Michel Legrand, un mito per il cinema e la musica

È scomparso pochi giorni fa ed i giornali italiani non han scritto granché, qualche trafiletto, uno dei quali ha reso nota la sua scomparsa.

Si parla di Michel Legrand, classe 1932, un mito per davvero molto dimenticato in Italia, come l’altro grande francese, George Delerue quasi coetaneo, per chi ha iniziato ad amare il cinema ed i cineforum, tra i Sessanta ed i Settanta e non ne ha potuto non amare le colonne sonore, musiche che han fatto sognare generazioni, musiche descrittive, piene di intelligenza, intrise di cultura e riferimenti a generi, etnie, paesi parte integrante di grandi film, di grandi autori.

Mariage de Macha Meril et Michel Legrand à la cathedrale Saint Alexandre-Nevski, Paris – 18/09/2014/ Credit: Antoine Cau /SIPA/

Entrambi avevano iniziato nel loro paese di nascita: la loro preparazione parte dalle loro origini, i loro primi passi, i loro successi son in patria, ma poi sono gli States ad attirarli, a ricrearli, a rigenerarli: un po’ quello che era successo, mutatis mutandis, ai registi della Nouvelle Vague e non, sempre d’oltralpe – Cahiers du Cinéma docent.

Ed infatti le loro prime collaborazioni sono con i Truffaut, i Godard, i Varda/ Demy.

Les parapluies de Cherbourg (1964) di Jacques Demy, fa meritare a Legrand una prima nomination all’Oscar; molte altre ne seguiranno per un Legrand non solo compositore, ma pure pianista, arrangiatore e direttore d’orchestra che ha ampliato il suo solipsismo musicale in arrangiamenti di ampiezza cosmico/sinfonica quasi drammatica attingendo da musica jazz, pop e molto altro.

Gli Oscar poi arrivano per davvero: il primo per la miglior canzone con The Windmills of Your Mind tratta da « Il caso Thomas Crown » (1969), diretto da Norman Jewison, mentre gli altri due li vince per la miglior colonna sonora con i film « Quell’estate del ’42 » di Robert Mulligan (1972) e Yentl  del 1984, di Barbra Streisand.

Nomi e collaborazioni internazionali, mondiali  – si sarebbe tentati di dire, anche ‘solo’ musicali: per Legrand si citano, tra gli altri, John Coltrane a Bill Evans, registrando anche con Stan Getz, Stephane Grappelli, Oscar Peterson, Miles Davis che, non a caso, aveva già firmato, nel 1958, la colonna sonora di Ascenseur pour l’échafaud di Louis Malle, insomma ‘scambi’ au pair, impensabili per la inconsistente Cultura e Cinema d’aujourd’hui…

Maria Cristina Nascosi Sandri

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