Non scherziamo. La libertà e lo Stato di diritto non si toccano!

Il settimanale francese Charlie Hebdo, la cui redazione è stata massacrata da una scheggia impazzita dell’estremismo islamico, torna in edicola con una copertina in cui si ironizza su Mometto. Non è una vignetta «pesante», ma è comunque una vignetta irritante per ogni islamico, secondo cui il fatto stesso di ritrarre il Profeta costituisce un’oggettiva offesa.

Del resto il numero natalizio dello stesso giornale conteneva una vignetta che ogni cristiano aveva il diritto di considerare molto sgradevole, volgare e persino blasfema.

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Adesso che i cadaveri delle vittime della violenza parigina riposano in pace, bisogna però mettere una volta per tutte una cosa in chiaro. Il problema non è quello di condividere, di apprezzare o anche solo di accettare questa o quella vignetta satirica. Ogni cittadino ha il sacrosanto diritto di decidere che una forma di satira fa piangere invece che ridere. Ogni cittadino ha il diritto di non acquistare un giornale e magari di trovarlo ripugnante. Ogni cittadino ha diritto di protestare e anche di avviare un’azione legale se considera che siano state violate le leggi (che proibiscono ad esempio l’incitazione alla violenza e all’odio razziale). Ma nessun cittadino ha il diritto di farsi giustizia da solo né di usare la violenza per minacciare – e tantomeno per colpire sanguinosamente – gli autori di un articolo, di una vignetta satirica o di un urlo di rabbia, per quanto irritanti e volgari questi possano essere considerati. Sono in gioco i valori di fondo di una convivenza civile : lo Stato di diritto e la libertà d’espressione/ di stampa. Mica bruscolini.

Viene in mente – se è possibile paragonare le piccole con le grandi cose ; «si parva licet componere magnis», diceva Virgilio – la più famosa testata del 2006 (nel senso di colpo di testa e non di testata giornalistica). Quella data da Zinedine Zidane a Materazzi in occasione della finale dei mondiali di calcio del 2006 a Berlino. I difensori del campione francese dissero che quest’ultimo era stato provocato, cosa assai probabile, da un insulto di Materazzi a sua mamma o a sua moglie. E allora ? Se a ogni insulto idiota e volgare seguisse un atto di violenza, gli incroci stradali traboccherebbero di cadaveri e gli ospedali sarebbero pieni di giornalisti.

Cerchiamo di essere seri, perché è nei momenti più difficili che bisogna riscoprire il senso della realtà e dei valori che nei nostri paesi sono fortunatamente chiamati ad inquadrarla.

Alberto Toscano

Foto di Sophie Codaccioni

(Nel logo, copertina dell’ultimo numero del giornale francese “Politis”. Nel testo, copertina del numero di Charlie Hedo del 14 gennaio 2015 – con la speranza di non dover subire ciberattacchi!)

1 COMMENTAIRE

  1. Non scherziamo. La libertà e lo Stato di diritto non si toccano!
    Premetto che mercoledì scorso ho comprato IL FATTO QUOTIDIANO con allegato CHARLIE HEBDO. E ciò per affermare il diritto di libertà di stampa « a prescindere ». Io mi reputo un agnostico e non posseggo quindi nessun dogma e nessuna certezza. Non sono dunque cattolico anche se sottoscrivo tutte le parole dei vangeli e mi affascina molto lafigura di Gesù Cristo. Ho visto in questi giorni le vignette di CE su argomenti del culto cattolico e francamente ho avuto l’impressione di una volgarità e di una mancanza di buon gusto che niente hanno a che fare con la satira. Penso sia inutile ripetere la condanna per ogni atto di violenza . Nessuno può farsi giustizia da se, ne’ utilizzare il proprio credo per giustificare un atto stragista. Il mio dubbio riguarda le dimensioni del diritto di stampa se cioè esista un limite che la satira debba autoimporsi. Fuori metafora: in un momento di fortissime tensioni che riguardano la convivenza tra religioni diverse, la regolazione dei flussi migratori, e tutto quanto accresca le difficoltà di integrazione tra gente di diverse culture, mi sembra del tutto inopportuno che venga anche involontariamente gettata benzina sul fuoco. Per concludere IO SONO CE perché difendo la libertà di chiunque di dire ciò che vuole, ma NON SONO CE perché posso anche non condividere ciò che dice. Fermo restando che è fuori discussione ogni forma di violenza.

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