L’eterna crisi italiana. Tocca a Salvini contro tutti.

Per certi versi la Storia è una materia semplice, più o meno nel tempo, secondo le indole e le abitudini dei popoli, si ripetono fatti, vizi ed errori, tanto che Vico era solito parlare di corsi e ricorsi storici. Cosi in Italia, dove di certo mali, ormai endemici, si ripetono con allarmante continuità.

E’ toccato a Berlusconi, poi a Renzi, poi ora a Salvini, per restare solo negli ultimi 25 anni. L’Italia è un paese povero di concordia, privo di senso di appartenenza nazionale, uno Stato ancora troppo giovane, diffidente verso le istituzioni, ma ingabbiato da una Costituzione che si basa proprio sul bilanciamento delle Istituzioni. Anche per questo gli italiani tendono ad identificarsi più sull’uomo (forte) che su un modello di società.

Matteo Salvini

Oggi le contraddizioni italiani tra rabbie e sogni sono rappresentate da Salvini e non è un caso che Berlusconi, Renzi e lo stesso Salvini abbiano nella capacità comunicativa il loro minimo comune denominatore, perché il nostro acerbo popolo è più attento a questa che agli stessi contenuti (spesso inattendibili) che vengono proposti.
Peraltro, ci sono due fattori che complicano in eterno il quadro politico e sociale dell’Italia: da una parte la burocrazia che diventa un potere occulto, capace di addomesticare qualsiasi legge, di depotenziare ogni tentativo legittimo di dare più efficienza al sistema, dall’altro lato, una complicata rete di appartenenza a lobby, caste, che fanno del nostro paese una repubblica che, più che fondata sul lavoro, è fondata sulle corporazioni, vere e uniche protagoniste del potere politico.

Veri protagonisti perché le diverse corporazioni legano e costringono i rappresentanti dei partiti e del parlamento in modo del tutto trasversale e in tempi post-ideologici, gli interessi di parte delle caste diventano il vero ed unico riferimento dell’azione politica.
Tra i tre menzionati paladini delle speranze degli elettori, certamente l’unico che ha cercato di sbloccare il paese, piaccia o no, è stato proprio Renzi, che avvertiva (beata giovinezza) la necessità di una riforma profonda del paese a partire proprio dalla Costituzione che evidentemente fatica ad essere base di principi e regole di un paese che dal dopoguerra ad oggi è profondamente cambiato.

Nei piani di Renzi vi era specialmente l’idea di colpire proprio questo sistema di corporazioni, foriero ed origine di ogni malcostume italiano. Tante delle corruzioni più che dai politici sono determinate nel lavoro, negli appalti, nelle concessioni, proprio li dove corporazione e burocrazia si incontrano, finanche con intrecci con la malavita organizzata e mafiosa. Il giovane fiorentino sognava di abolire gli ordini professionali, di ridare spazio alla politica e alla competenza, di rimodernare un paese che, da ben prima del dopoguerra, era abituato a pratiche tutt’altro che cristalline e che quasi mai premiavano il merito.

Non è un caso che tra i tre menzionati, proprio Renzi abbia avuto la vita più breve e più sofferta. Il suo efficientismo, la sua pretesa di cambiare la Costituzione, di rimodulare i poteri, di colpire la burocrazia, dopo aver semplificato il mondo del lavoro ed aver cercato di rendere più efficace ed attento al merito la scuola, non poteva essere gradito proprio al binomio burocrazia-corporazioni, che dell’agire nelle pieghe dell’inefficienza fa la sua arma maggiore per garantirsi vantaggi e privilegi.
Si mise a rischio un intero sistema di potere che è ramificato non solo tra i partiti e nel parlamento, ma anche nell’informazione, nei vari ordini professionali (non è una battuta dire che negli ultimi decenni, dai tassisti, ai giudici, passando per i commercialisti ed altre categorie, le corporazioni hanno letteralmente dettato le leggi).

Silvio Berlusconi

A turno le varie categorie sentirono a rischio il meschino sistema di favori ed interessi alla base delle proprie egoistiche aspettative. L’assenza di senso dello Stato, ma anche di appartenenza ad una nazione, una patria, un paese, chiamatelo come volete, farà il resto.

Più furbamente Salvini non vuole rivoluzionare il Paese, vuole semplicemente assecondarlo, naturalmente si tratta di un’impresa titanica, perché è evidente che la politica indica priorità e se la priorità, dico ad esempio, sono i pensionati, non puoi investire sui giovani, se sono le imprese del nord non puoi investire nel sud e cosi via dicendo. Per questo, come per Berlusconi e per certi versi Renzi, anche Salvini è destinato a deludere e come per i primi due, con le predette differenze, oggi giocherà contro tutti fino al suo logoramento. Perché tutti gli altri si faranno portavoce degli scontenti ed in primis proprio del vero sistema di potere che è quel dannato incrocio di burocrazia e corporazioni. In un certo senso il destino di Salvini è già segnato.

La Storia è in fondo una materia semplice e che spesso si ripete. Prepariamoci ad un PD che dialoga e si accorda con M5S (del resto con il proporzionale questo è inevitabile, è proprio per questo che chi voleva modernizzare e rendere più chiaro il sistema voleva il maggioritario), già Prodi invoca un governo istituzionale sul modello tedesco (Ursula docet) che veda insieme tutte le forze politiche (chiamiamola melassa), anche Brunetta di Forza Italia, per scongiurare le elezioni punta ad un governo di “larghe intese”. Prepariamoci a tutto il campionario di formule e formulette al cospetto di un parlamento (sintesi delle corporazioni) che è come sempre riottoso a sciogliersi privandosi, a propria volta, dei propri interessi e privilegi.

Matteo Renzi

Molti dicono che con le elezioni si regalerà il paese alla destra, ma il paese alla destra lo si è regalato il 4 dicembre 2016, quando il tentativo (referendum per la riforma costituzionale) di semplificare la politica e di spezzare lo storico intreccio tra burocrazia e corporazioni falli, tra i brindisi trasversali ed incrociati di Grillo, Berlusconi, dell’ANPI e Casa Pound e finanche di esponenti dello stesso PD come Bersani, D’Alema e Speranza. Quel giorno, nella semi-inconsapevolezza di un popolo caricato a pallettoni dall’informazione e dai social, contro Renzi e quel PD che lui rappresentava, si consumo’ il coraggioso e forse intempestivo tentativo di modernizzare, ma direi di cambiare il paese.
Quel giorno l’Italia che era in ripresa, dopo la terribile crisi economica del 2007, fu consegnato ai populisti, ai sovranisti ed in ultima analisi alla destra.

Ora bisogna rispettare la ciclicità della nostra storia, occorre andare al voto, i populisti hanno fallito, l’economia sta riprecipitando in recessione, si stano facendo passi indietro rispetto ai diritti civili, il decadimento è di nuovo tangibile. Tocca a Salvini e gli italiani come sempre inconsapevoli, lo voteranno in massa, poi l’odieranno (funziona cosi) e il paese cercherà un nuovo salvatore, il Masaniello di turno, quello che conta è che comunque saranno salvi quei meschini privilegi del nostro inefficacie sistema di burocrazia e corporazioni i veri sovrani del paese, il resto è noia.

Nicola Guarino

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