Al cinema: « Figlia mia », un triangolo d’amore nel cuore della Sardegna

Nelle sale francesi, dal 27 giugno, « Figlia mia« , il nuovo lungometraggio firmato da Laura Bispuri, con Valeria Golino e Alba Rohrwacher, presentato in concorso al Festival di Berlino 2018. Si tratta della seconda opera della regista (nel 2015 era uscito il bellissimo « Vergine giurata »).

Sardegna. La piccola Vittoria (che si accinge a compiere 10 anni) ha una stretta e morbosa relazione con sua madre Tina (Valeria Golino). In una casa in degrado, fuori dal paese, vive Angelica (una straordinaria Alba Rohrwacher) che è spesso ubriaca e ingestibile come i cavalli del rodeo della scena iniziale. Una donna sola, che sopravvive con lavoretti temporanei, che cade in disgrazia quando il tribunale le vuole confiscare l’ultima cosa che le resta: la casa e le sue bestie. Una donna con una carenza cronica d’affetto, che cerca rifugio nei bar del paese, dove uomini senza scrupoli la usano come un oggetto. In questo vortice di negatività, si fa spazio nella sua vita qualche raggio di sole, rosso come i capelli della piccola Vittoria, interpretata magistralmente da Sara Casu (i cui tratti somatici ricordano in maniera plateale quelli della Rohrwacher).

Figlia miaSara è una ragazzina silenziosa e introversa. Nessun tipo di gioco o di attività sembra poter renderla felice. Almeno fino all’incontro con Angelica, che assume il ruolo di sorella maggiore, facendola divertire e aiutandola a capire il mondo, dominato dalla natura e dagli animali. Un mondo che nasconde anche altri lati bui e nel quale Tina, sua madre d’adozione, stenta ad introdurla per paura di perderla. Ma rapidamente lo spettatore scopre che Angelica è la madre naturale di Vittoria e, nel momento in cui viene sfrattata, Tina spera di liberarsi in modo definitivo della sua presenza. Infatti Angelica è ormai fuori controllo e rischia di rivelare la verità alla bambina.

Ci sono tre scene che rimangono nella mente degli spettatori. La prima è sicuramente il ballo tra Angelica e Vittoria sulle note di “questo amore non si tocca” di Gianni Bella. La bambina si lascia andare finalmente ad un sorriso, sembra finalmente divertirsi, sembra vivere la sua età. La seconda scena è quella della disperazione di Tina che, ubriaca, si dirige al porto dove abita Angelica. Una scena nella quale i ruoli si invertono, e per una volta la saggia diventa la “pazza” e viceversa. L’ultima scena, che lascia il segno, è quella della necropoli: Angelica si rende conto che non potrà mai essere la vera madre di Vittoria. Si lascia quindi andare ad una crisi di nervi che scuote la piccola e la spinge a fare una grossa imprudenza ma che è anche una sorta di purificazione per rivivere.

Un film incentrato su tre donne, attorno alle quali ruota il personaggio del marito di Tina, nonché padre di Vittoria. L’attore Michele Carboni, in questo ruolo, è forse la figura più positiva del film, che riesce con saggezza e amore a gestire le altalenanti emozioni della moglie e gli umori adolescenziali della figlia.

La Sardegna che Laura Bispuri ci descrive è quella della vita rurale, quella dei pescatori e degli allevatori. Una Sardegna piegata su stessa, molto simile agli ambienti montanari nei quali aveva precedentemente girato con la Rohrwacher il film “Vergine giurata”. Un paesaggio che il critico cinematografico Paolo Modugno ha definito “adatto a una tragedia greca”. Una Sardegna che nel film appare molto lontana, una terra distante dal resto dell’Italia, che gli abitanti stessi definiscono “continente”. La Bispuri, durante la presentazione dell’avant-première a Parigi, ha dichiarato: “Ho voluto che Alba e Valeria interagissero fin dall’inizio con la comunità locale, immergendosi nell’ambiente sardo e a contatto con gli attori scelti tra la gente comune”.

La Bispuri ha il merito di rimettere in discussione i clichés che si hanno della classica famiglia italiana. In un’intervista a Cine-Europa ha dichiarato: “All’inizio del progetto, non pensavo alla Bibbia. Il punto di partenza per me era la storia vera di una ragazza che, ventenne, voleva essere adottata da un’altra donna piuttosto che dalla madre di sangue, anche se quest’ultima era ancora viva. Tuttavia, quando ho iniziato a lavorare sul film, ho pensato al giudizio di Re Salomone (la disputa tra due donne che litigavano per lo stesso bambino). Insomma, questa storia ha per me una dimensione antica, ma allo stesso tempo volevo scivolare sui riflessi contemporanei e mostrare come l’intera idea di una famiglia può esplodere in faccia”.

« Figlia mia » è stato scritto da Francesca Manieri e Laura Bispuri con la fotografia di Vladan Radovic. Quest’ultimo ha il merito di esaltare le bellezze dei paesaggi rurali sardi, nei quali sono elementi dominanti il sole e il vento, presenti in tutto il film, come se fossero loro stessi personaggi. La regia, gestita quasi sempre con la camera a mano (tecnica che esteticamente ricorda i Dardenne e che personalmente apprezzo), è forse troppo dominante nel film.

Una bella storia quindi, che scorre fluida grazie anche alle bravissime attrici e ad un’ottima regia. Eppure a questo film manca qualcosa. Manca un finale più scoppiettante e meno scontato, manca forse una profondità nei dialoghi e uno sguardo che vada oltre quello della sola bambina. Come ha scritto Roberto Manassero su Cineforum : “In Figlia mia, purtroppo, tutto è troppo visibile, tutto troppo descritto e raccontato, con gli occhi troppo aperti della regista che finiscono per non mostrare nulla allo spettatore”.

Fabrizio Botta

FIGLIA MIA di Laura Bispuri – TRAILER from Vivo film on Vimeo.

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