Perugia, laboratorio di mondializzazione.

Conoscete Perugia ? Bene ! Non la conoscete ? Male ! Mi rivolgo a tutti e, in particolare, agli amici francesi. Stanchi di visitare Firenze e Venezia ? Siate originali. Andate a vedere una città che è alla loro altezza : Perugia.
Io ci sono venuto per un corso d’aggiornamento per insegnare italiano agli stranieri. “L’allievo Veleno » è attualmente all’Università per Stranieri
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di Perugia, a fare un corso (bellissimo, istruttivo, interessante e divertente) in questa eccelsa Istituzione, insieme ad altri italiani (risparmiatemi facili ironie con il titolo del sito) e a tanti stranieri di tutti i continenti.
Oltre a tanto studio, visite, iniziative, peraltro nella lieta concomitanza con la brillante “Umbria Jazz”, gloriosa manifestazione musicale. Tante occasioni di conoscenza, confronto ed amicizia.

Una prova tecnica di mondializzazione, che, alla prova dei fatti, rende sempre più miserabili le ignoranti politiche “protezioniste”, vanamente nazionaliste, degli una volta secessionisti, della Lega Nord.
Eppure, dobbiamo ancora fare molto.
Personalmente, a nome di tutti quelli che credono nel nostro progetto, sto cercando di coinvolgere tutti i presenti, perché “Altritaliani” possa sembrare sempre più, all’idea iniziale che volevamo intitolare: “Les Others Italianos” così, con il francese, inglese e spagnolo, ma, aggiungo idealmente, anche con il russo, il greco, l’armeno, il marocchino, il cinese, il brasiliano, e immaginate tutte le lingue nazionali che preferite. Un social-network aperto sulle culture, sull’evoluzione delle lingue e delle società e sulle loro contaminazioni. Un luogo dove si raccontano e si confrontano, a volte si mescolano, le diverse lingue di questa felice Babele del 2000.

Orbene, coinvolti li ho coinvolti, ora si dovrà vedere se sono rose che fioriranno, ma dicevo, c’è ancora qualcosa che non và.

2923526739_18b21733bf_m.jpgAlla mensa sto con argentini, armeni, brasiliani, bielorussi, statunitensi, a volte spagnoli, ungheresi, polacchi, ma mi accorgo che siamo, forse, solo un’avanguardia. Infatti, se vedo i giovani studenti che frequentano tutto l’anno la mensa universitaria, noto che fanno gruppo per etnie, religione, finanche per razze. Spesso vedo tavoli dove ci sono tutti neri, in altri ragazze velate islamiche, ad un tavolo ragazzi britannici, altre volte cinesi. Qualche volta, è vero, c’è l’eccezione, speriamo che prenda piede e che divenga regola. Anche perché sempre più mi accorgo che dal confronto con gli altri capisco e conosco di più. I preconcetti vanno via. I timori, frutto d’ignoranza, si dissolvono. Capisco meglio anche i miei limiti culturali e i difetti di noi italiani, riesco anche a valorizzare aspetti, di questa bella e dannata Italia, su cui avevo riflettuto poco, grazie a loro, quelli che sono chiamati “stranieri” e che a me sembrano amici.

E’ accaduto però, che una russa (un po’ nazionalista, niente di grave) mi ha leggermente turbato. Si teneva la lezione sul giovane teatro italiano, nel corso del quale alcuni bravi attori presentavano, guidati dal docente Sergio Ragni (interessantissima la sua lezione) alcuni brani di testi nuovi tra cui uno del giovane autore Stefano Martini, tra i più interessanti nuovi autori di teatro italiani, ma direi europei, dedicato alla Cecenia e alla povera giornalista Anna Politkovskaja (nella foto in basso), uccisa a Mosca, in un oscuro delitto che in Italia sarebbe degno dei migliori misteri, dal significativo titolo di: « Donna non rieducabile. In realtà il testo, prendeva spunto da questo tragico episodio per porre domande sull’umanità e l’ingiustizia. Ebbene la nostra collega ha contestato la lezione ed è andata via, disertando il corso.

Capisco che la ferita è “fresca”, che il fatto è “caldo”, ma bisognerebbe
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pensare, a mio avviso, che di genocidi, di massacri, di oscure trame la storia, anche recente n’è pena. Pratiche orribili quanto frequenti e che in questa “barbara arte”, tutti siamo stati a turno vittime e carnefici.
Che dovrebbero dire gli sloveni di noi? e, noi di loro? e gli abissini? e i libici che ebbero 750.000 morti su una popolazione di tremilioni di abitanti? Noi che abbiamo subito le Fosse Ardeatine, conosciuto diversi massacri di donne e bambini, uccisi dai tedeschi in ritirata? Eppure oggi questi popoli si parlano, fanno l’Europa insieme, spesso tra sloveni, italiani e tedeschi nascono storie di amore e di amicizia.

Certo una sentenza storica deve esserci e ci sarà. Il Tempo e la Storia sono giudici giustamente severi. Chi ha offeso l’umanità dovrà essere punito, se non da tribunali, almeno dalla Storia, guai se non lo fosse; ma guai a punire i popoli in genere, e non i responsabili politici e materiali di queste efferatezze.
Allora, cara amica russa, tu che appartieni ad un popolo che tante sofferenze ha sofferto, che vieni da un Paese dalla cultura così ricca e fertile, perché ti arrabbi e non capisci il valore di una operazione che parla delle sofferenze della Storia e non solo di quelle dei ceceni o dei russi?

