‘Io, Emanuela’. Dal libro al teatro con ‘Progetti e Regie’

’IO, EMANUELA’ è un’opera teatrale messa in scena dalla compagnia Progetti e Regie e tratta dal testo ‘Io, Emanuela agente della scorta di Paolo Borsellino’ di Annalisa Strada (scrittrice bresciana vincitrice del premio Andersen 2014), edito nel marzo 2016 da Einaudi Ragazzi. L’autrice ha scelto di raccontare in prima persona la storia di Emanuela Loi, giovane poliziotta di origini sarde che perse la vita a soli 24 anni nell’attentato al giudice Borsellino e alla sua scorta. Il testo ci accompagna nella vita fatta di speranza, di gioia di vivere, di lealtà, di senso del dovere, di piccole e grandi scelte che Emanuela fece nella sua breve esistenza e sfiora senza retorica anche gli eventi della nostra storia più recente: gli omicidi di mafia, il Maxiprocesso di Palermo, la lotta tra i servitori dello Stato e quella che ormai è conosciuta come Cosa Nostra.

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La compagnia teatrale Progetti e Regie ha deciso di dare corpo e voce a questa giovane poliziotta per ricordare, con un piccolo gesto, tutti quei cittadini che ancora oggi lottano quotidianamente in nome di valori fondamentali che sono alla base del nostro vivere civile e democratico. Donne, soprattutto donne, nelle narrazioni teatrali di Sara Poli, regista, e di Laura Mantovi, regista e attrice. ‘Io, Emanuela’, ‘Le donne di Ulisse’, ‘Le donne della Shoah’: incansapevoli eroine della storia. Una storia fatta di emozioni, che narra le grandi vicende attraverso le piccole esistenze, rivelandone tutta la grandezza. Altritaliani ne ha parlato con Sara Poli e Laura Mantovi.

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Quando e perché nasce ‘Progetti e Regie’? Si puó definire una compagnia teatrale? O è qualcosa di diverso?

Sara Poli: Ho fondato Progetti e Regie nel lontano 1991. Inizialmente ero mossa solo dalla necessità di regolarizzare burocraticamente le mie indipendenti produzioni. Facevo un nuovo spettacolo all’anno pagando personalmente tutte le spese e cercavo di imparare questo strano mestiere alternando i mesi invernali a Milano (in veste di assistente alla regia al Teatro dell’Elfo) e quelli estivi a Brescia lavorando con la regista Mina Mezzadri (con la direzione artistica di Renato BORSONI). L’associazione era sostanzialmente un mezzo per essere autonoma ed indipendente nelle mie prime regie.

logo_compagnia_pregetti_e_regie.jpgNel 2003 venni incaricata di condurre un laboratorio teatrale con le detenute della Casa Circondariale di Verziano (Bs). Nacque una collaborazione di 5 anni: 3 spettacoli teatrali e un breve video ‘Sguardi’ che fu presentato anche all’ Istituto di Cultura Italiana di NYC (2007). Credo di poter collocare in questi anni il mio cambiamento di rotta (artistica). Il carcere, l’incontro con tante detenute e con aspetti della vita che non conoscevo hanno fatto nascere tante domande sul mio fare, sul senso del mio fare.

Nel 2010 ho incontrato Laura Mantovi e in breve tempo siamo diventate socie (ora Laura è il Presidente di Progetti e Regie) unendo così il nostro impegno sociale, la nostra incolmabile necessità di sperimentare per creare spettacoli, narrazioni, documentari spesso con tematiche scomode. Abbiamo scelto di essere una compagnia tutta al femminile e, se possibile, di dare visibilità alle tante vite di donne spesso dimenticate.

Le vostre proposte sono soprattutto al femminile, è questa una delle vostre finalità? Proporre cultura o visioni culturali al femminile?

