La cible (Il bersaglio) di Sandro Gozi nelle librerie francesi.

La lettura del libro “La cible” di Sandro Gozi (ed. “Saint-Simon”, sett. 2020)* è utile non tanto per l’auto-descrizione dell’autore come “bersaglio” non solo di Di Maio e Meloni (che volevano togliergli la nazionalità italiana) ma pure della stampa francese quando nel 2019 era stato nominato consulente per gli Affari Europei del Primo Ministro Edouard Philippe, quanto per le sue considerazioni sull’Europa anche in conseguenza del covid19.

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Deputato di Renaissance in Francia (“rinascita” macronista) al Parlamento Europeo da quando tra i seggi lì lasciati dai deputati del Regno Unito dopo la Brexit c’è stato quello a lui assegnato come primo dei non eletti alle elezioni del 2019 in questa lista (che egli vanta come “transnazionale”), egli ha raggiunto così di nuovo le istituzioni per cui ha lavorato per una buona parte dei suoi 52 anni (originariamente da diplomatico e: nel 1996 al Segretariato Generale della Commissione UE; dal 2000 al 2005 con Prodi e Barroso, Presidenti della Commissione UE; dal 2008 al 2013 come deputato a Montecitorio, capogruppo del PD nella Commissione per le politiche nell’UE e responsabile “Europa” nel partito; nel 2013 come vice presidente della delegazione italiana e nel 2014 come vicepresidente del gruppo socialista all’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa; dal 2014 al 2018 come Sottosegretario per gli Affari Europei dei Presidenti del Consiglio Renzi e Gentiloni; dal 2018 come Presidente dell’Unione dei Federalisti Europei).

È per queste esperienze (descritte nei suoi libri precedenti: “Il Governo dell’Europa”, 2002, “La Commissione Europea”, 2005, ed. “Il Mulino”, “Generazione Erasmus al potere”, 2016, ed. “Università Bocconi”) che spiegano nel libro le sue attività di consulenza (che lo lasciano libero), anche con la Banca Centrale di San Marino per l’adeguamento di questa alle norme dell’UE, e con il governo di Malta, dopo il 2017, quando questo Paese è stato Presidente di turno dell’UE (consulenze in seguito cessate).

Ed è con queste esperienze che egli allora, nato a Sogliano al Rubicone, decide nel 2019 d’attraversare questo nella direzione opposta a quella di Cesare quando faceva da confine tra il territorio di Roma e la Gallia cisalpina, e di candidarsi oltralpe nella lista di Nathalie Loiseau (non senza non intuire, come Cesare, che a Roma intanto i giochi politici tra i partiti sono già fatti). D’altronde egli ormai giudica il seggio di deputato nazionale troppo rassicurante: “si agisce in un contesto definito, di relazioni consolidate, talvolta incestuose, concentrandosi nei dibattiti nazionali nei quali, mediaticamente, i protagonisti sono sempre gli stessi, che parlano sempre delle stesse cose allo stesso pubblico”.

In Europa tuttavia si riaffacciano altri “demoni”: il razzismo, l’antisemitismo, la xenofobia, gli egoismi economici e sociali e l’immobilismo. Finché il covid19 e le sue conseguenze scuotono questo e l’espressione tedesca “merkeln”, ossia il limitarsi a fare osservazioni senza prendere decisioni rilevanti. Meglio allora l’impazienza anche irritante di Macron della prudenza anche estenuante di Merkel, in contrasto con il senso di costruzione d’una sovranità europea degli stessi suoi predecessori cristianodemocratici Adenauer e Kohl.

Finché anche la tattica “Alternativlos”, ossia quella d’aspettare l’ultimo momento per decidere in assenza d’alternative (come per gli aiuti alla Grecia nel 2015) viene scossa dal covid19, ma non appaiono scossi sufficientemente gli irrigidimenti dell’Unione, prevalendo l’unanimità (e perciò il diritto di veto) al Consiglio (anche con il suo Presidente permanente) sui ruoli della Commissione e del Parlamento. Inoltre, se l’unanimità è preceduta dal lavoro degli “sherpa”, questi possono altresì sovrapporre il lavoro della Cancelleria (retta dai cristianodemocratici) su quello del Ministero degli Esteri, retto dai socialisti a Berlino (o il lavoro dell’Eliseo su quello del Quai d’Orsay a Parigi, nell’eterno dualismo sul “domaine réservé” della politica estera e della difesa).

Il covid19 ha allora scosso la stessa Cancelliera, tanto più con la Germania presidente di turno da luglio dell’UE: “la Germania non può che star bene se l’Europa sta bene”, e questa sua dichiarazione fa eco con quella del suo ex Ministro delle Finanze (il cui rigore sui deficit e debiti statali è sempre stato ossessionante) e ora Presidente del Bundestag, Schäuble: “l’Europa deve utilizzare questa crisi (del covid19) per rafforzarsi”. Può alleggerirsi, allora, la presenza dei funzionari della troika (Commissione UE, BCE e FMI) negli Stati dov’era imposta per riportare i deficit nei parametri dell’UE, ma se allora veniva appunto la troika dall’estero quando questi erano violati, oggi nulla viene o avviene in caso di violazione dello Stato di diritto. Donde la necessità d’una forza più consistente dei partiti transnazionali per contrastare anche quest’immobilismo.

I quali rimedierebbero pure, probabilmente, alle scenate come quella della Brexit: in antagonismo non solo, inizialmente, agli elettori referendari che l’hanno votata, ma anche poi ai parlamentari che di fatto con May e Johnson ne hanno provocato il rinvio continuo; e infine in antagonismo ai partiti che ancora vantano per sé la parola “popolo”: “the people’s government” (Johnson) ed espressioni simili di Orbàn in Ungheria, Kaczynski in Polonia o equivalenti di altri in Italia. Espressioni che “hanno bisogno di nemici esterni e gli immigrati ne sono divenuti la preda principale”.

