Elogio al litigio.

“Quando un uomo col fucile incontra un uomo con la pistola,

l’uomo con la pistola è un uomo morto”.

(Per un pugno di dollari – Sergio Leone)

Ebbene sì! Elogio al litigio! Non a quello da strada, tra estranei, chiusi nelle auto per stabilire a chi tocca la precedenza, ma a quello in famiglia, tra mariti e mogli e anche tra amanti, infondo anche loro sono parte della famiglia.

Personalmente preferisco nettamente il litigio italiano, fatto di alzare la voce, gridare, offendere con ingegnosi e creativi a volte sarcastici improperi, di piatti rotti (le facce no, non esageriamo),
pugni sulle tavole, manate e sbattute di porte, piuttosto che il litigio “educato” sponsorizzato dagli stranieri, fatto di lunghi silenzi, sorrisi ironici, occhiate che uccidono, di estenuanti silenzi profondi, freddi, di gelo. Lì, perde chi cede prima e se i contendenti, sono duri…è dura; il silenzio può durare settimane.

Si ma perché preferisco la sguaiataggine del litigio urlato? Credo che la risposta possa darla il buon Domenico Starnone che in un suo adorabile romanzo, che si chiama: “Via Gemito” raccontando dei litigi “napoletani” dei suoi genitori, evoca la parola napoletana “appiccico”.
In quei litigi fatti di collera calda e nostrana nulla a che vedere con la collera fredda inglese e germanica di cui sopra, il marito e la moglie, i fidanzati, gli amanti e spasimanti, più che dividersi ed allontanarsi si attaccano, si appiccicano appunto, che letteralmente significa s’incollano.

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Nel dirsi offese impronunciabili, e nell’agitare le mani per aiutare le parole, infondo esprimono una forma d’amore e di considerazione. Grido perché non ti riconosco e vorrei che tu ti facessi riconoscere, esprimo la mia rabbia e tu la tua, e in questo agitarsi fisico e mentale vengono scaricate lunghe giornate di tossine, ci si libera dalle mille frustrazioni della vita sociale (il lavoro, il vicino, le tasse, ecc..) e della stessa vita familiare e di coppia. Quella collera calda esprime un desiderio e un riconoscimento, libera il cuore, la mente e lo stesso corpo da mali vecchi e nuovi forse solo per qualche giorno, ma è efficace, dopo un po’ ci si è pronti alla riconciliazione, si ristabiliscono gli equilibri, si chiariscono i dubbi e si è pronti ad amarsi con rinnovato vigore.

La collera fredda no. Quella non è efficace, è senza bontà, non è ingenua. E’ calcolatrice, risentita, non chiarisce, non spiega, tende a punire ad imporre il proprio potere, è come dire: “Vedi sono più bravo di te, posso non telefonarti per settimane, posso guardare la TV (o fare finta di guardarla) ignorandoti per ore, forse per giorni.

Molti per ignoranza, per ipocrisia o disamore la preferiscono. Dicono: “E più educato” ahimè, quante volte si confonde l’educazione con l’ipocrisia. Non è un appiccico, non unisce, non è una diversa maniera di fare l’amore, divide, separa, è solo punitiva, castrante, frustrante, ma temo che chi ha la collera fredda sia come il cow boy armato di fucile che vince contro quello armato di pistola (leggi collera calda).

coppia-lite-300x2941.jpg E’ sempre così, e non ci sono miracoli. Il freddo impassibile stronzo o stronza, che non ti guarda nemmeno, finirà per vincere il duello con l’agitato o agitata che s’infervora nella sua rabbia (giusta o ingiusta) e nella sua passione. Potete contarci, alla fine (giusto o ingiusto che sia) sarà lui o lei a piegarsi e a scusarsi.

Del resto il duello si consuma tra la passione del “colleroso caldo” che sviscera gobbe sconcezze, a carico dell’interlocutore, ricordando vanamente i suoi sacrifici e i suoi presunti meriti, mentre l’altro stacca l’emotività (ammesso che l’abbia mai avuta) limitandosi a rade, secche parole cariche di cinico veleno (non è il mio). L’uno si strappa le vesti (metaforicamente), in teatrali e logorroici giudizi sull’altro, pieni d’enfasi, colore e calore, di tutta risposta l’altro finge d’impegnarsi in opache faccende di lavoro proprio o domestico, non dando più segni di vita.