Laura Mantovi: Progetti e Regie è una Associazione fatta di donne che condividono una visione della vita e dell’arte, crediamo nella cultura a 360 gradi, nell’arte come luogo e tempo di incontro e scambio. Il fatto di essere donne e di aver scelto principalmente di parlare di storie al femminile fa parte di un sentire forte che ci accomuna. Capita a volte che scherzosamente mi definiscano femminista e io rispondo sempre che prima che femminista sono femmina! Scherzi a parte, sono sempre stata affascinata dalla complessità dei rapporti che le donne sanno creare e gestire quando collaborano insieme e questa è una delle sfide forti che, grazie all’incontro con Sara, posso portare avanti con ‘Progetti e Regie’.

La pièce teatrate ‘Io, Emanuela’ nasce dal libro di Annalisa Strada “Io, Emanuela agente della scorta di Paolo Borsellino”. Che cosa vi ha colpito di questo libro e di questa vicenda? Come è nata l’idea di una pièce teatrale?

Sara Poli: Avevo scoperto Annalisa Strada su Facebook. Non sapevo neppure che fosse bresciana come me. Seguivo i suoi post perché la sua feroce ironia mi regalava sempre un sorriso. E Annalisa mi ha portato da Emanuela.

io_emanuela_copertino_libro_annalisa_strada.jpgIl romanzo IO, EMANUELA AGENTE DELLA SCORTA DI PAOLO BORSELLINO l’ho letto in un silenzioso pomeriggio di aprile del 2016. Le parole scritte hanno fatto emergere ricordi di giornate fosche, vibranti di intense e contrastanti emozioni. Accompagnata dalla storia di Emanuela ho rivissuto la terribile guerra di mafia che avevo seguito da giovane attraverso quotidiani e immagini televisive.

Assorta ho riletto più volte i capitoli finali del romanzo affascinata dal ritmo serrato, dalla scrittura asciutta. E ne ho colto le potentissime possibilità teatrali.

Ci sono stati scambi con la scrittrice Annalisa Strada?

Sara Poli: Ho portato il libro a Laura e ho atteso. Dopo 7 giorni abbiamo contattato Annalisa.

Autorizzata dall’autrice ho fatto una prima drastica riduzione del testo che ho poi consegnato a Laura e successivamente durante le prime giornate di prova ho accolto i nuovi suggerimenti che Laura mi sottoponeva per dare maggior ritmo al suo recitato. Via via che le giornate scorrevano il testo assumeva una sempre più forte e lucida compattezza e scorrevolezza. Solo dopo la prima sessione prove di agosto (10 giorni) abbiamo spedito la nuova riduzione ad Annalisa che ci ha poi regalato bellissime parole di stima e fiducia.

Che cosa fa la differenza tra la morte di Emanuela Loi e un altro, ‘qualunque altro’, lavoratore, lavoratrice morto durante “l’esercizio del proprio lavoro”?

Sara Poli: Sostanziale differenza credo sia in questo caso l’ambito della quotidianità lavorativa e l’innegabile fatto che Emanuela è stata la prima donna poliziotto a morire in servizio. Ma non si tratta di fare un distinguo di merito tra le (purtroppo) innumerevoli morti sul lavoro. Sarebbe una mancanza assoluta di rispetto. Io ho scelto di parlare di questa morte per i temi avviluppati ad essa (la mafia, il rispetto della legge, il senso del dovere, l’idea di fatica quotidiana) e altra forte motivazione è stato il voler condividere con il pubblico alcuni dei fatti più gravi del nostro recente passato per non dimenticare le morti di tanti onesti cittadini (e di un paio di eroi!).

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Nella quarta di copertina del libro della Strada si legge: “In via D’Amelio, infatti, venne dilaniata anche Emanuela Loi, che si aggiudicò il triste primato di «prima donna agente di polizia morta in servizio»”.

Non è questo in fondo ‘normale’ in un mondo in cui le donne entrano sempre più nel mondo del lavoro, anche in quegli ambiti fino a qualche decennio fa riservati esclusivamente agli uomini, come appunto la polizia di stato.

Perché ci stupisce e ci scuote ancora cosi tanto?

