Mimmo Lucano, la sentenza, la sua Riace.

Dopo la pesantissima condanna di Mimmo Lucano, il procuratore della Repubblica, suo accusatore, lo ha definito “un bandito idealista da Western”, e si è augurato che l’abnorme pena inflitta all’ex sindaco di Riace, tredici anni e due mesi di carcere (quasi il doppio di quella, già abnorme, richiesta), gli venga ridotta. Nel racconto di Flavio Brunetti ricostruiamo la storia di Riace sogno spezzato.

Il bandito idealista da Western

La favola di Collodi

Il governatore nella città di Acchiappa-citrulli, avendo riportato una gran vittoria contro i suoi nemici ordinò grandi feste pubbliche, luminarie, fuochi artificiali, corse di barberi e velocipedi, e in segno di maggiore esultanza volle che fossero aperte le carceri e mandati fuori tutti i malandrini.

– Se escono di prigione gli altri, voglio uscire anch’io – disse Pinocchio al carceriere.

– Voi no, – rispose il carceriere – perché voi non siete del bel numero…

– Domando scusa – replicò Pinocchio – sono un malandrino anch’io.

– In questo caso avete mille ragioni – disse il carceriere; e levandosi il berretto rispettosamente e, salutandolo, gli aprì le porte della prigione e lo lasciò scappare.

Si era commosso il giudice, “… rispettabile per la sua grave età, per la sua barba bianca e specialmente per i suoi occhiali d’oro senza vetri”  al racconto di Pinocchio che era corso da lui invocandogli aiuto dopo che era stato derubato delle sue monete d’oro dal Gatto e dalla Volpe. Ma quel giudice, nella sua naturale abitudine ad emanar sentenze, non ebbe alcun dubbio. E fece imprigionare l’onesto, derubato, debole, povero e indifeso burattino.

Le favole non nascono lontano dalla realtà e la storia si ripete. La storia si ripete in questa Italia dove i giudici, qualche settimana fa, hanno sentenziato che non venissero puniti gli alti graduati e i politici, che erano già stati condannati perché provato e confermato che erano stati gli artefici di trattative e di accordi con la  Mafia. I giudici hanno mandato assolti costoro, che, grazie alle altissime cariche statali che ricoprivano, si erano accordati con la Mafia sulla pelle di decine di morti innocenti e di sofferenze per le stragi che la Mafia andava perpetrando per ricattare proprio lo Stato.  Ora invece giudici della stessa Magistratura italiana hanno condannato a tredici anni e due mesi di prigione Mimmo Lucano, un esempio mondiale di umanità e di solidarietà.

Estate di ventidue anni fa

Nello sbigottimento dei bagnanti si vide un veliero approdare sulle coste calabresi nei pressi di Riace. Quella riva è la stessa dove furono ritrovati i “Bronzi”, una riva della Magna Grecia. Duemila e cinquecento anni fa già erano approdati lì gli antichi Greci in fuga dalle angherie e dalle lotte intestine e dalle invasioni dei Persiani della loro patria.

Perciò, quel giorno di luglio di ventidue anni orsono, quelle sponde marine non restarono sorprese d’esser lambite dalla chiglia del veliero. Né la risacca delle onde si meravigliò della gente curda che era a bordo e che fuggiva dalle loro terre ostili. Anzi quelle sponde e quelle onde la accolsero: sono abituate da millenni ad accogliere fuggitivi e a veder nascere e crescere nuove civiltà.

Fu così che nacque a Riace il sogno di Mimmo Lucano.

Lui, Mimmo, era stato un emigrante. Poi era tornato al suo paese, Riace. Una comunità a poco a poco consunta dall’abbandono della sua gente andata lontano e oramai in agonia. Ma lui, che era divenuto il sindaco del paese, abbracciò quei profughi del veliero d’estate. E ancora abbracciò tutti gli altri fuggitivi, da tutte le terre. Li abbracciò come degli amici da accogliere perché spuntassero di nuovo i fiori e rinascesse la vita.

Fu semplice. Mimmo Lucano, Sindaco di uno di quei paesini del Sud ai margini, fece in modo che Riace divenisse un bene di tutti. Un valore per i Calabresi, un valore per i fuggitivi, un sogno limpido che si avverasse per l’intero mondo.  Le case del paese, che erano state oramai abbandonate, le assegnò gratuitamente a quei disgraziati in fuga e i soldi dei progetti statali dell’accoglienza (trentacinque euro per ogni migrante), dati al Comune dall’Europa e dallo Stato, vennero usati per borse lavoro e per attività commerciali gestite dagli stessi richiedenti asilo insieme alla gente del paese.

