Dalla parte di Charlie, Woody e Roman.

Lo confesso, mi piacevano di più le femministe di una volta. Non solo le magnifiche suffragette che si battevano per la parità e per il voto alle donne, mi piacevano anche quelle dei miei anni d’oro, che erano laiche ed anticlericali, che si presentavano in minigonna alle porte delle chiese, che si battevano per aborto e divorzio e non solo, ma difendevano le adolescenti e il loro diritto di amare e di avere una sessualità libera, anche se i loro partner erano magari già maggiorenni, all’epoca quante adolescenti borghesi si davano ad attempati operai (per la Classe operaia), lo raccontava bene anche Elio Petri con il suo magnifico: La classe operaia va in paradiso. Il femminismo era una preponderante esplosione di libertà: “L’utero è mio e lo gestisco io”.

Quelle gagliarde femministe erano un esempio anche per noi maschietti, spesso messi alle corde con le nostre contraddizioni maschiliste: “Amore libero, ma tu sei solo mia!!!!” e giù polemiche e contorsionismi mentali per sostenere quello che appariva insostenibile.

Basta donne umiliate ai fornelli, i fornelli sono della moglie come del marito. “Maschio, maschio, maschio, non stare lì a guardare, a casa ci sono i cessi da lavare”, gridavano alle loro manifestazioni rispondendo a qualche sorriso ironico di uomini al balcone.
Le femministe e il loro movimento in tutte le sue articolazioni erano una selvaggia e meravigliosa forza di liberazione finanche per noi maschietti repressi.

Erano. Oggi sono diventate una congrega moralista talmente repressiva da far arrossire ed indignare le monache di clausura e le cosiddette oblate.

A Parigi, dopo 5 anni dai fatti (anche la giustizia francese sa essere lenta), si è aperto il processo contro i complici dei boia che uccisero quei magnifici satanassi che disegnavano e pubblicavano Charlie Hebdo, senza dimenticare anche l’eroica guardia giurata che cercò di fermarli. Ebbene una certa Virginie Despentes (che mi dicono, ahi noi progressisti! sia anche femminista, forse ha gli zoccoli di legno), dalle colonne del giornale Les Inrocks, pochi giorni dopo quell’orrore, mise sullo stesso piano i boia (fratelli Kouachi, fondamentalisti dell’Isis) con i martiri della libertà morti nella sede del magazine. Un pistolotto da conservatori della vecchia sinistra per dimostrare le ragioni pseudo sociologiche dei boia. La perniciosa Despentes dice ad un certo punto [vedasi La gauche anti-«Charlie» QUI]: “Vanno ad acquistare un kalachnikov al mercato nero e avevano deciso, a loro modo, la sola cosa che gli era accessibile, di morire in piedi piuttosto che di vivere in ginocchio”. Verrebbe da chiedersi se il nesso sia sociologico oppure di fanatismo religioso visto che alla base di quel delitto vi era la presunta offesa arrecata da quei vignettisti all’immagine di Maometto. Ma le cose vanno così. Visto che la sinistra “storica” è oggi a corto di idee ma decisa ad islamizzarsi. Tanto che un altro leader di questa sinistra ruggente e conservatrice, Edwy Plenel, ex trozkista oggi direttore di Mediapart, arrivò ad immaginare che Charlie fosse parte di un complotto anti-musulmano, senza mettere in conto che erano proprio i fondamentalismi a dare materiale a iosa per fare vignette e battute. E del resto chiudo questa parentesi, ritornando alle pseudo-femministe di oggi, ricordando l’ingloriosa marcia contro l’islamofobia organizzata dai campioni della vecchia sinistra Mélanchon, Hamon (era socialista…sigh) e Besancenot ricordando sempre che a suggello di questa svolta islamica fondamentalista della vecchia sinistra ci fu il comizio di chiusura delle ultime elezioni regionali francesi affidato a Tariq Ramadan, un salafita che sostiene che le leggi laiche francesi non vanno seguite se sono in contrasto con il Corano.
Chissà quante femministe applaudirono a Tariq dimenticando i suoi processi per violenza e molestie sessuali nel quale è invischiato. Già il prossimo 16 Settembre dovrà comparire innanzi al giiudice istruttore per rispondere di sequestro e violenze sessuali contro una giovane Svizzera. Non è l’unica donna che l’ha denunciato per violenze e molestie sessuali. Eppure, verso il « buon » Tariq, da parte delle intransigenti animatrici di MeToo, nemmeno un biasimo piccolo piccolo. Misteri del neo-femminismo e di quella che io definisco la vecchia sinistra.

