Omaggio a una grande artista: Maria Lai. Il filo dell’esistere, di Maria Elvira Ciusa

Un libro omaggio a una delle più grandi artiste italiane del Novecento, nata a Ulassai in Sardegna e scomparsa nel 2013, che attraverso il tema del filo coniuga la tradizione della civiltà sarda con i linguaggi dell’arte contemporanea. Un’arte, quella di Maria Lai, che parla a tutti: è universale, è poesia. Articolo di Maria G. Vitali-Volant con portfolio.

Maria Lai, foto di Daniela Zedda

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La studiosa e storica dell’arte Maria Elvira Ciusa ha ancora lasciato aperto per noi il suo archivio e gli scaffali della memoria per ospitare ora l’artista Maria Lai con un libro d’arte dalla veste editoriale sontuosa (Carlo Delfino editore, Sassari, 2017) e costruito con una “tecnica” aracnea che si addice a questa artista prodigiosa che fece del filo lo strumento della sua poetica: metaforico, poetico, nonché reale tessuto tirato al telaio.

Maria Lai «lavorava per pensare, per riflettere, per “cercare guai”» cita la Ciusa nella presentazione del libro. Noi vogliamo assecondare la ricerca dei “guai” dell’artista sarda, chè i suoi sono anche nostri che siamo curiosi del mondo e mai indifferenti (citando Gramsci). Maria Lai aveva la visione degli “incidenti” del sapere e dei pericoli della ricerca; ne abusò per costruire architetture invisibili (citando Calvino) in un percorso severo e rigoroso che niente ha lasciato all’improvvisazione. Costruì tessendo, come nel mito mediterraneo, sfidando ogni potere che non fosse quello del rigore e della sperimentazione. Nell’Olimpo dei grandi artisti italiani del Novecento, lei è la divinità madre; l’achetipo.

Maria Elvira Ciusa è stata la sua collaboratrice e oggi le dedica una biografia catalogo. Per questo ci proponiamo di ripercorrere questo itinerario della sua memoria per rendere omaggio all’artista e alla storica dell’arte che ne fu testimone e biografa. L’artista che oggi rimanda il suo “studium” a Marina Abramovich (oggi in retrospettiva a palazzo Strozzi di Firenze) per il suo impegno di “genere” e per la cura dell’in situ, alla francese Agnès Varda, altra artista sensibile e traente spunto da antiche culture domestiche. Maria Lai: artista che usò tecniche e strumenti polimorfi, inserendo nel suo “fare” materialità insospettate come tessuti, fili, commestibili (i famosi “bimbi” di pane o le figurine del suo bestiario in composizioni fra il magico e l’evocazione di benefici miti  ancestrali), terre e rocce sublimate in performances spettacolari.

Maria Lai. Encicolpedia del Pane 2008. Foto Paris ArtNow. Biennale di Venezia 2017

Dice la Ciusa: “…Il mondo delle arti, quando esordì, era dominato dagli uomini …Maria Lai veniva assalita dallo sconforto di dover continuare a lottare e trovarsi a vivere all’ombra dei suoi compagni di strada, coi quali aveva condiviso negli anni Sessanta i nuovi linguaggi dell’arte – di artisti come Pino Pascali, Jannis Kounellis, Piero Manzoni e Alighiero Boetti…”

Le numerose definizioni dell’Arte Povera, che fu il fenomeno artistico italiano più significativo degli anni Sessanta e Settanta, non ci sembrano però adatte che a tratteggiare un esile profilo dell’artista che si inserì in questo contesto con un bagaglio di “storia” personale e culturale talmente ricco di senso da sfuggire ad ogni “gabbia” interpretativa. Da qui la difficoltà per entrare nel mondo favoloso e magico della Lai che brilla e fa brillare di luce propria il paesaggio degli sfondi: l’isola che appare e scompare conservando però i segni: la durezza delle pietre antiche e dei graniti addolciti dai colori del mare e del tempo. La Sardegna dell’artista Lai e della scrittrice Ciusa.

Geografia (dettaglio) Foto Instagram @barbara cignolini

A volte, entrando in questo libro lussuoso – riproduzioni fotografiche perfette, materiali e tipografia elegantissimi, nonché impianto grafico e formato di grande impatto visivo – le due donne diventano ombre sovrapponibili. Questo libro ci conforta di bellezza in un momento di povertà culturale e di assenza di contenuti meravigliosi e magici del vivere (l’arte in senso lato anche quella, machiavelliana, della politica). La banalità e la noia scacciate per sempre se entriamo in questo universo. Arte come antidoto, un libro per incamminarsi nell’ “hortus clausus” ovvero il giardino dove scorrono, come acque vitali, i fili lucenti, oro, argento…sete, velluti, arabeschi e girari di Maria Lai in un eterno ritorno.

…Il tempo della vita è una continua cucitura…

Maria Lai. Tenendo per mano il sole. Stoffa e filo, 1984. Foto Maria-Lai.com

Maria Lai nasce a Ulassai il 27 settembre del 1919. Immagini e figure di questo periodo dell’infanzia rimarranno nella sua memoria e affioreranno nei disegni a matita e nelle chine degli anni Cinquanta e Sessanta: Matite e acquerelli su carta: volpi, topolini, la mitica capretta che sarà il suo animale totemico… il bestiario intimo di Maria Lai incanta i bambini a cui l’artista dedicò favole, racconti, disegni come ogni “jana” (divinità della natura, antica ninfa, fata e “presenza” di antichissima tradizione sarda) benefica sa fare.

