Dibattito sulla Costituzione: Diamo fiducia al semi-presidenzialismo

Continuiamo il dibattito sulla Costituzione, un tema reso ancora più caldo dall’attualità politica. Mentre sembra più prossima la fine della seconda repubblica, la politica si domanda come riconquistare la fiducia e la partecipazione dei cittadini. Il semi-presidenzialismo offre delle garanzie di stabilità e potrebbe rispondere meglio alle moderne esigenze italiane.

Il 12 ottobre è prevista una grande manifestazione a Roma in difesa della Costituzione, un’iniziativa, ha detto Stefano Rodotà, che non deve essere percepita “come una zattera per naufraghi ma come l’inizio di un lavoro”.

Il quadro politico uscito dalle urne il febbraio scorso ha evidenziato il malcontento degli italiani nei confronti della classe politica. Per risolvere una tale crisi di legittimità e favorire la stabilità governativa, limitarsi ad una riforma elettorale non è sufficiente. A questa, va affiancata una revisione costituzionale, il cui compito non è quello di mettere in discussione principi e valori, ma di mettere mano alla Seconda parte della Costituzione per risolvere alcune disfunzionalità. La più rilevante di queste è il bicameralismo paritario, vera anomalia italiana. Non esiste in nessuna democrazia occidentale un governo legato fiduciariamente a entrambi i rami del Parlamento.
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Come evidenziato nella Relazione finale redatta dalla Commissione dei Saggi, voluta dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, vi sono tre modi per uscire dall’impasse. Il primo è il modello della Quinta Repubblica francese post-2000 per intero, con doppia elezione maggioritaria a corta distanza. Il secondo è una forma di parlamentarismo razionalizzato. Il terzo è un mix tra i due precedenti, sintetizzabile con la formula di Governo del Primo ministro, caratterizzato da un possibile ballottaggio nazionale tra le prime due forze (o coalizioni) e i relativi candidati premier.

Personalmente, ritengo che l’adozione del modello francese rappresenti la migliore soluzione per il caso italiano, attualmente caratterizzato da un sistema dei partiti molto indebolito, una situazione simile a quella della Quarta Repubblica francese. Un cambio di forma di governo, con l’introduzione dell’elezione diretta del vertice dell’esecutivo, rappresenterebbe un forte segnale nei confronti di un’opinione pubblica disincantata dai fallimenti della Seconda Repubblica e da decenni di riforme mancate.

Per questo motivo ho apprezzato molto le recenti aperture di alcuni esponenti del centrosinistra (Prodi, Veltroni, Letta) a questo modello. Ma non si tratta di una repentina conversione. Non va dimenticato che la tesi numero uno dell’Ulivo del 1996 prevedeva, oltre a un rafforzamento del Primo ministro, un’apertura all’elezione diretta del Capo dello Stato. E qualche giorno dopo la vittoria dell’Ulivo, l’ex-Presidente della Commissione europea, il francese Jacques Delors, in un articolo su “Repubblica” intitolato “Ora vi serve un Presidente”, invitava il centrosinistra a stabilizzare le istituzioni in senso semi-presidenziale, avvisando che le tradizionali istituzioni deboli non avrebbero consentito un riformismo efficace.

Delors aveva ragione, ma dal 1996 non è stato dato atto ai suoi consigli. La debolezza delle nostre istituzioni, frutto del compromesso del ’48, è stata volutamente trascurata e difesa, anche in questo frangente, da un fronte conservatore.

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Tra i pregi della forma di governo della Quinta Repubblica vi sono la garanzia dell’alternanza e la stabilità anche in caso di coabitazione, anche se dopo la riforma del 2000 è più difficile che si verifichi. Inoltre, il sistema elettorale maggioritario uninominale a doppio turno presenta il vantaggio di dare il massimo potere all’elettore nella scelta del proprio rappresentante, risolvendo il problema delle liste bloccate tipico del Porcellum ed evitando il poco trasparente sistema delle preferenze.

Enrico Sama

5 Commentaires

  1. ma non è vero che …
    Ho letto con attenzione l’articolo di Sama che non condivido e che commento succintamente.