Laura Mantovi: Certamente a Emanuela è toccato il triste destino di essere la prima poliziotta donna morta in servizio, e questo ha fatto sì che la sua persona tanto significhi ancora oggi per la Polizia di Stato, che anche per questo ha voluto concederci il suo Patrocinio, e per le donne Poliziotto. Ne abbiamo incontrate tante durante le repliche e ci hanno sempre comunicato la loro commozione e affetto per Emanuela che è il simbolo di una conquista di parità, anche nell’estremo sacrificio nell’esecuzione del proprio dovere. Ma il nostro spettacolo non pone accento su questo suo triste primato, non era questo l’aspetto di Emanuela che ci toccava e commuoveva con tanta forza.

E’ stata soprattutto la riscoperta di fatti storici così significativi per ognuna di noi, per tanti, tantissimi italiani, attraverso il punto di vista, la “voce” di un femminile, giovane, pieno di vita e sogni. Un femminile che ci guida attraverso fatti enormi con la coscienza dei propri limiti, ma con la determinazione di svolgere il proprio dovere di brava persona, prima ancora che di poliziotta.

La storia delle emozioni: “La storia narrata da una nuova prospettiva: dalle minuscole verso le gigantesche”, è forse questa la chiave di lettura di ‘Io, Emanuela’? Guardare dalle piccole esistenze la macro-storia?

Laura Mantovi: Per me e, credo per Sara, è esattamente questa! Un perfetto esempio di questa visione, di questa “poetica” è proprio il finale scritto da Annalisa: un passaggio incredibile dalla velocità della narrazione dei fatti che hanno preceduto lo scoppio della bomba ad una dilatazione poetica, quasi uno slow-motion, dove il punto di vista di Emanuela è artisticamente reso dall’autrice con grandissima efficacia. Una piccola, preziosa esistenza al centro di una storia enorme, per tutti noi e per il nostro Paese. Una vita, una persona che ci guida di nuovo a confrontarci col nostro passato e con gli errori della nostra Storia.

Il vostro tour con ‘Io, Emanuela’, è stato, e continua ad essere, un successo di pubblico. A cosa pensate sia dovuto questo interesse? Avete notato differenze tra l’accoglienza ricevuta sulla penisola rispetto al vostro tour in Sardegna?

Laura Mantovi: Devo dire che verso ‘Io, Emanuela’ e la storia di Emanuela Loi c’è sempre grande interesse e commozione in ogni luogo dove abbiamo avuto la fortuna di recitare.

Ma la Sardegna e il tour sardo sono stati davvero una storia unica e speciale. Io e Sara ci eravamo promesse da subito, ancora prima del debutto, che avremmo fatto il possibile per portare il lavoro nella terra di Emanuela, e per riuscire a regalare alla famiglia Loi, al Comune di Sestu (Città di nascita della poliziotta), almeno una replica dello spettacolo. Dopo meno di un anno dal debutto ci siamo riuscite, ma mai avremmo pensato di essere sommerse da così tante emozioni.

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Laura Mantovi: Io personalmente credo che per i Sardi Emanuela rappresenti moltissime cose. Anche il tema dei tanti figli e figlie della Sardegna che negli anni hanno dovuto partire dalla propria terra per trovare un lavoro, per inseguire i propri sogni.

Emanuela non ha mai potuto fare ritorno e questo suo viaggio spezzato è stato in minima parte ricomposto anche dalla nostra tournée. So che può sembrare molto da affidare ad uno spettacolo, ma il teatro e l’arte in generale sono davvero mezzi incredibilmente potenti.

La replica del 9 Ottobre a Sestu nel giorno in cui Emanuela avrebbe compiuto 50 anni, davanti alla famiglia e agli amici, è stata una serata oltre il teatro, una celebrazione laica, un momento di incredibile intensità.

Uno dei momenti più intensi della mia vita di artista e di essere umano.

Una delle vostre attività principali è il teatro nelle scuole, molti dei vostri progetti sono infatti proposti nelle scuole. Quanto è importante parlare oggi di Emanuela e del delitto Borsellino ai giovani?

