‘Luce degli addii’, l’ultimo romanzo di Eliano Cau. Segue un’intervista all’autore sardo.

Luce degli addii’ è l’ultimo romanzo di Eliano Cau, apparso nel 2019. Fa seguito a ‘Son luce e ombra’, entrambi Edizioni Condaghes. Il libro ci parla di Benedetto Loy, gesuita, straordinario oratore, uomo votato alla Chiesa ma non immune dalle passioni terrene. Lo sfondo in cui si muovono i personaggi è la Sardegna centrale. Stile, rigore storico e passione reggono quest’ultimo lavoro dello scrittore sardo. Ce ne parla Alessandra Ghiani in una sua recensione, già apparsa sulla rivista Antas. Segue un’intervista all’autore, anch’essa realizzata da Alessandra Ghiani.

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Luce degli addii, Eliano Cau, Edizioni Condaghes, 2019

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“Storia di fantasia, questa, di invenzione, a volte di poesia”. Con queste parole, l’autore ci rivela un aspetto importante dei suoi romanzi: la prosa elegante, protagonista fra i protagonisti, tesse una trama ferrea e, nel contempo, sublima anima e intelletto con il suo continuo immergersi nella poesia. Ne abbiamo avuto un recente saggio con ‘Son luce e ombra’, di cui ritroviamo i protagonisti in quest’ultimo ‘Luce degli addii’. Quest’ultimo ci narra, in particolar modo, la vicenda umana di Benedetto Loy, gesuita, straordinario oratore, uomo votato alla Chiesa ma non per questo immune dalle passioni terrene. Il suo incontro con Cipriana, giovane donna reduce da un’esperienza che la segnerà per sempre, dà conto di quel dualismo che caratterizza ogni essere umano: avere in sé la luce e l’ombra, la rettitudine e il peccato.
Il gesuita, dimentico del voto, intraprende un controverso viaggio nei meandri della passione, nell’amore carnale e impudico che ottunde la mente e incanta i sensi. Cipriana, travolta anch’ella dal vortice emotivo, confida nel sentimento dell’uomo a cui concede il cuore, l’anima, il corpo.
Lo sfondo in cui si muovono i personaggi è ancora la Sardegna centrale, in particolare i territori del Barigadu e del Mandrolisai. Se nel precedente romanzo ampio spazio è stato dato alla missione popolare e ai malassortàdos che in quei luoghi e a quei tempi era facile incontrare, in “Luce degli addii” hanno un ruolo più prominente i deleàos e i bardanèris – “asociali” i primi, “razziatori” i secondi –. Sono individui che vivono ai margini della società, taluni diventati fuorilegge quasi per necessità in una Sardegna spremuta e vessata dai dominatori sabaudi, mentre altri, privi di coscienza e con l’animo pregno di malvagità, compiono ogni genere di crimine.
In “Luce degli addii” scorgiamo, dunque, una nuova contrapposizione: da un lato l’amore senza confini, che domina l’uomo fino a divorarne il buon senso; dall’altro un odio feroce, una totale mancanza di empatia verso i propri simili. Al lettore il compito della condanna o dell’assoluzione, per gli uni e per gli altri, alla fine di una storia che racconta in modo incisivo la fallibilità umana.
E se il romanzo è preziosa fonte storica, accorta ricostruzione delle dinamiche sociali del tempo, profonda analisi delle aspirazioni e dei tormenti dell’uomo, lo stile raffinato a cui l’autore ci ha abituati permea ogni riga di bellezza assoluta. Un felice esempio di rigore classico, sia nella scelta accurata delle parole – italiane e sarde – sia nelle efficaci combinazioni che queste creano. Parole che scolpiscono la durezza di alcuni frangenti e che cesellano le descrizioni di eventi e personaggi con la maestria di chi conosce la retorica così a fondo da averla fatta propria.
Luce degli addii” conferma l’abilità narrativa di Eliano Cau, la sua profonda conoscenza dell’Isola e della sua storia, il suo amore per la bella scrittura, perla rara e per questo ancora più preziosa.

Alessandra Ghiani

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Per meglio conoscere questo raffinato scrittore vi proponiamo l’intervista allo stesso Eliano Cau realizzata da Alessandra Ghiani per la rivista di cultura sarda Antas, all’occasione dell’uscita del romanzo Son luce e ombra nel 2016. L’intervista è del luglio 2017.

