Blocco istituzionale. La crisi che paghiamo e pagheremo.

Anche in altri paesi ci sono stati voti di protesta. Qui, in Italia, la sfiducia nelle istituzioni e specialmente nella politica ed un’infame legge elettorale rendono tutto più difficile. Altrove la protesta si puo’ gestire e ridimensionare meglio. La razionalità del “sistema” finisce per prevalere.

Chissà che fine faranno i due cagnolini adottati di fronte alle telecamere, uno da Berlusconi e l’altro da Monti. Forse saranno loro i soli beneficiari di questa sgangherata campagna elettorale. All’estero noi italiani siamo oggetto di curiosità. Ma é possibile che riusciamo sempre a farci del male da soli ? Ci diamo una legge elettorale che sembra fatta apposta per paralizzare le istituzioni (viene il dubbio che questo fosse davvero lo scopo di coloro che l’hanno concepita tra la fine del 2005 e l’inizio del 2006).

Poi diciamo in continuazione che bisogna assolutamente cambiarla e alla fine ce la teniamo così com’è, col risultato d’avere le istituzioni sull’orlo di una crisi di nervi. Crisi istituzionale, politica, economica, morale, finanziaria, europea e chi più ne ha più ne metta. Raramente la parola crisi è stata di moda come oggi. In greco « crisi » viene dal verbo scegliere.

Significa al tempo stesso scelta e rottura. Nei momenti di crisi autentica e per certi aspetti drammatica, come quello attuale, è indispensabile compiere scelte di fondo. Scelte capaci di provocare una svolta, dunque una rottura col passato. Le elezioni dovevano servire a questo : a indicare la natura di quelle scelte e a designare una maggioranza politica capace di compierle.

Risultato : oggi la crisi politica rischia di impedirci di affrontare con la dovuta incisività la crisi economica. La nostra democrazia ci permette di esprimerci, di insultarci, di adularci l’un l’altro, di urlare nelle piazze e di esibirci di fronte alle telecamere.

Peccato vada in difficoltà quando si tratta di esprimere un governo.
Invece che da una campagna elettorale, mi sembra di uscire da un reality show. Tanto spettacolo e pochi contenuti. Mille « bla bla », mille liti inutili, mille sciocchezze in mezzo a qualche verità evidente. Soprattutto la verità dei sacrifici, che noi italiani abbiamo trangugiato per non finire come i greci.

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Abbiamo pagato l’Imu, abbiamo rinunciato all’aumento delle pensioni, abbiamo accettato tutto o quasi ci é stato chiesto. La Fornero piangeva, ma i ceffoni ce li prendevamo noi. La campagna elettorale è impazzita quando al conto dei sacrifici s’è aggiunto quello della corruzione. Ma come ? Noi paghiamo, la Fornero piange e ci sono pure quelli che continuano a ridere e a rubare ? E per di più siamo stati noi a eleggerli in altre precedenti consultazioni popolari.

Non c’è bisogno di scomodare i grandi filosofi per capire che questa è la chiave del voto di protesta, andato soprattutto a Grillo. L’Italia non ha il monopolio del voto di protesta. In altre democrazie è capitato che raggiungesse livelli uguali e persino superiori.

Ma le altre democrazie hanno istituzioni e sistemi elettorali in grado di gestire e ridimensionare gli tsunami della protesta che si accumula nelle urne. Noi rischiamo di non riuscire né a gestirla, né a capirla né tantomeno a ridimensionarla. Noi nei momenti difficili tiriamo sempre fuori l’arma dei governi tecnici. Governi che alla fine danno pure buoni risultati. A condizione che il tecnocrate di turno non si Monti la testa, rischiando di vanificare buona parte dei risultati suoi e dei sacrifici nostri.

Alberto Toscano

6 Commentaires

  1. Blocco istituzionale. La crisi che paghiamo e pagheremo.
    Buongiorno, ho ascoltato con molto interesse il Suo intervento a France Inter, dove tra l’altro manifestava un certo ottimismo per una soluzione felice dell’impasse del post elezioni. Secondo Lei quale può essere la soluzione? Che cosa La fa essere, alla fine, ottimista?
    E secondo Lei, perché a noi italiani le vicende passate non insegnano niente? (sennò non mi spiego il voto a Berlusconi)
    Grazie

    • Blocco istituzionale. La crisi che paghiamo e pagheremo.

      Cara Maurizia,

      Grazie per l suo messaggio. Rispondo sempre volentieri ai miei ascoltatori radio e tv francesi che mi interpellano attraverso gli amici di Altritaliani.
      Sono relativamente ottimista (malgrado le componenti drammatiche della situazione italiana sul piano economico, sociale e morale) perché osservo il nostro paese in una prospettiva storica: come dire – con una frase da « café du Commerce » – che ne abbiamo viste tante altre.

