John Keats, il romantico che morì a Roma.

Quest’anno si commemora il bicentenario della morte dell’illustre poeta inglese che si spense nella città eterna il 23 febbraio 1821. La regista Jane Campion lo ha celebrato nel film  “Bright Star”, titolo tratto da un suo sonetto, forse il più famoso. A Roma, piazza di Spagna, la casa museo Keats – Shelley, un luogo suggestivo da visitare.

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John Keats è l’archetipo del genio romantico, del poeta che lascia la vita a soli 25 anni, con versi immortalati nel cuore e nell’acqua.

«Here lies one whose name was writ in water» (Qui giace un uomo il cui nome fu scritto nell’acqua”), è quanto scritto sull’epitaffio della sua tomba nel bel cimitero acattolico di Roma. Il poeta riposa lì accanto alla tomba del fedele amico e compagno di viaggio Joseph Severn.

Le tombe di Keats e Severn al cimitero acattolico di Roma

John Keats si spense per il “consumo”, come veniva definita all’epoca la tubercolosi, al n°26 di piazza di Spagna, in una palazzina di tre piani che s’appoggia alla Scalinata di Trinità dei Monti. La sua ultima dimora fu allestita poi in casa museo ed è un vero gioiello da visitare. Aperta al pubblico nel 1909, in presenza del re Vittorio Emanuele III, contiene una ricca collezione di quadri, sculture, manoscritti, oggetti e prime edizioni delle opere di Keats, Percy Bysshe Shelley, Mary Shelley, Lord Byron, ovvero i più importanti esponenti della seconda generazione romantica inglese.

La casa museo Keats Shelley a Roma, piazza di Spagna

John Keats era nato a Londra nel 1795 in una famiglia modesta; la vocazione letteraria si sviluppò adolescente, con le feconde letture di Shakespeare, ed avvicinandosi alla poetica di Edmund Spenser.

«Beauty is truth, truth beauty – that is all Ye know on earth and all Ye need to know» (Bellezza è verità, verità è bellezza / che è tutto quanto sapete sulla Terra / e tutto quanto avete bisogno di sapere.”)
È uno dei suoi innumerevoli versi che lo identificano. E tra le sue opere basilari vanno menzionate HyperionThe Eve of St. AgnesLa Belle dame sans merci e le numerosissime odi.

Il critico Edward Hirsch definì Keats “la voce orfica della poesia”, mentre Eliot ne elogiava la mente “filosofica”. Keats ha dovuto lottare per mantenersi; la sua classe sociale, la politica e la poetica progressiste hanno portato alcuni critici conservatori a inserirlo nella cosiddetta Cockney School del verso.

La sua opera ha lasciato emozioni indelebili. Le sue odi e i suoi poemi epici sono musicalmente ineguagliabili. Keats ha lottato “per l’eterno, aiutando a ricentrare la lirica moderna su quelle regioni incontaminate della mente”.

L’ardore letterario del giovane Keats è vagamente ragguagliabile al suo coevo Giacomo Leopardi, al “giovane favoloso” portato sullo schermo nel 2014 da Mario Martone con uno straordinario Elio Germano.

Bright Star” è il film scritto e diretto da Jane Campion dedicato agli ultimi tre anni di vita di Keats, dove Ben Whishaw interpreta il poeta, e Abbie Cornish la sua musa Fanny Brawne. Il titolo del film è tratto da un sonetto di Keats dal titolo Bright star, would I were steadfast as thou art, che il poeta scrisse durante la sua relazione con la ragazza.
Jane Campion, colta regista neozelandese, portò a Venezia nel 1990 “Un angelo alla mia tavola” che fece scoprire la poetessa del suo Paese Janet Frame, aggiudicandosi il Leone d’argento. Vinse l’Oscar tre anni dopo con il capolavoro “Lezioni di piano”.

Keats e Fanny Brawne dal film « Bright Star » di Jane Campion

Bright Star – Stella Splendente (1819) by John Keats scritta a 23 anni e dedicata a Fanny Brawne

Stella splendente, fossi io stabile-fisso come sei tu –
Non in solo splendore sospesa in alto la notte
E che osserva, con eterne palpebre socchiuse,
Come Eremita insonne, paziente della natura,
Le moventi acque davanti il loro pretesco compito
Di pura abluzione intorno le rive umane della terra,
o che da uno sguardo sulla nuova maschera caduta-piano
Di neve sulle montagne e le brughiere
No – eppure ancora stabile-fissa, ancora immutabile,
Coricatasi da guanciale sul petto turgente del mio bell’amore,
Per sentire per sempre il soffice cadere e gonfiore di esso
Sveglio per sempre in un dolce inquieto,
Ancora, ancora per ascoltare il tenero prender-respiro di lei,
E così sempre vivo – oppure in deliquio fino alla morte.

Armando Lostaglio

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Armando Lostaglio
ARMANDO LOSTAGLIO iscritto all'Ordine dei Giornalisti di Basilicata; fondatore del CineClub Vittorio De Sica - Cinit di Rionero in Vulture nel 1994 con oltre 150 iscritti; promotore di altri cinecircoli Cinit, e di mostre di cinema per scuole, carceri, centri anziani; autore di testi di cinema: Sequenze (La Nuova del Sud, 2006); Schermi Riflessi (EditricErmes, 2011); autore dei docufilm: Albe dentro l'imbrunire (2012); Il genio contro - Guy Debord e il cinema nell'avangardia (2013); La strada meno battura - a cavallo sulla Via Herculia (2014); Il cinema e il Blues (2016); Il cinema e il brigantaggio (2017). Collaboratore di riviste e giornali: La Nuova del Sud, e web Altritaliani (Parigi), Cabiria, Francavillainforma; Tg7 Basilicata.

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