Veleno

3 Commentaires

  1. Perugia, laboratorio di mondializzazione.
    Caro Veleno,
    ti scrivo alcuni miei pensieri, poco organizzati, sulla esperienza perugina. Spero di riuscire ad esprimermi chiaramente (ma non ne sono sicura…). La domanda che mi preoccupa ancora è quella della possibilità della mondializzazione. Dopo il caso antipatico della professoressa russa durante la lezione (tra l’altro ne abbiamo parlato con una collega ungherese che nel passato lavorava spesso con dei russi). Mi domandava una collega brasiliana : come ci si può immaginare la pace mondiale se noi 80 insegnanti non siamo capaci di « riconciliarci »? Io avevo 21 anni quando cadde il muro di Berlino. Da allora sono passati altri 20 anni e ancora non so quanto tempo ci voglia affinché spariscano i resti della cortina di ferro. Ci sono tante ferite nella nostra regione (noi ungheresi siamo da sempre straordinariamente sensibili alla nostra eredità. Noi tutti: cechi, polacchi, ungheresi … ci sentivamo vittime della politica sovietica. Ancor più degli armeni, georgiani, ceceni … ! Ma dall’altra parte, a ferire, come se non bastasse, questa sensibilità, va aggiunto che ci sentivamo vittime anche della politica occidentale dopo la divisione d’Europa alla fine degli anni 40. La settimana scorsa, parlando con un professore olandese, questi mi disse: “Uno dei meriti più grandi della politica europea di dopoguerra è che non ci sono state più guerre nell’ovest dell’ Europa. Basti pensare ai due grandi rivali: Francia e Germania”. Chi sa, magari arriverà anche un giorno in cui anche nell’Europa orientale non ci saranno più “guerre”. Ma anche quando finirà la divisione interna al mio Paese? Io conosco solo la situazione in Ungheria , le ire fra gli ex-potenti comunisti che ancora hanno il potere e le loro « vittime »?

    Agota Làzàr – Budapest

    • Perugia, laboratorio di mondializzazione.
      Gentile Veleno ed i suoi lettori! Ho preso conoscenza solo oggi dell’articolo la cui sono in un certo modo protagonista. Si’, questa « nazionalista russa » sono io, Elena Kankovskaya. Ho fatto la mia scelta di non essere presente alla lezione-spettacolo (e non di andarmene via, dimostativamente, mentre gli attori recitavano o il professore spiegava, come risulta dall’articolo),perche’ ritengo inopportuno inserire argomenti simili nel seno del corso per insegnanti, venuti da vari paesi allo scopo di aggiornamento linguistico e didattico, ma non per fare dibattiti politici. L’ho detto apertamente alla tutrice del corso davanti a tutti i compagni di classe, agguigendo che avro’ mancato la lezione che avevo tanto aspettata proprio per quella ragione.

      Il nome di Anna Politkovskaja e’ diventato, dopo la sua morte, una bandiera nelle mani degli ultra-liberali occidentali nelle loro invettive contro la Russia. Mentre l’istruttoria sta investigando sul caso, mentre i suoi compatrioti (pochi comunque perche’ la povera Anna e’ oramai piu’ conosciuta all’estero che lo era nel proprio Paese) si fanno delle domande sull’accaduto, ci riflettono su, per i nostri « amici » liberali tutto era chiaro dal giorno stesso della sua scomparsa. E se gli stessi « amici » sono veramente interessati a mettere in luce il conflitto russo-tchetcheno con tutta l’oggettivita’, perche’ nessun intellettuale occidentale si sia impegnato a parlare della tragedia degli ostaggi di « Nord-Ovest », delle vittime delle case esplose nella nostra capitale ed altrove? Forse perche’ la loro ottica liberale e’ inadatta per la visione complessiva della realta’?

      Quanto al fatto che alla mensa gli studenti si riuniscono a tavola assecondo la loro provenienza, non ci vedo niente di strano: uno si trova sempre meglio, sopratutto nei momenti rilassanti,con la gente della stessa mentalita’che si forma nel corso dei millenni e non da poco piu’ di 100 anni come il liberalismo. Cio’ nonostante non significhi l’impossibilita’ di coesistenza di vari popoli, vari nazioni a titolo dei vicini rispettosi e benevolenti.

      • Perugia, laboratorio di mondializzazione.
        Gentile Elena,
        per me il libero punto di vista di chiunque è sacro. Mi permetta solo un rilievo. Anche in Italia ed in tempi abbastanza recenti ci sono stati giudici e giornalisti morti perché scomodi. Mi creda potrei fale un lungo elenco. Direi che sempre o quasi, queste morti sono rimaste, per molti aspetti oscuri. Sono capitoli di quel lungo e triste libro che giornalisticamente è chiamato: « I misteri italiani ». Ancora oggi ci sono persone che si battono perchè sia fatta luce su quei misteri. Mi auguro che anche la morte di Anna venga chiarita. Credo sarebbe un bene per tutti a cominciare dalla ancora giovane democrazia russa.
        La ringrazio.
        Veleno

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