Esce “Dogman” di Matteo Garrone, un film imperdibile.

Il regista romano torna al Festival di Cannes con un film in concorso ispirato alla storia del ‘canaro della Magliana’ con Marcello Fonte e Edoardo Pesce, una pagina di nera che ha sconvolto la Roma di fine anni Ottanta. Standing ovation da parte del pubblico al termine della proiezione del film sulla Croisette. Dal 17 maggio nelle sale italiane e francesi. 

Dogman Garrone posterAvevamo lasciato a Cannes Matteo Garrone con “Il racconto dei racconti” (2015) tratto da un’opera letteraria classica ed ora ritroviamo il cinquantenne regista romano che ha presentato in concorso al 71 Festival di Cannes un’opera cinematografica ispirata a un fatto della cronaca più nera italiana. Un episodio accaduto trent’anni fa alle porte di Roma, alla Magliana – località poi assurta agli onori di altra cronaca per un’efferata banda di malavitosi.

Il 18 febbraio del 1988, Pietro De Negri, un uomo mite che di mestiere faceva il toelettatore per cani, rinchiuse in una delle gabbie per animali nel suo negozio Giancarlo Ricci, un ex amico e compagno di avventure disgraziate, detto “er pugile”, un violento che lo tormentava da anni. Su di lui Pietro inflisse le più inumane torture, tanto era l’odio e il dolore per ciò che nel corso del tempo aveva subito da quell’uomo.  Al compimento della sua vendetta si lasciò arrestare dalla polizia che, arrivata al negozio, trovò una delle scene del delitto tra le più agghiaccianti del tempo. L’uomo mite, esasperato, che aveva finalmente esaurito la sua ragione d’odio, passerà agli onori della cronaca con l’appellativo de “Il canaro della Magliana”.

Garrone riprende quell’episodio e con l’aiuto dei co-sceneggiatori Ugo Chiti e Massimo Gaudioso ci propone un’opera potente, come una fiaba dalle tinte “dark”, forte nel suo complesso drammatico, psicologico e visivo. Anche la storia del film è ambientata negli anni’80 in una periferia desolante dalle atmosfere densamente pasoliniane. C’è Marcello (l’attore Marcello Forte) che cura con amore i cani nel suo negozio con l’insegna “Dogman” (le luci cupe degli ambienti interni ricordano “L’imbalsamatore”).

Separato dalla moglie ma fortemente legato alla figlia Sofia, l’uomo sogna una vita diversa per lui e la sua piccola. Con lei vorrebbe viaggiare, ma si accontenta a delle escursioni subacquee nel vicino mare perché mancano i soldi. Perciò arrotonda le entrate spacciando droga e qualche furto.

E c’è Simoncino (Edoardo Pesce), la testa calda e pericolosa del quartiere, il pugile col cervello strafatto di droga e una montagna di muscoli che usa per una violenza brutale. Il destino dei due inevitabilmente si incrocerà; il mite Marcello si troverà a dover trovare da solo il coraggio per reagire ai suoi soprusi.

Non sveliamo altro della storia perché va goduta completamente in modo personale. Possiamo solo elogiare i principali protagonisti, davvero straordinari, e poi tutti i personaggi di contorno, spontanei nel loro realismo. La livida fotografia ricorda in molte parti Gomorra. Marcello il “canaro” con i suoi primi piani espressivi, riflette tutta la sua solitudine e malinconia. Il regista non punta ad immagini crude sulla tortura del pugile immobilizzato. Il climax di violenza è più psicologico e angosciante e aumenta gradatamente nel dramma di chi la subisce. Una sceneggiatura da western metropolitano, limata nelle caratterizzazioni di tutti i protagonisti del dramma e soprattutto sul luogo che fa da sfondo alla vicenda da sembrare irreale nella sua cruda realtà. Assolutamente da vedere.

Voto: ☺☺☺☺☺

DOGMAN
(Id., Italia., 2018)
Regia: Matteo Garrone
Interpreti: Marcello Fonte, Edoardo Pesce, Nunzia Schiano, Adamo Dionisi, Francesco Acquaroli.
Genere Drammatico
Durata, 120’

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