Manuela Orlandi, un affare italiano tra ipotesi e depistaggi.

Molto toccante è la narrazione di quello che ancora oggi resta un mistero dopo tanti anni dalla scomparsa di Manuela Orlandi, più che mai complesso e di per sé, delineato nelle sue grandi linee, tende ad essere un affare criminale nazionale e internazionale. Oggi praticamente si cerca dove sia sepolto il corpo della giovane quindicenne, cittadina vaticana, improvvisamente scomparsa il 22 giugno del 1983. Il Vaticano, dopo l’appello di Papa Vojtyla, chiude ogni spiegazione.

Sono venuta a sapere di una ricostruzione del caso Manuela Orlandi, ormai scomparsa dall’83 che ricordo mi aveva molto impressionato. Il caso è irrisolto, ma in tutti questi anni si è aggrovigliato talmente da divenire il giallo che più giallo non si può.

OrlandiIncominciato come semplice scomparsa di una ragazza quindicenne, nello Stato del Vaticano, è divenuto man mano un terribile intrigo nazionale ed internazionale. Non so come, ma dentro ci sta tutto il marcio possibile di questi lunghissimi anni inspiegabili: il Vaticano prima di tutto, prima dei cosiddetti corvi, lo Ior e Marcinkus, Calvi e il suicidio, Alì Agca dei Lupi grigi, la mafia romana della Magliana e Renatino De Pedis il boss sepolto a Sant’Apollinare, i servizi segreti italiani, la Stasi e infine Pippo Calò, il cassiere della mafia, ritenuto ad Opera, carcere di massima sicurezza di Milano, che dovrebbe essere l’ultimo testimone per chiudere la storia. Ormai i giochi sono tutti fatti, non resta che riflettere su questa vicenda che ha visto come vittima un’innocente fanciulla apprendista musicista, nella primavera della sua vita, una famiglia straziata del dolore, una popolazione che credeva nel mito del Vaticano incontaminato, sede del Cristo visibile e nella sua missione salvatrice.

I fatti si riferiscono ad un passato che ancora ha le sue aderenze nel presente. Diciamo subito che è cominciata come una storia quasi ordinaria, ma è stata gonfiata così tanto per speculare e approfittare di essa per coprire forse altre magagne, tanto da divenire un pozzo di nefandezze. Il Vaticano, che al tempo ospitava quello che poi  lentamente si è capito, era un giro di riciclaggio di danaro sporco con lo Ior, con implicati i ben noti Calvi e Marcinkus, fu ricattato con il rapimento dell’adolescente, perché qualcuno aveva giurato di vendicarsi. Fu dato l’incarico di detto rapimento al boss della Magliana, Renatino De Pedis che la segregò dapprima e poi si disfece del corpo, una volta che la misera morì in circostanze ignote. La testimonianza fu raccolta molto più tardi dall’amica del De Pedis, Sabrina Minardi, nel 2008, dopo che il boss era  morto in un agguato nel 1990 e  sepolto, guarda il particolare, proprio a sant’Apollinare per i favori riconosciutigli dal Cardinale Poletti. Quindi tutta la sceneggiata di Alì Agca turco, condannato al carcere per il ferimento di Giovanni Paolo II ed i suoi Lupi grigi, che avrebbero voluto salvarlo, entra nella storia come un  semplice depistaggio. Così com’è un depistaggio il fronte Turkesch anticristiano che si fa chiamare movimento terroristico e si vanta di sapere i particolari che solo Manuela avrebbe potuto raccontare.

Tra depistaggi e bugie si annulla così una gran parte dell’attività dei nostri servizi segreti che vorrebbero che il Vaticano collaborasse, ma esso si rifiuta. Pure La Stasi, polizia segreta comunista, si servi di questa storia per far credere d’essere implicata per rafforzare il suo potere e, sotto sotto, se la ride come dall’espressione estorta ad un suo membro, quando molto più tardi viene interrogato: Se anche il Papa ci crede…!

Brusatura
Giovanni Paolo II ed Ali Agca

Ultima notizia che avvalora il malfatto e che indigna, ammesso che sia veridica, perchè la segreteria  dello stato Vaticano s’è subito premurata di dire che è falsa e ridicola, è una nota spese dell’ufficio economico, indirizzata al cardinale Giovanni Battista Re: sotto il nome di Manuela Orlandi si registra la cifra di 500 mila lire di spese per la scomparsa, fino al 1997. La nota  è comparsa nel libro del giornalista dell’Espresso Emiliano Fittipaldi. Ammesso che sia falsa! Qualcuno si diverte a mettere costantemente in difficoltà il Vaticano per denunciarne le brutte storture. Che sia Satana in persona?

Insomma in questo guazzabuglio di inganni, verità, ritorsioni, trabocchetti, si intende che è stato consumato un delitto impunito, all’ombra di tanti altri più eclatanti che hanno fatto clamore e che è stata celata molta parte della verità, apparentemente per preservare dallo scandalo la Santa Sede che è caduta nella rete con molti dei suoi cardinali. Meglio sarebbe  il nuovo messaggio di Papa Francesco, missionario della Misericordia e della Giustizia: chiedere scusa per gli errori commessi dai funzionari corrotti e confessare tutta la tragica faccenda che si è compiuta con l’avallo o meglio il silenzio dell’autorità preposta.

Ma non succederà. Da che la tradizione è tradizione, è più  facile, come al tempo dei Borgia con Leone X, che sembri tutto come un romanzo noir, uscito dalla penna d’un fantasioso scrittore che tra qualche tempo verrà dimenticato.

Gaetanina Sicari Ruffo

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