Laura Mantovi: Fare teatro nelle scuole significa credere molto nell’importanza di comunicare e condividere col cuore e non solo con la testa. Il teatro è un’arte profondamente empatica ed impattante e questa è la sua forza educativa profonda.

Noi di Progetti e Regie crediamo da sempre nel valore del teatro a scuola e per questo moltissimi nostri progetti sono rivolti anche agli studenti. Portare teatro sociale nelle scuole significa credere che le nuove generazioni possano trarre grande giovamento dalle storie del passato, se raccontate con il cuore e passione. Significa al contempo credere che raggiungere le nuove generazioni sia anche il modo migliore per assicurare un futuro all’arte del teatro, fidelizzando nuovi spettatori.

‘Io, Emanuela’, in particolare, e le tristi vicende che con questo lavoro trattiamo, sono fondamentali per i giovani italiani. Perché li porta a riflettere su un passato che non hanno conosciuto ma che ancora tanto significa per la nostra società, portarli a conoscere vicende oscure ma piene di esempi positivi, da cui possono e devono trarre esempio. Ben consci che la storia, anche quella più recente, non dà le risposte, ma aiuta a formulare meglio le domande. Domande che riguardano tutti noi, il futuro del nostro paese e del mondo. Domande che la conoscenza empatica del passato può rendere ancora più urgenti e preziose.

Intervista a cura di Carla Cristofoli

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PROGETTI E REGIE

logo-3.jpgSara Poli fonda PROGETTI E REGIE nel lontano 1992 a Brescia. E accanto a Sara si avvicendano in questi 26 anni tante artiste e importanti collaboratrici. Nel 2010 Sara incontra Laura Mantovi e nasce tra loro una profonda intesa che porterà ad un sodalizio artistico eterogeneo e di importante impegno civile.

Numerosi i linguaggi che le due artiste esplorano insieme: video, musica, fotografia, light painting, installazioni sonore e visive, narrazioni e spettacoli teatrali.

Con il monologo ANNABELLA e con l’installazione sonora MADDALENA hanno vinto rispettivamente la IX (2011) e la X (2012) edizione del Festival Voci dell’Anima di Rimini.

Nel 2016 creano lo spettacolo teatrale di grande successo IO, EMANUELA che ottiene (tra gli altri) il Patrocinio della Polizia di Stato e del Centro Studi Paolo Borsellino.

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sara_poli.jpgSara Poli è regista e artista visivo. Numerose le sue esperienze di assistente alla scenografia e regia (Daniele Lievi, Elio De Capitani, Ferdinando Bruni, Cristina Crippa e ancora con Mina Mezzadri e Virginio Gazzolo).

Realizza diversi Video, tra cui citiamo ‘Sguardi’, realizzato con i detenuti di Canton Mombello e con le detenute di Verziano (Bs), presentato all’Istituto di Cultura Italiana Manhattan NYC nell’ttobre 2007.

Ricordiamo anche ‘Un poeta tra noi, Jean Tardieu’, raccontato dalla figlia Alix e dall’editore Antoine Gallimard del gennaio 2016.

A teatro sono numerose le collaborazioni con attrici/attori e danzatori, in particolare con Laura Mantovi, con la quale ha realizzato Annabella, La chiave dell’ascensore, Maddalena, Stelle Infrante, Figli di una Guerra, Giardini d’Inverno,Io Emanuela. Per la fotografia è stata finalista al Premio Celeste Prize nel 2014.

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laura_mantovi_crediti_foto_laura_stramacchia.jpgLaura Mantovi. Dopo numerose e significative esperienze a Venezia (Teatro Fenice), Milano (con Paolo Rossi), Ferrara (Teatro Nucleo), diventa attrice stabile e socia della Fabbrica del Vento di Brescia, con la quale partecipa alle tournè in Italia e all’estero in numerosi Festivals nazionali e internazionali.
Nel 2010 incontra la regista Sara Poli che le affida il monologo “Annabella Wharton” di Arnold Wesker che avrà una replica nell’anfiteatro del Vittoriale. Sempre con la regista Poli crea dei “Corto-messaggi” ispirati agli articoli fondamentali della Costituzione Italiana che vengono inseriti nella lettura spettacolo “Di Sana e robusta Costituzione?”.

