Di Chiara Mezzalama: “Le jardin persan”.

Francesco Mezzalama (1924-2018), piemontese, è stato un servitore dello Stato che, come quelli del Regno sabaudo, hanno fatto onore alle istituzioni per il senso del dovere, il sacrificio e la signorilità con cui hanno esercitato il proprio mestiere. Gli piaceva portare ad esempio la Scuola di Cavalleria di Pinerolo che proprio per questo senso di dovere e sacrificio aveva portato l’Arma a difendere, durante la prima guerra mondiale, Pozzuolo del Friuli dopo la ritirata da Caporetto (e a contribuire ad altre battaglie fino all’Armistizio di Vittorio Veneto), continuando poi a combattere, durante la seconda guerra mondiale, nelle peggiori condizioni sia in Africa che in Russia, fino al 1943 quando la stessa Scuola è stata sciolta e poi ricostituita, dopo la guerra, a partire da quella di Tor di Quinto).

Chiara Mezzalama

Nel 1980, con lo stesso motto “con impeto e ferreo cuore oltre l’ostacolo” della Cavalleria, Mezzalama ha accettato la nomina ad Ambasciatore nell’Iran infuocato dalla rivoluzione di Khomeyni. Dal Marocco, paese tanto gradevole per un Ambasciatore quanto allora importante perché, come porta del Mediterraneo, “corteggiato” dai “blocchi” dei Paesi della NATO e del Patto di Varsavia, egli si è dunque trasferito con la moglie e i figli ancora adolescenti a Teheran, dove al fuoco della rivoluzione khomeinista s’era aggiunto quello della guerra contro l’Irak. I fuochi di allora s’ingrandivano sempre più: quello della guerra con il vicino perché al nemico Saddam Hussein erano destinati negli anni successivi sempre più aiuti sia dagli USA (tra l’altro in seguito agli ostaggi della loro Ambasciata a Teheran) che dall’URSS, dalla Cina e dai Paesi del Golfo Persico in opposizione al regime del Partito della Rivoluzione Islamica; e poi il fronte interno con la serie di attentati a seguito di quelli al suo fondatore Beheshti e al secondo Presidente della Repubblica Islamica Rejai.

Sono questi i fuochi (con cui sono infiammate le facce dei “mullah”) che il disegnatore Regis Lejonc fa vedere costantemente oltre le mura di “Le jardin dedans-dehors” (“Les éditions des éléphants”, 2017), ovvero “Oltre il giardino” (ed. “Orecchio acerbo”, 2019) nella versione fumettistica di Chiara Mezzalama, dei suoi ricordi come figlia (che non ha ancora compiuto 10 anni) dell’Ambasciatore nella loro residenza di Farmanieh a Teheran; e di quando nel parco che circonda la villa con una fontana interna, fonte d’un ruscello che scorre tra i platani del giardino, conosce tra questi Massoud, un coetaneo del posto con il quale s’intende più con gli occhi, i gesti e mangiando i fichi che parlandosi, a causa dell’incomunicabilità linguistica.

La versione fumettistica per bambini ha fatto vincere agli autori i prix “Sorcières”, “Chrétien de Troyes”, “Saint-Exupéry” ed è stato nella “Sélection de l’ Éducation Nationale” del 2018. Fa seguito a “Il giardino persiano” (ed. “E/O”, 2015), stesso giardino nel quale Chiara racconta d’aver giocato per uscire dalle altre imposizioni di circostanza (dalle rigidi regole in casa al “chador” in pubblico), creandosi tra i gelsomini profumati e le prime letture di Romain Gary quella miscela di sentimenti che (come per lui dopo la sua vita vagabonda) la porterà infine a Parigi, tra gli scrittori italiani (come De Céspedes, Calvino e Tabucchi su cui fa dei corsi all’Istituto Italiano di Cultura). Da Parigi ha anche scritto (dopo l’attentato) “Voglio essere Charlie. La libertà d’espressione. Diario minimo di una scrittrice italiana a Parigi” (“Ed. estemporanee”, 2015).

Annullata purtroppo, a seguito delle vicende del coronavirus, la prevista presentazione a Parigi il 18 marzo alla Libreria italiana di 89 Rue du Faubourg Poissonnière, di Chiara Mezzalama e del suo libro “Le jardin persan” (Editeur Des Falaises, février 2020), che sarebbe stata animata insieme a Maïa Kanaan-Macaux (autrice di “Avant qu’elle s’en aille”, ed. Julliard, mars 2020, pure sui ricordi cosmopoliti della figlia d’un diplomatico egiziano). Dovendo tuttavia stare tutti a casa, per ostacolare la diffusione dell’epidemia, siamo certi che questo libro potrà essere un ulteriore stimolo alla lettura e alla riflessione.

Lodovico Luciolli

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