Piano, piano il collerico si trova privo d’energie, consumato, afflitto e sconfitto dal vuoto d’amore di chi non risponde, l’altro, forse vuoto lo è sempre stato.

Tuttavia, Gli stronzi o stronze (del partito della collera fredda) gonfi di piacere con ritardo accetteranno le scuse e la resa, si godranno la vittoria, anche se non sanno che giorno dopo giorno, litigio freddo dopo litigio, silenzio dopo silenzio gelido, il vero sconfitto sarà l’amore che cederà il posto ad una deprimente solitudine, magari in due.

Veleno


[(Voi come litigate? Veleno preferisce lo stile italiano per eccellenza. “La collera calda” e odia lo stile anglosassone. Voi che ne pensate? Scrivete i vostri commenti ed opinioni, cliccando in fondo alla pagina su “rispondere all’articolo”)]

3 Commentaires

  1. Elogio al litigio.
    Lucio D’Isanto
    Chi stabilisce cos’è turpiloquio? I dialetti, tutti i dialetti (cioè le lingue parlate dal popolo) hanno sempre utilizzato il cosiddetto turpiloquio. I francesi hanno sempre in bocca quella che noi, ipocritamente, definiamo “parola di Cambronne”. Gramsci dava gran parte della colpa di questa ipocrisia italiana al fatto che l’unità sia stata fatta dai moderati piemontesi che utilizzavano (ed imposero con l’annessione) il linguaggio dei propri ipocriti e provinciali salotti subalpini, allontanando il linguaggio ufficiale e pubblico da quello genuino dei popoli. Quand’ero piccolo avevo un’edizione del Vangelo in cui Gesù, polemizzando con i farisei ed il loro ipocrita ed eccessivo formalismo, prima di concludere che non è impuro ciò che entra (nella fattispecie il cibo senza il lavaggio rituale della mani) ma ciò che esce, diceva (cito con la mia labile memoria, ma grosso modo non mi allontano molto): “Come il mangiare entra nella bocca, passa nello stomaco e poi finisce nel “cesso” …” Oggi, nelle nuove edizioni, tale parola è stata sostituita da altra… il furore anti(presunto)turpiloquio ha ormai investito anche il Vangelo o i suoi vecchi traduttori! Penso che vero turpiloquio sia quello, ad esempio, utilizzato da un “sobrio” Presidente del Consiglio allorchè afferma (in questa situazione) che il lavoro fisso è noioso. P.S. perchè non mi rompere “le scatole” non è turpiloquio e non mi rompere il … invece lo è? “le scatole” nella fattispecie sono una parte anatomica molto vicina a quella utilizzata dal popolo “volgare” ma , per di più, appesantita non da un velo ma da una supertermocoperta di ipocrisia!

  2. Elogio al litigio.
    Devo dire che è una gran bella riflessione.
    Ho ricevuto un’educazione (materna) che ha dato la preferenza ai toni sommessi, mi ha esortato a non trascendere durante i litigi onde evitare di dire ‘cose troppo spiacevoli, di cui pentirsi’, ma ho verificato tante volte che, almeno negli ambiti di tipo familiare o laddove è salda l’intimità, è meglio di tanto in tanto dare libero sfogo alle proprie emozioni, anche se sono negative. E’ vero che è una modalità per trasformarle e per liberarsi della loro tossicità.

    Mi è tornato alla mente un litigio avuto in famiglia (con i miei genitori) solo qualche giorno fa, dal quale sono ‘uscita’ distrutta. Be’, forse al momento appare troppo oneroso il prezzo che si paga per questa forma di liberazione ma in realtà, a distanza di un pò di tempo, ci si accorge di non aver residui nocivi, di poter riprendere anche meglio di prima le relazioni più sincere, quelle di vero amore (in senso lato), di cui non si può fare a meno.

  3. Elogio al litigio.
    Ottimo articolo, Veleno!

    Credo anch’io che la collera fredda sia un po’ come la bomba a neutroni, che distrugge gli esseri umani mentre protegge i palazzi e gli oggetti…

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