Il Sindaco migliore del mondo

E così un sindaco di uno sperduto comune calabrese all’estremo sud d’Italia, ai piedi dell’Aspromonte, giunse ad essere definito il sindaco migliore del mondo. Infatti l’autorevole rivista americana Fortune nel 2016, pubblicando, come suo solito la lista dei cinquanta World Greatest Leaders, cioè l’elenco dei nomi degli uomini e delle donne più influenti al mondo, insieme a Papa Bergoglio, Angela Merkel, Aung San Suu Kyi, Obama e Bono Vox, al quarantesimo posto ci mise proprio lui, Mimmo Lucano.

Il paese si era ripopolato. Un quarto dei suoi cittadini erano arrivati dal Senegal, dal Mali, dall’Afghanistan, dopo aver rischiato la vita e a Riace avevano trovato una casa. E anche un lavoro: giardiniere, traduttore, spazzino. Riace, contro i muri e contro le frontiere. Riace, la speranza di un futuro migliore.  “Utopia della normalità”,  aveva chiamato così il suo progetto, Mimmo Lucano, e in quel progetto era giunto ad ospitare nel suo comune più di seimila fuggiaschi.

La Magistratura si mosse. 

Ma il 2 ottobre 2018, nell’ambito di un’inchiesta avviata dalla Procura di Locri, Mimmo Lucano venne arrestato. Misura cautelare degli arresti domiciliari eseguita all’alba dalla Guardia di Finanza. L’accusa: favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e affidamento fraudolento diretto del servizio di raccolta dei rifiuti a due cooperative della zona. Tutti i migranti furono cacciati via da Riace: il sogno fu distrutto direttamente per mano dello Stato. Al Sindaco fu strappata la fascia tricolore e gli fu impedito di restare a vivere a Riace.

La condanna

Passati tre anni, il processo. Il Pubblico Ministero nella sua arringa accusatoria contro questo sindaco, che non si è mai arricchito di alcunché e che è colpevole solo di aver accolto con amore persone disperate e senza terra, aveva chiesto una condanna per lui a sette anni di carcere. Tre giorni fa, la sentenza di primo grado.

Un giudice, “… rispettabile per la sua grave età, per la sua barba bianca e specialmente per i suoi occhiali d’oro senza vetri”,  nella sua naturale abitudine ad emanar sentenze, non ha avuto alcun dubbio. E ha raddoppiato la pena richiesta dall’accusatore e ha condannato quell’onesto, debole, umile, indifeso Sindaco, derubato delle sue monete veramente d’oro, i migranti, a tredici anni e due mesi di prigione e a pagare allo Stato cinquecentomila euro.

Sotto i suoi occhiali d’oro senza vetri, il giudice forse si era anche commosso alle parole di quell’uomo buono. Però, perbacco!, quello aveva fatto qualcosa di molto più grave rispetto a chi, dall’alto del potere militare e politico, ha collaborato con la mafia, molto più criminale rispetto a chi, con la violenza bruta, ha stuprato una ragazzina, molto più efferata rispetto a un fascista che è andato per la strada e ha sparato addosso alle persone perché il colore della loro pelle era quello nero.  Mimmo Lucano, quel “bandito idealista da western”, così lo ha definito il procuratore dopo la sentenza, è stato condannato perché ha aiutato chi non aveva niente… e, la sentenza valga per esempio a tutti quanti!, questo, non si deve fare!

Merlo – Repubblica: “sindaco povero degli immigrati poveri

Roberto Saviano: Mimmo Lucano ha sempre agito seguendo il principio dell’accoglienza a tutti i costi, ha sempre e solo salvato vite, ha difeso non solo la sua, ma la nostra umanità rendendoci umanità solidale.

Enrico Rossi: Mimmo Lucano è stato trattato come un mafioso, … ha avuto più anni (di carcere) di quelli previsti per un reato come lo stupro. Mimmo ha realizzato un modello di accoglienza studiato e apprezzato in tutto il mondo che… non solo ha fatto del bene a migranti derelitti dando loro dignità, conforto e sostegno ma ha rivitalizzato e riqualificato anche il suo paese, Riace, riscattandolo da una condizione di abbandono e degrado.