Elisabeth Badinter

Le femministe di oggi hanno tradito quei valori libertari che ne caratterizzarono gli anni d’oro. Sparano a zero contro intellettuali (è una brutta parola?) progressisti che con i loro film e le loro opere hanno contribuito alla coscienza progressista e moderna di una sinistra che avrebbe tanto bisogno di modernità.
Il movimento MeToo è implacabile contro Polanski o Woody Allen, dimenticando che per il primo i fatti risalgono proprio all’epoca in cui si sbandierava il diritto alla sessualità e al libero amore delle adolescenti (le quattordicenni facevano l’amore e se qualcuno storceva il naso era accusato di essere un retrogrado, borghese, un moralista da quattro soldi). Oggi prevale una grande ipocrisia, si dimentica che succede che siano spesso proprio le giovani attrici a darci dentro con il desiderio di sedurre registi e produttori per fare qualche film, il che naturalmente non vuol dire, è evidente che il regista e produttore non dovrebbero approfittare, ma a volte ne approfittano e se l’attrice non fa carriera (magari per mancanza di talento) può scattare la denuncia e una serata di semplice sesso diventa un efferato caso di violenza carnale. Un marchio a Fuoco che pregiudica, un segno indelebile che a priori non tiene conto dell’inchiesta, del processo, della sentenza. La semplice denuncia, per questo femminismo cieco e moralista, è già una condanna.

Ma anche questa battaglia moralista e repressiva delle odierne femministe, che hanno smesso le minigonne e difendono il burka, con insostenibili affermazioni tipo Virginie Despentes, ha le sue contraddizioni. Polanski e Allen per loro quasi quasi andrebbero castrati mentre se le molestie sessuali vengono da Asia Argento, si guarda da un’altra parte, se il buon Tariq mette una mano sul sedere di una ragazza, beh, si tratta di usanze locali, Se il figlio di Mitterrand si lascia trasportare dalla passione per i giovanetti, si guarda dove si guardava per la splendida Asia, naturalmente se Gabriel Matzneff seduce le giovanette è un porco schifoso e i suoi libri vanno messi al rogo.

Quello che fu un movimento trasgressivo, libertario, innovatore e rivoluzionario, capace di trasformare la cultura delle nostre società, come ha evidenziato anche la filosofa francese Elisabeth Badinter, è diventato un movimento purista, fondamentalista, intransigente e carico d’odio, dove tutto è bianco o nero senza nessuna sfumatura, senza nessun dialogo che aiuti a capire la realtà delle cose e delle persone [link QUI].

Moralismo, un pesante politically correct denso di ipocrisie, per cui non esistono più maschi e femmine, donne e uomini, un azzeramento di sensibilità e di comportamenti dietro la neutra dicitura « persone”, eppure io avevo sempre pensato che la diversità fosse un pregio e che le donne in tante cose fossero meglio di noi.
Come la vecchia sinistra anche il movimento internazionale delle donne oggi occupa spazi di potere, egemonizza la cultura del nostro occidente, ha lasciato perdere la sua carica libertaria, rivoluzionaria giocosamente eversiva ed è diventata parte del potere e della conservazione. Si difende l’oppressione islamista sulle donne, fregandosene del diritto all’esibizione della propria persona, solo per fare dispetto alla Le Pen o a Salvini, ci si dimenticano valori e diritti, che sono parte della storia della liberazione delle donne, solo per usare il proprio spazio e il proprio potere per asfittiche battaglie interne, spesso finanche partitiche prima che politiche.

Veleno

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