Alessandra Ghiani: (…) L’originalità della trama mi sprona a domandare come sia nata l’idea di questo romanzo.

Eliano Cau: «Ho pensato che da una serie di opere del poeta neonelese Bonaventura Licheri, che ho studiato a fondo, potessi trarre elementi narrativi. Concretizzai l’idea in una prima stesura del libro tra il 2005 e il 2006. Negli anni continuai a lavorarci sopra e, man mano che mi pervenivano nuovi documenti, vi aggiungevo idee, personaggi e snodi narrativi. Intorno al 2001 pubblicai un altro libro, ‘Dove vanno le nuvole’, che ha per protagonisti i due gesuiti di ‘Son luce e ombra’: senza averlo inizialmente previsto, quest’ultimo è diventato il prequel del primo. La storia è ambientata nella seconda metà del Settecento nel territorio arborense, al confine tra le Barbagie e le vallate che portano al Tirso, nel Barigadu e nel Mandrolisai.»

Un territorio di cui Eliano conosce nei dettagli antri e peculiarità, lingua e consuetudini, storia e personaggi. Un legame di sangue con la terra che gli ha dato i natali e a cui lui restituisce, in prosa e poesia, quell’amore ricevuto nel corso della vita.

Eliano Cau: «Ho la fortuna di essere un attento osservatore del territorio che mi circonda e per soddisfare le mie curiosità ho attinto ai numerosi testi che mi sono pervenuti negli anni, ma anche ai Quinque libri di diverse parrocchie. Attraverso questi documenti sono riuscito a cogliere persino i mutamenti climatici e ad avere notizie su eventi rovinosi quali alluvioni, periodi di siccità o lunghi geli. Ho potuto, così, ricostruire il paleoclima sardo del Settecento, un secolo che fu molto freddo. Tutta la Sardegna, e in particolar modo quella di roccia, subì allora i contraccolpi di un clima certamente più severo dell’attuale».

(…) Profondo è l’amore per i luoghi che l’hanno visto crescere, per la loro storia, (…), per i personaggi che ivi hanno vissuto. Proprio ad alcuni di questi si è ispirato per tratteggiare i protagonisti del suo romanzo: un sacerdote neonelese, Bonaventura Liqueri (…) e Giovanni Battista Vassallo, gesuita piemontese inviato nell’Isola nel 1726. I due girarono insieme buona parte della Sardegna interna per estirparne le residue credenze pagane.
Nonostante la nobiltà d’intenti che anima i protagonisti, in ‘Son luce e ombra’ neanche chi conduce una vita esemplare è scevro da tentazioni.

Eliano Cau: «Nessuno è perfetto e mi ha sempre intrigato questa doppia pulsione, questo oppositivo richiamo del bene e del male. Anche la letteratura mi soccorre, non solo per ciò che ho trovato su questi personaggi; il titolo, ad esempio, viene dalla poesia Dualismo di Arrigo Boito:

Son luce e ombra; angelica
farfalla o verme immondo

L’uomo è questo, angelica farfalla o verme immondo. Naturalmente ci sono varie gradualità tra i due opposti, però la luce e l’ombra, come il giorno e la notte, sono momenti della nostra vita.»

Un altro aspetto che caratterizza il romanzo è la scelta accuratissima dei nomi:

Eliano Cau: «Sono un’altra mia curiosità. Essi hanno a che fare con le tradizioni e devono essere congruenti con il luogo. Ad esempio, Pilima Tzèrchi: Pilima corrisponde a Priama, Tzèrchi è un cognome antichissimo che si trova perfino nei Condaghi e nella Pace di Arborea del 1388. Per questo personaggio, assediato da uno sciame di insetti, ho scelto anche un soprannome, Bobboèddos, perché bobbòi in sardo vuol dire proprio insetto. Ancora, Basìle Femminèri: il nome Basìle è molto diffuso in zona, Femminèri perché è un maledetto pedofilo che brama le fanciulle. Fifìnu Sonnigòsu: Fifìnu è Serafino, Sonnigòsu perché è affetto da letargia. Poi, per una sorta di contrappasso, quel povero contadino dalle frasi bislacche si chiama Miànu Beteòmine (Damiano Chegranduòmo) perché bete vuol dire grande e Miànu è il diminutivo di Damiano, un santo festeggiato ad Ardaùli. C’è una logica nei nomi che ho scelto.»

