Bersani e il solco europeo del socialismo.

La doppia, netta affermazione di Pier Luigi Bersani alle primarie per la nomination a Premier del centro-sinistra per le elezioni politiche di primavera, ha un retroterra culturale e politico da cui non si può prescindere, anche se dai media viene cancellato o sbiadito: la graduale, determinata opera di avvicinamento al socialismo europeo e ai suoi valori fondamentali: liberté, égalité, laicité, justice sociale.

Valori che il 6 maggio scorso hanno portato il socialista François Hollande – “l’uomo più pericoloso d’Europa”, scrisse l’Economist perchè contrario alla politica di ‘austerità’ imposta dalla Ue – a riconquistare l’Eliseo, trentuno anni dopo François Mitterdand. Neanche le ‘félicitations’ per la ‘straordinaria vittoria’ – 61% e 1,7 milioni di voti – di Martin Schulz, presidente del Parlamento europeo, di Sergei Stanishev, presidente del Partito Socialista Europeo e di Harlem Désir, numero uno del Partito Socialista Francese, hanno avuto lo spazio che meritavano.

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Tappa dopo tappa, è alquanto evidente il lavoro di Bersani sull’identità culturale e politica, sulla ricerca e costruzione di ‘un pensiero nuovo’ necessario per tentar di vincere la partita con le forze liberiste e conservatrici italiane ed europee. Lavoro che si esprime con il rinnovamento del gruppo dirigente, i ‘giovani turchi’, il coinvolgimento di associazioni come il ‘Laboratorio politico’ per unire nel Pd e col Pd ‘idealità socialiste, ecologiste, solidariste’, capeggiato da Guglielmo Epifani ed i buoni rapporti con la Cgil di Susanna Camusso. E con l’apertura a una realtà culturale storicamente consolidata, l’Analisi Collettiva dello psichiatra Massimo Fagioli.

Così si è passati dalla presenza del leader della Spd Sigmar Gabriel alla manifestazione del 5 novembre 2011 contro il Governo di Silvio Berlusconi, all’incontro con François Hollande a Roma prima delle presidenziali francesi, dall’appello ‘Per una alternativa socialista europea’ firmato dagli eurodeputati del gruppo ‘S&D’ al Parlamento europeo, al ‘Manifesto’ di Parigi, ‘Una rinascita per l’Europa. La visione progressista comune’ sottoscritto con il Psf e la Spd, fino alla presenza al Congresso del Psf di Tolosa del ‘camarade’ Bersani.

Bersani-hollande-300x225.jpg Dal 2010 al 2012, il confronto alla Festa dell’Unità di Caracalla e di recente, organizzato dal settimanale Left, all’Eliseo con l’Analisi Collettiva di Fagioli e la sua ricerca sulla ‘realtà umana’ sviluppata e approfondita ormai da più di trent’anni a partire dalla ‘teoria della nascita’ formulata nel 1971 in ‘Istinto di Morte e Conoscenza’.

Avvicinamento al socialismo europeo ma anche fermo riposizionamento sulla laicità: nel marzo 2010 coraggiosamente Bersani appoggiò la candidatura della ‘fuoriclasse’ radicale Emma Bonino a Governatrice del Lazio opposta alla ‘clerico-conservatrice’ Renata Polverini.

Vinse la Polverini ma a Roma si registrò l’insperata vittoria della Bonino con il 51,4% e ben 10 mila voti di preferenza nella lista ‘Bonino-Pannella’ arrivata al 4,5%. E a Roma ‘il non credente’ Bersani è andato oltre il 61% ottenuto a livello nazionale: i voti sono stati 114.189 voti pari al 69,3% contro i 62.554 (30,7%) del contendente Matteo Renzi.

La sfida culturale e politica è appena iniziata: per Bersani e il rinnovato gruppo dirigente da qui alle elezioni politiche sarà una corsa a ostacoli difficile ma non impossibile. Di certo, si va delineando un Pd che lasciata la ‘terza via’ di Blair e Schroeder sposata da Walter Veltroni e naufragata il 18 aprile 2008, non rinuncia, come Hollande, ad una sinistra ‘pericolosa’: pericolosa per il privilegio, per lo status quo e per gli assetti di potere esistenti: se non lo fosse, pericolosa, non avrebbe ragion d’essere.

(Nella prima foto Bersani con Gabriel della SPD tedesca).

Carlo Patrignani

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