Il Nobel a Vecchioni ?

Il Nobel per Roberto Vecchioni? In buona compagnia con Bob Dylan e Leonard Cohen. Forse la scelta degli accademici di Stoccolma è esagerata, parlandosi di Letteratura, tuttavia come Dylan e Cohen, Roberto è un “amico” che dagli anni ‘70 ci accompagna con la sua poesia e con i suoi sogni che aiutano a vivere.

Un giorno un grande come Enzo Jannacci asseriva che l’importante è esagerare. Avranno forse esagerato gli accademici di Stoccolma quando hanno inserito nella rosa dei candidati al premio Nobel per la Letteratura 2013 il nostro Roberto Vecchioni, accanto a Bob Dylan, e Leonard Cohen, (probabilmente ben più quotati). “Nostro” dagli anni ’70.

Può sembrare una esagerazione (lo hanno scritto in molti) e chi lo ha apprezzato come noi può dirlo: è un buon cantautore, è stato anche un buon insegnante, insomma una persona corretta. Ci sono delle cose meravigliose che hanno accompagnato i nostri bei vent’anni. Ci sono dei versi (e canzoni) che hanno toccato le nostre infinite incertezze, e le solitudini. E Vecchioni ne ha cantate di poesie: « Mi manchi, ma finché canto ti ho davanti, gli anni sono solo dei momenti”. E Canzone per Laura, e Viola d’inverno, e Figlia, e su tutte Luci a San Siro.

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Anni ’70, un secolo fa, un anno fa o solo il tempo di un sogno. “Io quando ho amato, ho amato dentro agli occhi suoi”. Perché “luci a San Siro non ne accenderanno più”.

Ma di canzoni poetiche o d’arte ne abbiamo ascoltate tante in questi decenni, tantissimi gli autori di canzoni e musiche da sogno. Le custodiamo dentro o sui muri di casa, con i poster (come quello cantato da Baglioni). E ci sono le stoviglie color nostalgia di Francesco Guccini che ci canta “mi dice cento volte tra la rete dei giardini, di una sua gatta morta, di una lite coi vicini ».

I tantissimi momenti alla chitarra di Battisti e Mogol, Pensieri e parole e i giardini di marzo e “seguir con gli occhi un airone, sopra al fiume”. Emozioni, tante, troppo belle quelle cantate oltre la canzone del sole.

I primordi dei cantautori alla Sergio Endrigo: « C’è gente che ama mille cose … » L’avvenire di Jannacci che è “un buco nero in fondo al tram”, “io sono quello col vino, lui è quello senza motorino”; e Giorgio Gaber, tutto poetica e filosofia.

C’è tutto De André, da Volume 8 a Hotel Supramonte a Rimini a Creuza de ma. E Le anime perse con Fossati; già Fossati, immenso nella sua poetica senza tempo, adulto nella Costruzione di un amore e quello più giovane del Bacio sulla bocca; e poi C’è tempo, c’è tempo.

Quanto a De Gregori, tutto, da Rimmel in poi, con Santa Lucia per sempre. E Lucio Dalla di Anna e Marco, che “si guardano e si scambiano la pelle … e cominciano a volare”. E Battiato? E Paolo Conte?

Sarà importante che Vecchioni venga candidato per il Nobel, ci accodiamo all’idea di rappresentarli un po’ tutti, lui che è anche un autore di romanzi, e che con le sue canzoni (magari anche meno note) sia oggetto di studio per gli accademici di Stoccolma. Ne siamo fieri. E allora Mario Luzi, e Albino Pierro? Rappresenterà anche loro, cantori di una letteratura immensa e trascurata.

Certo è in buona compagnia Vecchioni: Bob Dylan è l’America da quando respiriamo, e Leonard Cohen è la poesia allo stato puro. Ci siamo nutriti (con loro ed altri ancora) di belle poesie e grandi speranze.

Noi continueremo con loro a cercare le risposte nel vento e a bussare alle porte del Paradiso, Bob Dylan ce lo ha insegnato, un secolo fa (o quasi).

Armando Lostaglio


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