Da Parigi. Presto una sesta donna al Panthéon?

Il Presidente Macron analizza il dossier per l’ingresso di Joséphine Baker nel Panthéon, tempio laico della montagne Sainte-Geneviève  (Parigi, Quartiere latino).

Joséphine Baker – Getty image

La grande vedette del music hall, Joséphine Baker, è nata negli Stati Uniti il 3 giugno del 1906, ed è nel giorno del suo compleanno, che il Presidente Macron ha ricevuto il dossier riguardante il suo possibile ingresso al Panthéon, il monumento che accoglie le personalità che, durante la loro vita, si sono illustrate al servizio della Francia. Sarebbe la prima volta per un’artista.

La cantante e ballerina di origine creola giunse in Francia nel 1926 e, dopo aver aver sposato in segreto un sedicente nobile siciliano, diventato per qualche tempo il suo manager, ottenne la nazionalità francese nel 1937 attraverso un nuovo matrimonio con un industriale ebreo. Joséphine svolse in seguito un importante ruolo durante la resistenza. Grazie alla sua immensa celebrità, che le consentiva di passare le frontiere senza essere controllata, riuscì a fornire alla France libre di Londra, importanti informazioni sulle posizioni dell’esercito tedesco in Francia. Dei rapporti, o delle foto, che venivano spillati all’interno dei suoi vestiti o trascritti all’inchiostro simpatico sulle partizioni delle sue canzoni.

© Getty / VCG Wilson/Bettmann Archive

Quella che fu la prima star internazionale di colore ha inoltre consacrato gli ultimi 25 anni della sua vita a lottare per i diritti delle donne e contro le discriminazioni razziali. Era presente accanto a Martin Luther King quando professò il suo famoso I have a dream e, per i suoi ideali di fraternità e di universalismo, fu ricevuta in udienza da Papa Paolo VI°. Si recò a Roma accompagnata dal suo nuovo marito, il direttore d’orchestra Jo Bouillon, e dai loro dodici bambini, adottati in tutte le parti del mondo : la famosa “tribù arcobaleno”, una sorta di esperimento sociale di pace e di convivenza a grandezza naturale.

Ed è proprio uno dei suoi figli adottivi, Brian, che è alla testa della campagna per la panthéonisation di sua madre intitolata : Osez Joséphine e lanciata lo scorso 8 maggio, giorno della celebrazione della fine della seconda guerra mondiale, con una petizione ad iniziativa dello scrittore Laurent Kupferman.

Il primo ad evocare l’idea è stato, in realtà, Régis Debray con una sua tribuna pubblicata da Le Monde nel 2013. François Hollande si era all’epoca espresso positivamente ma poi non se n’era fatto nulla. Se il Presidente Macron accettasse, verrebbe incrementato il numero, piuttosto scarso, di donne chiamate a riposare nell’illustre monumento, solo 5 su 80 personalità (Simone Veil, Sophie Berthelot, Marie Curie, Geneviève de Gaulle-Anthonioz e Germaine Tillion).

Emmanuel Macron aveva già fatto un riferimento a Joséphine Baker lo scorso anno durante la celebrazione dei 150 anni della Repubblica al Panthéon citandola insieme a Gisèle Halimi: “tanti e tanti destini divenuti francesi grazie alle loro battaglie”. Per Gisèle Halimi, l’avvocatessa femminista scomparsa nel luglio scorso, il Presidente ha già iniziato un “processo di concertazione” che sembra però essersi incagliato sulle polemiche suscitate dalle sue posizioni contro la guerra d’Algeria giudicante troppo divisive. Chissà che non sia tentato dal ritentare l’esperienza con la più consensuale Joséphine Baker.

Paolo Modugno

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