Fiorella Mannoia: …  Mimmo Lucano è una brava persona, un uomo che crede in ideali ormai estinti, che ha realizzato il sogno, ha reso possibile credere che un mondo migliore è possibile, lo ha fatto in un piccolo paese abbandonato nell’entroterra di Calabria, una terra dimenticata, umiliata da anni da una classe politica inetta e corrotta… moderno Don Chisciotte che ha continuato a battagliare contro i mulini a vento, senza tornaconto, senza interessi personali, Mimmo Lucano non ha patrimoni, non possiede niente, non poteva permettersi neanche un avvocato, Mimmo Lucano non ha niente altro che l’affetto e la stima di tante persone che gli vogliono bene. Ma proprio per questo andava punito, ha avuto il doppio della pena che era stata chiesta dal PM., perché quel modello era pericoloso, era un cattivo esempio per chi vuole che “Tutto cambi, perché nulla cambi”.

Sandro Ruotolo: Mimmo non ha rubato un centesimo, non si è arricchito sulle spalle dei migranti… Ci sarà l’appello e sarà assolto perché Mimmo Lucano ha portato umanità a Riace e nel mondo.

Flavio Brunetti

Foto e testo © Flavio Brunetti – riproduzione riservata

Le illustrazioni di Giovanni Mosca sono tratte da “Le avventure di Pinocchio”, ed. Rizzoli 1981.

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Flavio Brunetti
Flavio Brunetti vive a Campobasso nel Molise. Vince, come cantautore, l’edizione del ‘93 del Premio Città Di Recanati con la sua canzone Bambuascé, e incide negli anni successivi gli album TU TU TTÙ TU e FALLO A VAPORE (ediz. BMG – Musicultura – CNI) delle sue canzoni. Scrive, dirige e interpreta numerose opere teatrali e musicali tra le quali Storia del Clandestino, L’angelo mancino, Frusta là, Lullettino e Lull’amore. I suoi reportage fotografici hanno meritato esposizioni in Italia, negli Stati Uniti, in Brasile e in Ungheria. Ultime sue pubblicazioni editoriali sono: “Non aprire che all’oscuro”, racconto e catalogo dell’omonima mostra. "Il tempo delle tagliole", romanzo che narra della vita in seminario negli anni ’60.

3 Commentaires

  1. La storia ci insegna che da sempre lo strumento della repressione giudiziaria è utilizzato dagli stati per « contenere » la rivoluzione o anche solo il cambiamento.

    Ma una condanna così palesemente iniqua si nutre anche di una cruenta reazione istintiva del sistema.

    Mimmo Lucano è reo confesso del reato più grave di cui si possa macchiare una pubblica autorità: l’aver cancellato la COLPA di essere poveri e profughi, il caposaldo più importante della tecnocrazia globale del lutto.

    Il « modello Riace » abbatte lo stigma sociale della povertà che demonizza i « vecchi » e i « nuovi » poveri colpevoli di « non avercela fatta » e che rende invisibili le persone in fuga dalla fame e dalle guerre riducendole ai numeri mediatizzati del grande mattatoio del Mare Nostrum.
    Ergo, porta con sé una carica rivoluzionaria inaudita e pericolosamente « infettiva ».

    Pensiamo a quale fine ignominiosa farebbe la tecnocrazia del lutto che ci governa se si utilizzassero « sistematicamente » i soldi pubblici per dare un lavoro, una casa, una identità ai poveri e ai profughi, resuscitandoli come persone nel cimitero globale dell’informazione.

    A parte il fatto che andrebbe presto esaurito il serbatoio di « schiavi » e di « invasori » dal quale i governi e i partiti attingono per la loro sopravvivenza politica, sarebbe poi spaventosa la prospettiva di ritrovarsi senza fondi sufficienti per gli F35 e i sottomarini a propulsione nucleare e per le armi e le bombe da vendere alla coalizione saudita che deve pur continuare a bombardare i civili in Yemen.

  2. Bonjour et merci pour ces informations.
    J’ai connu Mimmo Lucano, lorsque je suis allée à Riace il y a quelques années.
    Quelqu’un de bien, que j’admire, même s’il a fait quelques erreurs.
    Que pouvons nous faire contre cette sentence démesurée?
    Y a t-il des actions prévues pour le soutenir ?
    Merci
    Cordialement

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