    Primo perché parla di una riforma elettorale che può avere luogo solo intervenendo sulla costituzione, e non è vero. Quando è stato fatto il porcellum non è stata certo toccata la costituzione.

    Secondo perché evita di parlare di ciò che si sta toccando della costituzione, cioè l’art 18. Articolo che, come ho scritto nel mio articolo, se modificato parzialmente o totalmente, aprirebbe le porte e i portoni a tutti coloro che avendone la possibilità e la volontà volessero frantumare pezzo dopo pezzo questo bastione della democrazia.

    Terzo perché cinque dei “saggi” calati dall’alto Colle per stravolgere la Costituzione sono stati denunciati per truffa, corruzione e falso ideologico e quindi non vedo come potrebbero queste persone, fino a che non è stata chiarita la loro posizione, toccare la Nostra Costituzione. Sugli altri non mi pronuncio ma non ho di loro nessuna fiducia.

    Quarto perché dice “Non esiste in nessuna democrazia occidentale un governo legato fiduciariamente a entrambi i rami del Parlamento” … e la Große Koalition tedesca cos’è.

    Cordiali saluti Gian Carlo Zanon

    • Risposta
      Caro Gian Carlo,

      la ringrazio per le sue preziose considerazioni.

      Lei ha perfettamente ragione quando dice che quando è stato fatto il Porcellum non è stata toccata la Costituzione. Io non ho scritto che una nuova legge elettorale può avvenire solo in presenza di una riforma costituzionale. Al contrario, ho scritto che per risolvere la crisi di legittimità e favorire la stabilità governativa la riforma elettorale non è sufficiente e, a mio parere, va affiancata una riforma costituzionale che modifichi alcuni difetti, in primis il bicameralismo paritario.

      Lei cita l’art.18, immagino sia un errore di battitura e si riferisca all’art.138. Nel caso Le dico che non condivido la sua opinione perché il testo approvato alla Camera riduce i tempi (da 90 a 45 giorni) della doppia votazione di revisione, ma prevede che le modifiche costituzionali verranno sottoposte a referendum popolare anche qualora siano state approvate nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza dei due terzi. Sarà sufficiente che ne facciano richiesta 1/5 dei parlamentari, o 500.000 elettori, o 5 consigli regionali. In pratica la stessa procedura prevista oggi dall’art.138, ma rafforzata. In sintesi: la parola finale spetta al popolo se lo richiede.

      Lei giustamente cita l’inchiesta della Procura di Bari su 5 saggi. Da garantista le dico che fino all’ultimo grado di giudizio queste persone sono innocenti. Inoltre parliamo dei migliori costituzionalisti italiani, quindi delle persone più adatte e competenti per formulare consigli su un’eventuale modifica della Carta. I saggi hanno prodotto una relazione finale ma non hanno alcun potere, è il Parlamento a detenere il potere di riforma.

      Quanto al rapporto fiduciario Governo-Parlamento, quando affermo che la situazione italiana è un’anomalia mi riferisco al fatto che il Governo per entrare in carica deve ottenere la fiducia sia dalla Camera che dal Senato e di conseguenza è sufficiente che una delle due lo sfiduci per farlo cadere. Questo non accade in nessun’altra democrazia occidentale. Lei cita la Germania, parlando della Grosse Koalition, ma onestamente non capisco cosa significhi. La Grosse Koalition riceve la fiducia solo da un ramo del parlamento, il Bundestag (equivalente della nostra Camera dei Deputati), mentre il Bundesrat (equivalente del nostro Senato) non ha voce in capitolo. Inoltre rimanendo sul caso tedesco, il Bundestag non dispone del potere semplice di sfiducia, bensì di quello di sfiducia costruttiva, in parole povere: sfiducio il governo se e solo se ho già i numeri per un nuovo governo. Se in Italia si introducesse il meccanismo della sfiducia costruttiva sarebbe una notevole conquista e i governi ne guadagnerebbero in stabilità. Ovviamente per fare questo cambiamento, bisogna modificare la Carta.

      Cordialmente

      Enrico Sama

      • Risposta
        Caro Enrico, come lei ha intuito, quando ho scritto art. 18 intendevo art. 138.
        Per quanto riguarda il “rapporto fiduciario Governo Parlamento” nella foga della risposta avevo confuso “entrambi i rami del parlamento” con “coalizione di Governo” tra Pd/Pdl. Per questo ho citato la Große Koalition Tedesca. Mi scuso per aver generato confusione.

