L’anticapitalismo, discriminante minima per chi si dice a sinistra.

Quel che è accaduto in Italia, l’inedito governo giallo-verde, il primo nella fragile Unione europea guidato da due formazioni populiste, è al tempo stesso « l’esito » del terremoto elettorale del 4 marzo che ha sepolto la Seconda Repubblica e « il figlio », si può dire, naturale del flagello del neoliberismo, l’ideologia che ha dominato negli ultimi vent’anni in Europa.

Il 4 marzo segna la fine della Seconda Repubblica – che va dagli anni successivi al crollo (1989) dell’Urss comunista, dal governo (1992) di Giuliano Amato con la finanziaria costata 92 miliardi di lire (pari a 76,5 miliardi di euro) al mondo del lavoro, al ceto medio, alla ‘povera gente’, ai giovani, ai due ultimi governi di centro-sinistra di Matteo Renzi e Paolo Gentiloni, entrambi del Pd, che hanno cancellato l’art.18, « la giusta causa » per i licenziamenti, dello Statuto dei lavoratori e reso strutturale il precariato – e l’avvio della Terza Repubblica che è tutta da costruire.

Stiamo vivendo un’epoca di grande interesse culturale e politico: se non siamo ancora alla svolta di un cambiamento radicale, questa svolta è però in preparazione e merita una attenta analisi e molta attenzione, afferma il politologo e storico Giorgio Galli.
Il laboratorio culturale e politico italiano si appresta a rilasciare l’inedito, originale prototipo: il populismo al potere, dopo aver dato vista all’eurocomunismo, all’operazione Mani pulite, alla destra catodica di Silvio Berlusconi e al ‘centro-sinistra’ del Pd, erede del catto-comunismo, mutuato dalla Terza via – il socialismo è morto – di Tony Blair e Gerald Schroeder.

Questa svolta epocale in preparazione, che riguarda tutti, può essere, e deve essere – precisa il 90enne Gallil’occasione storica per ricostruire una nuova sinistra in declino: il flagello del neoliberismo dice che il marxismo serve ancora come serve la critica al capitalismo abbandonata dalla sinistra dopo il crollo dell’impero sovietico.
Per Galli bisogna rifarsi a chi, Riccardo Lombardi, nella Prima Repubblica capì per tempo che il capitalismo stava cambiando ‘pelle’ da industriale a finanziario e ‘direzione di marcia’ dal profitto a medio-lungo termine alla più immediata rendita finanziaria. E parallelamente mutava la produzione: meno beni e consumi collettivi, più beni e consumi superflui e non durevoli.

Galli
Giorgio Galli

Oggi la distinzione tra destra e sinistra, secondo lo storico Galli, va aggiornata e rivista: ai valori di uguaglianza, libertà, giustizia politica e sociale ne va aggiunto un altro: l’anticapitalismo che, come sosteneva negli anni ’70 Lombardi, è la « discriminante minima al di là della quale si può parlare di tutto, si può parlare di amici, di possibili alleati, di compagni di strada, di quello che volete, ma non si può parlare di Sinistra« .

È con questo scenario culturale e politico sconosciuto, con un partito di destra, la Lega, radicata nel territorio e un movimento antisistema, i Cinque Stelle, né di destra né di sinistra, con un elettorato variegato e fluttuante che risponde, collettivamente, più a una domanda di cambiamento generale (elezioni politiche e referendum) e meno se territoriale (elezioni amministrative e regionali), che tutti devono far i conti e non attendere, con pop corn in mano, che « chi ha vinto fallisca ».

A poco o nulla serve erigersi a paladini dello status quo, la traballante Unione (finanziaria) europea dei 28, evocando l’arrivo dei barbari che pure a suo tempo rinvigorito l’impero romano, la radice romana, o con il ricorso al classico Hannibal ad portas, come se l’Italia i conti con il fascismo li avesse fatti veramente, a differenza della Germania con il processo al nazismo di Norimberga.

Ora siamo lontani dall’Europa unita avvertì vent’anni dopo il Trattato del Mec sul quale Lombardi portò il Psi a astenersi: il nostro voto ha un significato profondo di fiducia non nel governo o nei governi o nella maggioranza che hanno proposto questo trattato ma nelle forze del lavoro che concorreranno alla lotta politica che dominerà questi quindici anni di preparazione del mercato comune e che ne determineranno gli sviluppi.

Non era tanto l’architettura istituzionale – come il federalismo – che premeva all’Ingegnere acomunista quanto l’unificazione politica, economica, sociale e non solo finanziaria dell’Europa.

Lombardi
Riccardo Lombardi

Per cui, lasciare che le cose si svolgano senza un intervento costante, un progetto e una sollecitazione costante dei socialisti, significa dire che l’Europa tra dieci anni finirà più capitalistica, più atlantista e meno autonoma dagli Stati Uniti di quanto non sia oggi.

Ma un’Europa unita bisogna farla: e allora bisogna persuadersi che l’Europa si può fare solamente se è socialista o almeno tendenzialmente socialista.

Siamo ancora qui, dove c’eravamo lasciati nei primi anni ’80: siamo qui a riscoprire quel che Lombardi rivendicava: il marxismo [per me] è prassi rivoluzionaria difronte al marxismo ridotto – nella nota Lettera a monsignor Bettazzi di Enrico Berlinguer il teorico del compromesso storico e della politica di austerità – a puro canone di interpretazione della Storia, che era la posizione di Benedetto Croce, poco meno di un secolo fa.

1 COMMENTAIRE

  1. È un piacere leggere i tuoi articoli e vedere che il filo conduttore della narrazione « politica » e’ bel saldo e rigorosamente ripercorso ed analizzato! Grandi responsabilità di quanti hanno svenduto un patrimonio politico costruito nell’Italia dominata dal fascismo e poi con l’avvento della repubblica! Avremmo potuto avere un moderno ed equilibrato stato democratico espressione di un popolo mateuro e consapevole; abbiamo invece un paese lacerato dall’odio, dove la politica del tanto meglio tanto peggio prevale e dove l’Europa diffida di noi!

LAISSER UN COMMENTAIRE

Please enter your comment!
Please enter your name here

La modération des commentaires est activée. Votre commentaire peut prendre un certain temps avant d'apparaître.