Sur les traces de l’immigration italienne en France, d’Anna Andreotti

Le braccia di Anna Andreotti disegnano fiere un movimento che guida il canto di un coro fuori dal comune. Siamo immersi in un’atmosfera calorosa, ci sembra di essere quasi a una rappresentazione organizzata in occasione di una festa popolare. Le voci mantengono una spontaneità che non è consentita abitualmente in uno spettacolo. «Sulle tracce dell’immigrazione italiana» non è infatti uno spettacolo nel senso classico del termine, dove si possano distinguere degli attori e degli spettatori.

Anna Andreotti

Queste voci cosi “vere” a volte più confuse e discrete, a volte più travolgenti e forti nella loro espressione, appartengono a un coro di appassionati che fanno rivivere le emozioni di un incontro con una cultura di migranti.

Il coro diretto da Anna Andreotti nasce non a caso come un gruppo di lavoro che presenta dei canti denominati “di rabbia e rivolta”. Questi personaggi con una grande carica emotiva coinvolgono lo spettatore facendo perdere la dimensione della finzione e dell’aspetto documentario della presentazione. Ci si sente sorpresi dalle loro testimonianze come se si stesse attraversando la piazza di un mercato, o meglio quasi come se ci si trovasse li per altro, e poi non si potesse fare a meno di sentirsi catturati e perdersi in quelle voci. I canti come le testimonianze raccolte evocano una “verità” comune, quella di chi per capire se stesso e crescere deve uscire dal proprio “paese” e trovare una nuova identità. Una storia non solo italiana e non solo di migranti, credo, ed è questa l’emozione che lo spettacolo riesce a creare, facendo nascere un’empatia forte con il pubblico.

Anna Andreotti ha deciso di far sua e trasmettere la storia delle persone di origine italiana che abitano la città di Montreuil. In dieci anni di vita trascorsi in questa città, l’ideatrice di questo progetto ha avuto modo di conoscere italiani di prima, seconda e terza generazione. Nascono scambi spontanei da questi incontri, emerge un desiderio di condivisione soprattutto del quotidiano, delle tracce di un dialetto che non è sempre comprensibile a causa della diversità delle origini, dei racconti di un passato destinato a sparire.

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Anna Andreotti decide allora di raccogliere le tracce del passaggio degli italiani a Montreuil, tracce fisiche nelle costruzioni, presenze di negozi, giardini e con questa ricerca sul territorio inizia una raccolta anche delle tracce “emotive” di questo passaggio di italiani, una raccolta delle loro storie, di costumi diversi, di realtà uniche nelle quali si intreccia il passato comune di un paese e la sua storia. A queste testimonianze corrispondono gli episodi narrati nello spettacolo. Ci sono momenti pieni di ironia come di commozione. La povertà e la mancanza di istruzione degli immigrati viene presentata nella semplicità delle dichiarazioni delle persone che raccontano la loro esperienza e la loro nostalgia, la loro ricerca di un’identità che si costruisce nell’incontro con la nuova cultura. In occasione dei cento cinquantanni dell’unità d’Italia, mentre si moltiplicano le manifestazioni che danno spazio alla memoria della nostra storia, queste testimonianze risuonano nella loro densità come un appello forte a conoscere da dove veniamo.

La musica è protagonista. Le tracce della migrazione sono costruite da tradizioni musicali popolari, canti, strumenti provenienti dalle diverse regioni italiane. Le note risuonano come senza tempo e l’energia che il coro trasmette è forte, riesce a veicolare le immagini di situazioni scomparse ma i cui protagonisti sembrano restare presenti, almeno nella forza di chi incarna in questo spettacolo quel passato.

Le immagini scaturite da questa grande energia su scena si confrontano con quelle presentate da Veronica Mecchia. La sala dove viene presentato lo spettacolo è anche sede di un’esposizione di fotografie che offre insieme alle immagini, la trascrizione di alcune interviste. La fotografa decide di seguire il progetto di Anna Andreotti e di dare un volto alle persone di origine italiana che hanno offerto la loro testimonianza per questo progetto.

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La semplicità e l’intimità delle opere sono rafforzate dalla scelta del formato. La loro dimensione ridotta richiede un avvicinamento dello spettatore, chiamato in causa in un contesto quasi “familiare”, come nello spettacolo di Anna Andreotti, si è coinvolti da vicino.

Le fotografie non si fermano ai ritratti dei personaggi ma esplorano anche i giardini, le costruzioni tipiche del savoir-faire italiano, gli interni delle case che fanno rivivere una storia con pochi dettagli. Su questi dettagli l’occhio di Veronica Mecchia si posa discreto e si lascia dimenticare per lasciare voce solo al gesto, allo sguardo, alla vivacità di un’espressione, al movimento di quell’evoluzione italiana comune.

Chiara Palermo

Tutte le informazioni sul progetto di Anna Andreotti su
www.lamaggese.fr

(pubblicato nel 2012. Ora il progetto si è arricchito di nuove « stazioni ». Info sul sito indicato.)

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