      Salvo sorprese avremo un governo di transizione (come lo fu il governo Ciampi negli anni Novanta), ma in autunno i giochi si riapriranno e tutto sarà possibile.

      Andremo alle urne o ci sarà una ricomposizione del paesaggio politico italiano, a seguito della disgregazione della destra berlusconiana e del partito grillo-populista? Vedremo.

      Il centrosinistra dispone di una forte maggioranza alla Camera e non è poi così lontano dalla maggioranza assoluta al Senato. I senatori grillino si assumeranno la responsabilità di imporre nuove elezioni anticipate? Vedremo.

      Lei ha più che ragione: noi italiani siamo in difficoltà quando si tratta di imparare le lezioni del passato. La destra berlusconiana è tutto fuorché una moderna destra europea e liberale. Ha avuto un risultato superiore a talune aspettative ma ha pur sempre perso oltre sette milioni di voti. Mica uno scherzo. La sua crisi è sotto gli occhi di tutti e potrebbe continuare a svilupparsi nei prossimi mesi.

      Con i miei migliori saluti

      Alberto

  2. Blocco istituzionale. La crisi che paghiamo e pagheremo.
    Il fatto è che era stato chiesto un referendum per abrogare il « porcellum », ma questo è stato scippato dalla Corte Costituzionale. Nella « patria del diritto » (???) si trova sempre un cavillo giuridico ad hoc (chissà parchè altri referendum sulla stessa materia, in passato, sono stati considerati costituzionali. Poi, Presidente della Repubblica in testa, si è tentato di convincere i partiti a cambiarla, ma non l’hanno fatto, e questo perchè a TUTTI (Bersani in testa che pensava di vincere le elezioni) non è piacciuto cambiarla (figurarsi se la cambiavano senza la spada di Damocle del referendum poi miracolosamente scippato). Non vedrei solo il lato negativo di queste elezioni. Il successo di M5S ha evitato che la protesta fosse incanalata, come ad esempio in Grecia, verso movimenti totalitari e xenofobi. Solo il ceffone del M5S può indurre i partiti (PD in testa) a cambiare, anche se sembra difficile. Ho ascoltato e condiviso quello che di recente ha affermato Moni Ovadia: « i partiti di sinistra non imparano nulla dalle sconfitte perchè sono affetti da quello che gli psicologi chiamano « . Ringrazio anticipatamente per l’eventuale attenzione al messaggio.

    • Blocco istituzionale. La crisi che paghiamo e pagheremo.
      Grazie a lei per il messaggio, certamente interessante. Questo dibattito che sta nascendo sulle pagine di Altritaliani mi pare molto serio e significativo

      Continuiamolo!

  3. Blocco istituzionale. La crisi che paghiamo e pagheremo.
    Come mai il signor Toscano ha ancora un « dubbio » sulla legge elettorale del dicembre 2005, questa iniqua legge concepita da Calderoli allora ministro della Lega Nord sotto Berlusconi 4, che lui stesso ha definito come una « porcata » e chiamata dopo comunemente in tutta Italia il « porcellum ». Il signor Toscano ha dimenticato chi l’ha voluta e chi l’ha fortemente combattuta? che questa legge non permette le preferenze e dunque i partiti possono far eleggere i parlamentari che vogliono loro, il risultato appare oggi chiaramente a tutti : crisi profonda, ingovernabilità, disastro ma questo non è il frutto del « caso », ci sono delle responsabilità, ed ognuno deve prendersi le sue responsabilità. Noi non abbiamo voluto questa legge elettorale, eppure dobbiamo subirla e soffrire…

    • Blocco istituzionale. La crisi che paghiamo e pagheremo.
      Cara Antonietta Parisi,

      Mi viene il dubbio che lei non abbia letto con molta attenzione il testo a cui si riferiscono le sue critiche. La mia frase è stata:

      « Ci diamo una legge elettorale che sembra fatta apposta per paralizzare le istituzioni (viene il dubbio che questo fosse davvero lo scopo di coloro che l’hanno concepita tra la fine del 2005 e l’inizio del 2006) ».

      Dunque io non ho il minimo dubbio sul fatto che questa legge elettorale sembri fatta apposta per paralizzare le istituzioni e in merito la penso esattamente come lei. Ma vado oltre questo elemento e denuncio la logica irresponsabile di coloro che hanno voluto paralizzare le nostre istituzioni democratiche.

      L’espressione « viene il dubbio » è usata in modo da indicare che non si tratta di una casuale sciocchezza ma della scelta deliberata di chi voleva destabilizzare le nostre istituzioni. La prego di rileggere il testo e vedrà
      che io non nutro il minimo dubbio sulla ‘porcata » della legge elettorale del 2006.

      Il problema, però, è che fare adesso.

      Con i miei più cordiali saluti

      Alberto toscano

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