FILL – Festival di letteratura italiana a Londra – Coronet Theatre 2 e 3 novembre 2019

Il FILL, Festival di letteratura italiana a Londra, nasce nel 2016, nei mesi successivi al referendum sulla Brexit, dall’incontro di un gruppo di scrittori, accademici, intellettuali e giornalisti italiani basati a Londra. Incuriosita dal successo che il Festival riscuote, Ilaria Paluzzi è andata ad intervistare Marco Magini, coordinatore dell’evento.

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Secondo alcuni dati statistici, tra gli italiani residenti all’estero la maggior parte sono distribuiti nel Regno Unito e, per lo più, vivono a Londra. La comunità italiana nella capitale britannica, infatti, è una delle più antiche e meglio strutturate e il successo del FILL, il Festival di letteratura italiana a Londra, che quest’anno si terrà il 2 e il 3 novembre presso il Coronet Theatre, Notting Hill Road, testimonia come il loro contributo vada ad incidere anche sulla vita culturale della città.
E così, incuriositi dal successo che il Festival ha riscosso negli anni passati, siamo andati ad intervistare Marco Magini, coordinatore dell’evento.

DOMANDA – Quando e come nasce il FILL?

MARCO MAGINI – «Il FILL nasce nel 2016, nei mesi successivi al referendum sulla Brexit, dall’incontro di un gruppo di scrittori, accademici, intellettuali e giornalisti italiani basati a Londra che, nello sconforto del clima cupo del momento, ha elaborato l’idea ambiziosa di un festival indipendente. L’obiettivo era creare un momento di confronto, scambio e riflessione, tra varie comunità; un festival dal basso che colmasse quella che a nostro avviso era una mancanza.»

D. – Sul palco del Coronet Theatre il 2 e il 3 novembre si confronteranno, come negli anni passati, autori italofoni con altri inglesi. Come mai questa scelta e secondo quali criteri vengono accoppiati alcuni autori, piuttosto che altri?

M. M. – «L’unicità del nostro Festival sta nel organizzare eventi in lingua inglese nei quali uno degli invitati è un artista, scrittore, accademico o regista italiano. Nel processo di creazione del programma, che inizia un anno prima della data del Festival, iniziamo sempre da temi di riflessione che ci stanno a cuore e intorno a questi cerchiamo di invitare gli interlocutori più adatti. Privilegiamo insomma un tema che sentiamo come urgente piuttosto che un autore di richiamo. Per questo il FILL nel tempo si è affermato come una piattaforma attraverso la quale il pubblico scopre voci nuove».

D. – Il FILL nasce e si afferma in pieno clima Brexit. A proposito, la sera del 2 Novembre si esibirà Francesco De Carlo con il suo spettacolo My personal Brexit. Credete che tutto quello che sta succedendo in UK in qualche modo stimoli certi movimenti culturali, come quello che immagino ci sia dietro il FILL, ad affermare se stessi, piuttosto che a scoraggiarsi? Come a dire: ‘gli italiani a Londra stanno disegnando una mappa culturale diversa della città, venite ad ascoltare!’ Quanto dunque la Brexit ha stimolato in voi la nascita del Festival?

FILL- Festival of Italian Literature in London – 25 Ottobre 2017

M. M. – «Credo che questo essere vicini e allo stesso tempo lontani sia dall’Italia che dal Regno Unito ci offra uno sguardo privilegiato per capire i nostri tempi. Come dicevo la Brexit è stata sicuramente una spinta a creare questo festival, ma è innegabile che già da prima molti di noi sentissero la necessità di creare una comunità, un luogo di discussione dove confrontarsi su temi che non erano stati abbastanza elaborati.»

D. – Tra i vostri ospiti, ci sono molti autori italofoni che vivono in Italia, mentre tra gli organizzatori ci sono molti autori italofoni che vivono a Londra. Si può parlare, secondo voi, di una sorta di piccola comunità di autori italiani che vivono all’estero? Di una comunità di autori, per così dire, ’londinesi’?

M. M. – «Il senso di comunità è parte integrante dello spirito di FILL, ed è uno dei motivi per cui sempre nuove persone ci chiedono di collaborare a questa iniziativa dal basso. Il Festival è così diventato non solo una casa per idee nuove, ma anche un punto di incontro per realtà associative che lavorano in Italia e nel Regno Unito su diversi progetti culturali.»

D. – Parlando ancora di voi, ossia di autori italiani che vivono all’estero, quanto la vostra vita londinese pesa o si fa sentire tra le vostre pagine?

M. M. – «Londra è una città che offre molto ma richiede anche molto. È innegabile che il quotidiano si rifletta in quello che noi scriviamo e nel nostro modo di vedere il mondo, soprattutto in un momento come quello che stiamo vivendo.»

D. – Luigi Meneghello, autore italiano vissuto a Reading come professore universitario e che fondò, nell’Università di Reading appunto, il dipartimento di italianistica, parla nel suo libro ‘Il dispatrio’ della sua esperienza di migrante come una sorta di dis-patrio, appunto, e racconta della sua Italia come di un posto bellissimo dove però è impossibile tornare, pur non essendo il suo un esilio obbligato da situazioni pratiche o da emergenze politiche. Eppure, racconta Meneghello nel suo libro, l’Italia ha tradito in lui una speranza e, per lui, è impossibile tornare indietro.
Vi sentite anche voi come se l’Italia avesse tradito qualcosa delle vostre speranza o della vostra gioventù?

M. M. – «Il rapporto personale con il paese di provenienza è un perfetto argomento da FILL! Il 2-3 Novembre sarà l’occasione perfetta per venirci a trovare e discuterne insieme.»

Intervista a cura di Ilaria Paluzzi


Per maggiori informazioni sul festival e il programma 2019:

Il sito ufficiale FiLLFestival.org 
La pagina facebook FILLFestival 

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Ilaria Paluzzi
Ilaria Paluzzi è nata in un piccolo paese vicino al mare, in Abruzzo. Verso i 18 anni si trasferisce a Roma dove consegue la laurea in studi umanistici. Attualmente vive tra l'Abruzzo e il Lazio, tra ilmare e la città. Per diverso tempo ha collaborato con varie testate giornalistiche. Attualmente ha deciso di dedicarsi unicamente alla narrativa. Recentemente è uscito il suo primo romanzo, 'Riva', edizioni Bookabook. Collabora come autrice per la collana Dafni&Cloe, mentre lavora ai prossimi progetti. Nel 2016 ha ideato e curato 'Gente di mare', progetto editoriale itinerante. Oggi il mare continua a scorrere in tutte le sue storie, in un modo o nell'altro, come l'estate che mantiene vivo col suo profumo il più lungo inverno.

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