Carla Bianchi, un’italiana alla conquista della scena parigina

« Migrando », di Carla Bianchi

Romana, dopo essersi formata al Centro Sperimentale di Cinematografia a Roma, ha iniziato una carriera promettente nel mondo della fiction partecipando a molte produzioni. 38 anni, di cui 7 a Parigi, in scena (nuovamente dopo la fine di questo secondo confino) al Teatro La Nouvelle Scène con lo spettacolo emozionante e ferocemente attuale dal titolo “Migrando”Sola sul palco, Carla Bianchi affronta con un sottile umorismo i preconcetti della gente comune e le sue contraddizioni in merito alla politica anti-migrazione. Caldeggia un’accoglienza umana e intelligente dei rifugiati senza trascurare il divertimento del pubblico.

 

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  • Carla, cosa ti ha portato in Francia?

Come ho raccontato molte volte, anche nel mio spettacolo precedente “Dolce France”, a 9 anni mi sono persa in metro e come per miracolo ho ritrovato me stessa. Ero sola in una città straniera che mi aveva accolto e che negli anni mi ha accolto calorosamente altre volte, non facendomi mai sentire sola o inadeguata. Mi ha adottato e io mi sono lasciata adottare. Poi ho avuto l’occasione di lavorare in Italia con un regista francese, Marc Rivière, per una mini serie co-prodotta dalla Rai e da France 2 e anche in quell’occasione, dove ero una perfetta sconosciuta, sono stata scelta e voluta per la parte.
Dopo alcuni altri lavori in Italia, come un progetto al Teatro della Tosse a Genova con Massimiliano Civica, ho deciso di tornare in Francia per rimanerci.

  • Il tuo nome d’arte è Carla Bianchi, lo hai scelto per sostituire il tuo cognome di nascita ? Oggi ti senti più Carla Bianchi o Carla Buttarazzi ?

Carla Bianchi è la mia identità artistica, la Carla sulla scena. Buttarazzi è il mio nome di famiglia ma un po’ complicato da dire e da ricordare sia per gli italiani che per i francesi. Anche Bianchi in realtà è un nome di famiglia, è il nome della mia nonna paterna quindi si può dire che non mi sono allontanata molto. Mi sento Carla B, che in realtà unisce tutte e due le realtà della mia persona e che non mi obbliga a scegliere le volte che gli spettatori mi chiedono un autografo.

  • In un’intervista a Télérama dell’anno scorso hai dichiarato che, vista la situazione attuale e le difficoltà mondiali del momento, ti sentivi come una persona che può essere messa alla porta in ogni momento, perché straniera. Ti senti ancora così ?

Vivo una situazione un po’ particolare. Dopo tanti anni che abito a Parigi, quando torno a Roma, mi sento fuori posto, come se la situazione fosse cambiata e io non sia più al mio posto lì, o magari sono io che sono cambiata e i miei obiettivi sono diventati più orientati verso una vita e una carriera in Francia. Quello che vorrei è riuscire a creare il mio spazio in questo paese che mi ha accolto e che mi ha dato la possibilità di fare il mestiere che amo.

In Italia, come in Francia, in quanto donne bisogna battersi il doppio, in qualsiasi campo lavorativo, ma in quello dello spettacolo ancora di più. L’importante è il talento, quello che le attrici trasmettono, e l’immagine passa in secondo piano. Il movimento #MeeToo ha fatto molto in questo senso negli ultimi anni ridonando dignità a tutte le donne, a tutte le attrici ma molto deve essere ancora fatto.

Carla Bianchi photo Laïd Liazid
  • Perché sei passata da un cabaret « leggero » a un teatro più incisivo come “Migrando” ?

Stiamo vivendo un periodo molto complicato. In quanto italiana, e immigrata, mi sta molto a cuore il soggetto dell’immigrazione.
Dopo essere arrivata in Francia e aver fatto molti lavori ho avuto la possibilità di potermi esibire in uno spettacolo molto autobiografico dove raccontavo di me, del mio arrivo e della mia “istallazione” in questo paese.

In questo secondo spettacolo dedicato al fenomeno dell’immigrazione ho voluto raccontare una storia vera, dare voce a chi non ce l’ha e poter analizzare le ragioni di coloro che vi si oppongono, per capire se c’è un senso, una vera ragione nell’opposizione oppure è solo diffidenza.

È uno spettacolo maturato nella consapevolezza che in fondo siamo tutti migranti e che fa sentire, rispetto all’accoglienza, le due voci contrapposte delle due protagoniste. Il pro di Mme Pistacchio e il contro di Mme Martinez immigrata anche lei. Le due donne si raccontano nel loro intimo, spiegando le loro ragioni e sostenendo le loro idee. Una sorta di Odissea Omerica dove il viaggio dei moderni migranti si sviluppa in un mare ben noto a noi europei, e a noi italiani in particolare, e che rappresenta la vita reale di persone in difficoltà, che hanno raggiunto la nostra costa per cercare una vita migliore.

Quest’opera è liberamente ispirata alla vicenda di Riace che tutti abbiamo seguito nei mesi scorsi ma purtroppo non è ancora stata rappresentata in Italia. È il frutto di un duro  lavoro di ricerca fatto di incontri con i migranti a Caltagirone che si sono aperti e hanno raccontato le loro storie.

Lo spettacolo ha subito un’evoluzione importante. È stato riscritto nel tempo da me e Antoine Léonard, la trama è stata modificata e la produzione cambiata passando da Alain  «papy» Degois per arrivare ad una produzione indipendente con la regia di Francesco Bonomo.

  • Come passerai questo nuovo lockdown ? Canterai ancora alla finestra ?

Durante il periodo del primo lockdown ho cantato ogni giorno alla finestra del mio appartamento e mi sono preparata molto per questa performance un po’ fuori dal comune. Mi ha dato soddisfazione, ma questa volta non so se avrò il tempo per prepararmi, dovrò recitare a casa, senza pubblico. Parteciperò anche a una formazione che mi terrà impegnata per due settimane ma senza mai perdere di vista l’appuntamento importante alla Nouvelle Seine alla fine del lockdown.

Intervista a cura di Claudia Pandolfi 

La Nouvelle Seine
Péniche sur berges, face au 3 Quai Montebello – 75005 Paris 5e
Métro : Maubert – Mutualité (10)

Dates annoncées mais qui risquent bien d’être repoussées… Tous les mercredis du mois de décembre sauf le 25 soit 2/9/16/23/30 décembre. Nous vous tiendrons au courant.

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