Arturo Izzo

E’ a Roma, nel 1969, che Arturo Izzo incontra Mario Dondero. Il suo quieto ed essenziale modo di vivere la fotografia, costituiscono spinta ad approfondire l’uso dell’immagine fotografica, in un suo personale percorso fra comunicazione ed espressività. Prosegue poi la sua ricerca sull’uso del linguaggio delle immagini.

Presentazione

Quando le architetture del paesaggio incontrano quelle della memoria, l’occhio del fotografo ha una chance in più: un interstizio sottile nel quale entrare con discrezione, lasciandosi “impressionare” con facilità.
Nelle opere di Arturo Izzo il linguaggio della memoria é fatto di “reimpieghi”, come quelli sulla facciata di una chiesa romanica, come quelli su un territorio sedotto e abbandonato dalle antiche lusinghe di un tempo glorioso.

C’é un’onestà nelle geometrie di questi paesaggi svelata e rivelata dalla fotografia di Izzo, dettaglio che si fa locomotiva di un racconto lento e quotidiano, che affonda le sue radici nella storia di questa terra. E proprio i “tagli” di questa terra, quelli delle vigne, degli ulivi, delle cortecce rugose degli alberi, delle architetture e della gente, ben si fondono con quelli della fotografia, per sua natura la più selettiva e intransigente tra le arti.

Storia dell’arte fatta dalle cose, avrebbe detto Kluber, poesia del dettaglio ci dimostra Arturo Izzo.

Barbara Musetti