenziare dal Presidente Napolitano.

Ora, dopo la fierezza ritrovata, apprezziamo Matteo Renzi perché sa farsi rispettare dai principali dirigenti democratici, al punto che taluni ne tessono pubblicamente le lodi.

Potremmo noi, che abbiamo infine ricominciato a portare alta la nostra italianità nel mondo, votargli contro ?

Non fosse per questa ragione, penso che una buona parte degli emigrati (Italiani a tutti gli effetti, come chi é rimasto a casa, per favore) non si divertirà a giocare ai birilli con il governo Renzi e con il Parlamento, che quelle riforme ha votate.

D’altra parte, oltre a chi dispone di formazione superiore (artisti, studenti, docenti, ricercatori, dirigenti : una buona parte dell’ultima generazione di emigrati), anche chi si guadagna la michetta quotidiana puo’ capire quanto sia importante non destabilizzare il governo attuale.

Andremmo dunque a farlo nel momento in cui la ripresa in Italia é ancora fragile? Contro un governo che di riforme strutturali ne ha fatte ben di più che in certi altri paesi? Non permettendo così di mettere in pratica quelle stesse riforme che tutti, fuori d’Italia, salutano come la medicina di un Bel Paese ancora troppo leso da tanti privilegi, corruzioni e criminalità? Andando poi a franare alle prossime elezioni regionali, già nella primavera 2017?

Abbiamo un governo che lavora e che sa farsi rispettare ovunque (vedasi la recente diatriba con la Commissione Europea sul budget nostrano del 2017 ed il veto su quello europeo 2014-20) e adesso dovremmo farlo saltare per dar soddisfazione a tutti quegli invidiosi che stanno pronti a fregargli il posto, ma senza reali capacità di saperne fare altrettanto ?

Non bastassero questi due argomenti, bisognerebbe anche fare attenzione alla situazione internazionale, turbolenta e piena d’incognite.

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Potremmo noi fragilizzare l’Europa, cominciando quel gioco di domino che coinvolgerebbero prima la Francia e l’Olanda (elezioni nella prossima primavera), poi anche la Germania (nell’autunno 2017)?

Non sto scherzando : tutti gli antidemocratici, da Putin a Orban, da Dunald Trump a Marine Le Pen, approfitterebbero del nostro voto negativo per andare avanti coi loro foschi progetti.

E chi ne soffrirebbe?

In primis, la fragile ripresa economica in Italia ed in Europa, con relativa stagnazione della disoccupazione: volete dunque che i disoccupati continuino a cercar lavoro, senza trovarlo ?

Personalmente, sono ormai stanco di quel Circus Maximum che il Gran Saltimbanco continua ancora a propinarci : gli siamo grati di aver rovesciato sulla piazza pubblica quella pattumiera ch’era diventata l’Italietta della seconda repubblica, ma adesso è ora di attuare le riforme … e non di andare a rompere le scatole alla povera Virgina Raggi, fin dentro al Campidogli !

Ecco perché, anche se non sapro’ mai spiegarmi nei dettagli tutte le buone ragioni costituzionali del mio voto, sono fiero di questa Italia che combatte la corruzione e la criminalità organizzata, che sta facendo le riforme utili al rilancio del nostro Bel Paese, che accoglie quei rifugiati che altri non vogliono accettare, che sa far fronte con coraggio ai terremoti e che mi permette di camminare a testa alta, ovunque vada.

Anche perché, promuovere il ruolo delle donne in politica (art. 55) e far votare ai senatori solo quelle riforme di interesse generale per le regioni, l’Italia e l’Europa, senza più conceder loro il piacere di giocare ai birilli coi nostri governi, mi sembra anch’essa una buona ragione per votare SI!

Giampaolo Bertuletti

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Giampaolo Bertuletti
Giampaolo Bertuletti (1956 - Milano), poliglotta (italiano, francese, inglese e spagnolo), mentalmente dichiarato pensatore globale, multipotenziale e creativo. Dopo studi tecnici (chimica industriale ed ingegneria ceramica) ed economici (finanza e marketing strategico), diventa dirigente commerciale internazionale nei settori dell’ingegneria, poi dei minerali industriali ed infine della depurazione, acquisendo competenza tecnica e manageriale nei settori dei materiali inorganici (ceramica, metalli e vetro) ed ambientale. Una volta raggiunta l’età della saggezza (fosse vero ...) si converte alla cultura : presidente dell’associazione parigina Italo Calvino, langue et civilisation italiennes, cronista teatrale per Altritaliani.net e tenore nei CCV - Choeur de Chambre de Versailles e COSP - Choeur et Orchestre Symphonique de Paris.

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