        Pagato il giusto costo dell’errore, mi chiedo perché per parlare dell’art.138 della Carta che regola che regola le leggi di revisione della Costituzione, si metta in gioco la legge elettorale. Secondo me in questo modo si confondono le acque e, chi legge, non solo il suo articolo naturalmente, che rientra nel mainstream mediatico, capisce che se si vuole cambiare la legge elettorale si deve anche necessariamente mettere le mani sulla costituzione. Non sarebbe meglio tenere separate le due cose?
        Detto questo potremmo continuare a discutere all’infinito, e lei potrebbe fare tutti i distinguo del caso, ma nessuno mi potrebbe togliere dalla mente che questo modo di presentare il “problema Costituzione” mischiandolo al “problema Porcellum” surrettiziamente da man forte a chi ha deciso che si possa fare a meno della democrazia : «Le Costituzioni dei Paesi della periferia meridionale mostrano una forte influenza socialista, riflesso della forza politica delle sinistre che hanno sconfitto il fascismo -l’Italia rappresenta il test essenziale di questo cambiamento» (“The Euro Area Adjustment: About Halfway There”, report di J. P. Morgan 28 maggio 2013).
        Questi sono documenti inoppugnabili, che palesano il pericolo che corre la nostra democrazia che si vuole, passando per l’art 138 che è il portone di accesso della Costituzione, lentamente ma inesorabilmente corrodere. Detto questo, il suo garantismo fiduciario a “saggi” che hanno gridato in un aula parlamentare «Eluana è stata assassinata », sarà forse politically correct, ma, mi scusi, io lo ritengo francamente assurdo ed anche pericoloso per le ragione dette.

        Cordiali Saluti Gian Carlo Zanon

        • Risposta
          Non si preoccupi per gli errori, capita a tutti.

          Lei mi chiede perché non si tengono distinti i discorsi riguardo legge elettorale e riforma costituzionale. Come le ho già scritto nel precedente commento, io concordo con chi afferma che cambiare solamente la legge elettorale lasciando inalterata la Costituzione (leggasi eliminare almeno il rapporto fiduciario Governo-Senato) non garantirebbe stabilità. Questo Parlamento difficilmente potrà produrre una legge elettorale valida che dia al vincitore la possibilità di governare 5 anni. In presenza di 3 forze di quasi pari entità nell’elettorato dalle urne è altamente probabile che esca solo una nuova grande coalizione, cosa che sta benissimo al M5S, così libero di fare opposizione.

          Come ho già scritto la modifica dell’art.138 non mi pare illiberale. Il popolo, mediante referendum, avrebbe l’ultima parola, anche in caso di modifica votata a 2/3. A mio parere la democrazia corre più pericolo se alle prossime elezioni si rivota con il Porcellum, soprattuto se verrà dichiarato incostituzionale il premio di maggioranza.

          Il mio garantismo non è politically correct, credo sia naturale che in uno stato di diritto chiunque sia innocente fino a sentenza definitiva.
          Colui che gridò « Eluana è stata assassinata » è un saggio, ma soprattutto è un Ministro. E curiosamente da giovane fu radicale, anti-nuclearista, favorevole all’aborto e alla legalizzazione delle droghe leggere. Pensi quanto si cambia nella vita. Detto questo i saggi erano 40, se 5 sono indagati, ben 35 non lo sono e come le ho già detto il ruolo dei saggi era formulare pareri e sono stati scelti i migliori costituzionalisti italiani.

          Cordialmente

          Enrico

          • Conversazioni intorno alla Costituzione
            Buongiorno,
            il vostro scambio é particolarmente interessante e, ricordandomi di una proposta che feci 2 anni fa al movimento Libertà & Giustizia, presieduto da Gustavo Zagrebelsky, di creare un’associazione a Parigi per ritrovarsi periodicamente e discutere intorno alla Costituzione, poi caduto nel vuoto, mi permetto di girarvela, in modo che persone ben più competenti di me possano darne vita.
            Cordialmente
            Giampaolo
            Parigi

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