Maria Lai. Orme di leggi. Foto Instagram @evamacali

Il magistero dello scrittore Salvatore Cambosu, suo insegnante nel 1932, fu alla base della sua formazione. Dal libro Miele amaro dello scrittore, Maria Lai trasse ispirazione e conforto nel sentimento del sacro humus della terra d’origine. Nel libro della Ciusa si insiste molto sull’universo umano e poetico dell’artista: “chiave di lettura” di quest’opera dal titolo evocatore dell’arte di una tessitrice che tira e dipana “Il filo dell’esistere”, in sordina, perché l’arte, per Maria Lai, è depositaria di “un piccolo spazio, ma come l’atomo, può sconvolgere uno spazio immenso”.

Durante la Seconda Guerra Mondiale: l’incontro con la scultura attraverso l’arte di Francesco Ciusa in Sardegna e di Arturo Martini all’Accademia di Venezia.

Nel 1957 la sua prima esposizione a Roma dove approda e si stabilisce. Qui diventa dirimpettaia di un altro grande: lo scrittore Giuseppe Dessì con il quale dialoga e approfondisce i temi comuni della ricerca stilistica e le storie radicate nell’umano e nel sociale dell’universo della loro Sardegna. Il percorso artistico e di scritture della Lai si snoda fra i suoi successi, le sue sperimentazioni e i suoi dubbi da cui la salvano le parole di Mario Ciusa Romagna, scrittore sensibile, suo attento osservatore e critico e di altri scrittori famosi che seppero scorgere in lei il genio scontroso e silenzioso dell’arte in continuo movimento rigeneratore.

Maria Lai. Geografia. I luoghi invisibili. Collage di stoffa e filo, 1987. Foto Maria-Lai.com.

Anche Italo Calvino fu  affascinato dai suoi lavori. Dice la Ciusa: “Venni a sapere per caso della loro amicizia: le Cosmicomiche e Le città invisibili furono per Maria Lai al centro delle sue riflessioni. L’opera Le Geografie e Le Lavagne, Il sole cucito-geografia del 1986 (collezione della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma) riportano in superficie il legame con il racconto calviniano Un segno nello spazio. Pensando a Ersilia “città invisibile” dove per “…stabilire i rapporti che reggono la vita della città, gli abitanti tendono dei fili tra gli spigoli delle case, a seconda se segnano relazioni di parentela, scambio, autorità, rappresentanza”, Maria Lai interviene sul territorio di Ulassai legando il suo paese alla sua  montagna – un elemento caratteristico della natura, familiare all’immaginario visivo degli abitanti di un luogo – con un nastro di tela jeans lungo 26 chilometri che metaforicamente ristabiliva rapporti umani in una comunità ostinatamente divisa da ataviche diatribe. Insieme ai suoi conterranei, fu difficile per la Lai portare a termine la sua impresa per recuperare concretamente monumenti in rovina e paesaggi dimenticati.

Seguono per Maria Lai interventi teatrali e musicali, chè i suoi “fili”, tendono ad uscire dai confini delle tavole per diventare suoni di una musica cosmica. Un altro intervento sul territorio furono le figurine dei suoi disegni trasformate in costumi degli Scacchi viventi sul pontile di Ostia per un’azione di coinvolgimento e di recupero giovanile in un contesto difficile.

Tutto il lavoro di Maria Lai, la figura femminile più originale e importante dell’arte contemporanea in Italia, ci parla di relazione e di infinito, di comunità e di individuo. Una specificità femminile, quella di Lai, che non rappresenta l’istanza rivendicatrice di un’alterità conflittuale, ma l’emersione di un immaginario ancestrale, mitico.

Maria Lai. Libri cuciti. Le formiche rosse Instagram@nuovagalleriamorone

I libri cuciti di Maria Lai sono pagine di stoffa che ricordano i volumi senza parole sfogliati dai santi nei quadri del XVII secolo. Le righe del ricamo, il cui ritmo è rappreso in nodi di filo da cucito aggrovigliato, e le parole hanno l’andamento di una partitura musicale. Il cucito, un’attività umile e domestica tradizionalmente assegnata al genere femminile, è coniugato con il libro, emblema dell’autorità del testo e del sapere occidentale in cui la donna ha avuto un ruolo subalterno. La parola e la scrittura sono una forma del potere, detentore dell’interpretazione e delle letture impartite, che Maria Lai nega con questa ribellione gentile e silenziosa. In questi volumi di stoffa si tramanda un canto che resta chiuso al tentativo di decifrarlo per trarne il significato; che non si deve interpretare, perché l’interpretazione è una presa di possesso che esclude i sensi molteplici che un simbolo reca in sé. A volte non si riesce a sfogliarne le pagine, perché i fili che si ingarbugliano le tengono chiuse. Sono timidi, non enunciano: suggeriscono, evocano, bisbigliano.

I “Silenzi” della Lai, evocati dalla Ciusa nella sua narrazione rigorosa nell’analisi e nello studio dei documenti originali e inediti, sono queste pause di parole e di peso che invadono lo spazio dell’arte per intensificare la ricerca. Anche quella mitografica locale e la riflessione profonda che Maria Lai conduce sulla memoria collettiva radicata nel territorio di appartenenza, antropizzato o naturale, pongono questa artista al livello della più famosa Land Art americana.

Maria Lai. Una finestra sul telaio. Instagram @kck47

Oltre al libro di Maria Elvira Ciusa, edizione  bilingue italiano-inglese corredato da fotografie, testimonianze, documenti anche inediti, segnaliamo inoltre i preziosi  documentari dedicati all’artista e l’Archivio storico Maria Lai. Tutto per conoscere e ricordare la produzione di questa donna straordinaria, mancata nel 2013, che recentemente è stata celebrata nella 74° Biennale di Venezia e nelle edizioni di Documenta 14 tenute ad Atene e a Kassel.

Maria G. Vitali-Volant

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