Nell’Agosto 2011 debutta all’interno del Toscolano Art Festival con l’installazione teatrale “Maddalena”, selezionato tra i 5 lavori finalisti al Concorso teatrale nazionale “Voci dell’anima 2012”.

È interprete di ‘Io,Emanuela’, monologo teatrale con la regia di Sara Poli, tratto dal libro di Annalisa Strada, edito da Einaudi Ragazzi. Il lavoro ottiene importanti patrocini tra i quali : Polizia di Stato, Centro studi Paolo Borsellino, Comune di Brescia, Regione Sardegna. Lo spettacolo gira l’Italia riscuotendo un ottimo riscontro di pubblico e critica.
_Laura Mantovi ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti. Nel 2002, ‘Sgòrbypark’ della Fabbrica del Vento, riceve il primo premio al Festival “Le voci dell’anima” di Rimini.
Nel 2011 e 2012, ‘Annabella’ e ‘Maddalena’ di Progetti e Regie, vincono 3 premi al Festival “Le voci dell’anima”: primo premio, premio del pubblico e della critica.

foto: © Laura Stramacchia.

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annalisa-strada-foto_credits-mara-pace.jpgAnnalisa Strada (Brescia, 1969) vive e lavora in provincia di Brescia. Inizia a scrivere libri per ragazzi dopo un lungo periodo di servizi editoriali e attualmente affianca la scrittura alla docenza di lettere nella scuola secondaria di primo grado. Ha vinto numerosi premi e riconoscimenti, tra cui il «Premio Andersen» con Una sottile linea rosa e il «Premio gigante delle Langhe» con Fino all’ultima mosca. Per Edizioni EL / Einaudi Ragazzi ha pubblicato: L’isola dei libri perduti, Perbacco! Che bello!, Galileo Galilei, esploratore del cielo e Io, Emanuela – Agente della scorta di Paolo Borsellino, vincitore del «Premio Letteratura Ragazzi» della Fondazione Cassa di Risparmio di Cento e del premio «Selezione Bancarellino».

foto: © Mara Pace per Leggevo che Ero

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Descrizione del libro

‘Io, Emanuela agente della scorta di Paolo Borsellino’, Annalisa Strada, marzo 2016, Einaudi Ragazzi.

Il 1992 fu un anno di grandi cambiamenti per l’Italia e venne segnato in particolare da due clamorosi attentati di mafia avvenuti a Palermo: il 23 maggio, a Capaci, moriva il giudice Giovanni Falcone e cinquantasette giorni più tardi, il 19 luglio, il suo collega Paolo Borsellino perdeva la vita in via D’Amelio. Falcone e Borsellino furono e sono due uomini simbolo della legalità, ma non morirono solo loro: entrambi gli attentati provocarono la morte degli agenti di scorta e il ferimento di cittadini. Gli agenti furono e restano vittime meno famose.

Avevano vite normali, tranquille, votate a un servizio di primaria importanza. Per abitudine si dice «uomini della scorta» ma nel caso di Borsellino, l’uomo considerato un bersaglio vivente, certo sarebbe più giusto parlare di «uomini e donne della scorta». In via D’Amelio, infatti, venne dilaniata anche Emanuela Loi, che si aggiudicò il triste primato di «prima donna agente di polizia morta in servizio». Aveva 24 anni, un fidanzato, una famiglia unitissima e una volontà di ferro. Era entrata in polizia spinta dalla sua determinazione. Una carica di esplosivo ha fermato il suo sogno.

Questa è la storia degli ultimi mesi della sua vita. Emanuela Loi ha ricevuto la medaglia d’oro al valore civile. Un romanzo appassionato, nato da una dettagliata ricerca di fonti per raccontare ai più giovani una pagina intensa e drammatica della nostra storia.

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