Oltre a queste particolarità, ci sfiora la delicatezza del narrare e viene da chiedersi quale fuoco arda nel cuore dello scrittore:

Eliano Cau: «Io mi sono laureato in Lettere con una tesi sul Poema paradisiaco di Gabriele D’Annunzio e da diverso tempo mi occupo di poesia a tutto tondo in Sardegna: in qualità di presidente di giuria, di esperto di prosodia o come poeta in numerosi concorsi letterari. La poesia ha avuto un’influenza profonda anche sulla mia prosa: mi ha educato a dire cose essenziali e a concentrare il significato in frasi scolpite. Sono conscio del potere che hanno le parole, però non inganno mai il lettore perché sarebbe come ingannare me stesso. Studio a fondo il contesto storico, prendo appunti, rifletto, per lunghi giorni immagazzino tutto nella mia mente. Poi butto giù una trama succinta che in seguito ossifico. Attorno alle cose fondamentali creo tutto il resto.»

La Sardegna ha offerto e offre ampio materiale a Eliano Cau e ad altri autori, sia contemporanei sia del passato. È una terra che ha tanto da raccontare ma che si concede, nella sua vera essenza, a pochi. Di alcuni di essi Eliano subisce ancora tutto il fascino:

Eliano Cau: «Mi rifaccio a Salvatore Cambosu, a Grazia Deledda, all’immenso Satta, a Giuseppe Dessì. Sono pietre miliari nella mia formazione di scrittore. E mi rifaccio anche a tutta la sterminata produzione dei poeti di Sardegna, da Gerolamo Araolla (autore di fine Cinquecento) in avanti. Tutto quello che da lui fino a oggi è stato scritto, io l’ho letto. E quanto mi è servito leggere, ascoltare e cimentarmi con la poesia altrui! Io distillo le mie parole proprio sulle lezioni degli altri. Ho vibrisse molto sensibili e questo mi porta a confrontarmi con tutti, col poetastro infimo e col più grande. Quindi leggo, e da tutti imparo.»

Tanti autori sardi, dunque, ma non solo:

Eliano Cau: «Molto ha influito la lettura del Notturno di D’Annunzio, un’opera letteraria innovativa, contratta rispetto ad altre. E le opere di Gramsci, la poesia di Guido Gozzano. Della letteratura internazionale, invece, cito un racconto che tutti, secondo me, dovrebbero leggere: Anna, soror…, tratto dal libro Come l’acqua che scorre di Marguerite Yourcenar. Non voglio imitare nessuno, ma questo racconto mi ha fatto dire: guarda come scrive, guarda l’espressione, la bellezza di questa scrittura.»

Letture importanti che abbracciano l’intero universo letterario, senza confini geografici, da cui Eliano attinge linfa. Un’apertura al mondo, al contrario delle sue opere, nate per narrare e cantare, per ora, esclusivamente l’Isola a lui cara:

Eliano Cau: «Mi interesso di Sardegna perché non conosco la Palestina, l’Alaska e la Patagonia. Racconto la Sardegna perché è quella che amo e conosco. Quando scrivo, lo faccio come un testimone del tempo: non posso essere un turista, uno che descrive, come diceva il grande Pascoli, “con due bianche spennellate in tutto il ciel turchino”.»

Intervista a cura di Alessandra Ghiani
Apparsa nel sedicesimo numero di Antas (luglio 2017)


Eliano Cau nasce a Neoneli nel 1960. È un cultore della poesia sarda, con una forte predilezione per quella di Bonaventura Licheri, del quale ha curato la raccolta Deus ti salvet Maria (2005). Cau ha esordito nella letteratura con il romanzo Dove vanno le nuvole (2001), cui è seguito Adelasia del Sinis. Prima aveva scritto anche dieci racconti comparsi col titolo di Balentias (2000), realizzto col fratello Tonino, leader del gruppo del coro a tenore Neoneli. ‘Luce degli addii’ è l’ultimo romanzo di Eliano Cau, del 2019, segue a ‘Son luce e ombra’ del 2016, entrambi Edizioni Condaghes.

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Alessandra Ghiani
Giornalista, responsabile della rivista Antas. Vive a sud della Sardegna.

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