Tutto ciò nel momento in cui l’Europa, anziché dividersi, dovrebbe ancora di più rafforzarsi sia politicamente che economicamente di fronte: agli USA che con Trump non solo hanno incluso nella loro crescita economica altre barriere e tariffe doganali, ma che hanno pure iniziato una riduzione della loro presenza militare in Europa, in Medio Oriente e nel Mediterraneo (l’arrivo d’armamenti russi fino in Libia e la presenza russa e turca nelle acque sono un altro “colpo di spada”); alla Russia con cui non si può non riaprire un dialogo di buon vicinato; e alla Cina con cui l’aggiunta dei valori fondamentali (riguardo a Hong-Kong, al Tibet, al controllo delle reti informatiche, alle repressioni) a quelli degli scambi commerciali può essere fatta solo da un continente unito. Anche se Trump non ha fatto ancora uscire gli USA dalla NATO come dalle Organizzazioni Mondiali del Commercio e della Sanità e dall’UNESCO, è necessario “costruire una nuova architettura di sicurezza europea di risposta al revisionismo russo, al neonazionalismo della Turchia (con l’ambiguità della sua appartenenza alla NATO e con i Kurdi prime vittime) e alle sfide in Africa e Medio Oriente”.

Ursula Von der Leyen

Da qui la dichiarazione della Presidente Von der Leyen di volere una Commissione “geopolitica”. Ma a questo fine è necessario abbattere innanzitutto le frammentazioni. “La spesa militare in Europa è la seconda al mondo”. “La diplomazia è composta da 55000 funzionari e l’UE ne è la principale fornitrice”. Il ché fa un’ottima impressione, ma tutto ciò “è disperso” e diviso “in logiche di rivalità nazionali”. Allora l’integrazione di queste risorse è auspicabile combinando le potenzialità militari con quelle economiche e commerciali, come avviene sempre più spesso negli USA e in Cina. Altrimenti (tantopiù se l’epidemia persistesse con ulteriori aggravi recessivi, di disoccupazione e di debiti pubblici) “la ridistribuzione globale del potere continuerà a spostarsi a est, poiché la Cina ha ripreso meglio il controllo della situazione e il rilancio dell’economia” dopo la pandemia, che ha invece ridotto il prestigio degli USA.

La maggioranza con cui Von der Leyen è stata eletta è fragile (9 voti di differenza tra cui quelli degli antieuropeisti polacchi e italiani, i 5S), e lo rimane se si considera che alcuni dei partiti del PPE nei rispettivi Paesi sono alleati con l’estrema destra (Austria e Italia) o ne inseguono i voti (Francia), e che i socialisti o socialdemocratici si sono notevolmente indeboliti ai livelli nazionali, per cui anche ideologicamente s’aggrappano agli ecologisti che si erano astenuti dal voto sui membri della Commissione. Gozi cita Bernard Shaw: “L’uomo ragionevole s’adatta al mondo, quello irragionevole s’ostina a cercare d’adattare il mondo a lui, per cui il progresso dipende dall’uomo irragionevole…”. Il covid19 è almeno servito a rendere un po’ più ragionevole quello meno ragionevole e viceversa, il ché movimenta meglio il Parlamento anche per il “green deal” che ha tenuto vivacemente occupata una parte dei membri di fronte all’altra, ferma al “business as usual”. Il cambiamento dopo le ultime elezioni del 61% dei parlamentari non può comunque che essere d’auspicio per combattere l’immobilismo, anche con il programma “Next Generation” presentato da von der Leyen, l’attuazione dei recovery funds e degli altri stanziamenti economici per la ripresa, e l’insistenza, pure riconosciuta da Von der Leyen e Merkel, nel condividere il problema degli immigrati con tutti.

Ecco allora che è “pensando” a ciò che era fino a poco fa “impensabile” che i riconoscimenti dei problemi comuni prendono il posto dell’immobilismo, e che le soluzioni cominciano a far parte della nuova “playlist” per l’Europa.

A questo punto, poco importa se un orchestrale (autore anche di “Playlist Italia”, 2013, ed. “Bonanno”) ha cambiato gruppo nel luogo da cui proviene, o se in questo gruppo (PD o IV o LREM) le stonature sono rimediabili o irrimediabili, perché è lasciando lì queste stonature che si può partecipare a un concerto più ampio. Anche senza la nazionalità d’origine se gli fosse tolta.

Lodovico Luciolli

*La Cible
Sandro Gozi
Editions Saint-Simon
Parution: 17 septembre 2020
Prix: 13,00 €
ISBN: 9782374350233

Synopsis: Après une brillante carrière politique en Italie, Sandro Gozi a été élu député européen sur la liste française Renaissance en mai 2019. Européen engagé, il est convaincu que la construction d’une démocratie européenne ne peut se faire sans un véritable mouvement politique transnational.
Symbole de cette nouvelle Europe, il devient aussitôt la cible d’attaques violentes quand il est appelé par Édouard Philippe à entrer à Matignon en tant que conseiller aux Affaires européennes. Dénonciations anonymes, demandes de déchéance de nationalité, campagnes médiatiques haineuses… Entre coups bas et farouches oppositions des partis extrémistes des deux côtés des Alpes, Sandro Gozi choisit d’encaisser les chocs.
Entre la France, l’Italie et la Belgique, à travers ses souvenirs et récits de campagnes, Sandro Gozi nous emmène sur ce long et sinueux chemin qui le conduira au Parlement européen. Il décrit les passages clés de la politique européenne qu’il a vécus «de l’intérieur» et décortique sans langue de bois les hypocrisies et les erreurs des protagonistes de l’Union.

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