A Roma, “La Dolce Vitti”, mostra-omaggio alla grande Attrice, Musa di Antonioni.

Si è aperta di recente a Roma una Mostra fotografica e multimediale, “La Dolce Vitti”, ideata e realizzata da Istituto Luce Cinecittà, presso il Teatro dei Dioscuri al Quirinale : resterà in parete fino al 10 giugno 2018 (ingresso libero). Un percorso espositivo che narra 40 anni di carriera e di storia dell’Italia. Ai curatori il merito di “restituire” alla Capitale Monica Vitti, la diva più moderna, la rivoluzionaria più dolce del nostro immaginario.
mostra Roma Dolce VittiE’ curata da Nevio De Pascalis, Marco Dionisi e Stefano Stefanutto Rosa e ‘affabula’, delle diverse, variegate, ma, soprattutto, a volte, dissonanti  forme della  ‘presenza’, in 40 anni di spettacolo, tra decine di film, teatro, tv, costume, cultura alta e popolare, raffinata eppure semplice, di una grande Attrice e Donna qual è Monica Vitti, da tempo ‘fuori scena’ certo, ma ancora viva, una presenza – assenza tuttora in grado di regalare tracce di un incantesimo performativo che pare non avere mai fine.

Un incantesimo che Monica Vitti ha fatto al cinema ed al ‘suo’ pubblico per il quale è forse l’ultima grandissima diva del nostro schermo, amata da spettatori di età, sesso, gusti cinematografici diversi.

Oggi è forse l’attrice che suscita la maggiore simpatia e commozione in un pubblico vasto e trasversale, cinefilo e popolare, di cui ogni singolo spettatore ama la ‘sua’ Monica Vitti.

Come forse a nessuna interprete è riuscito, ha unito le due anime divise del nostro cinema più grande: quella d’Autore, il cinema d’impegno e linguaggio – è stata per anni la compagna di vita e la Musa ispiratrice di Michelangelo Antonioni – e la Commedia all’italiana – da Monicelli in poi, per lui Ragazza con la pistola nella post-antonioniana swinging London di Blow up. Due anime scisse, conflittuali che però in lei si incarnano, quasi con naturalezza, divenendo un tutt’uno, imprescindibile.

Monica Vitti, Getty image

Per raccontare la mobilità sopra le righe e magica della sua arte, l’esposizione “La Dolce Vitti” si snoda in un percorso espositivo multimediale e full immersion, dall’andamento cronologico e, ad un tempo, tematico. Cuore della Mostra sono le oltre 70 magnifiche fotografie provenienti da importanti archivi pubblici, a partire dal grande Archivio storico dell’Istituto Luce, da quello dell’Accademia d’Arte Drammatica Silvio d’Amico, del Centro Sperimentale di Cinematografia, Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea – Fondo Michelangelo Antonioni (Ferrara), e privati come Reporters Associati, Archivio Enrico Appetito, Studio Farabola, Contrasto e altri fondamentali fondi come quelli personali di Elisabetta Catalano e Umberto Pizzi. Immagini spesso rare che toccano 40 anni di carriera ed evoluzioni di un’attrice (e di un Paese che muta con lei).

Le tappe di questo iter sono: il Teatro, il Doppiaggio, Michelangelo Antonioni, il Cinema Comico e l’evoluzione della Vitti in ‘Autrice’, la Tv.

La sala del “Teatro” ci racconta con straordinarie immagini gli anni dell’apprendistato della giovane Maria Luisa Ceciarelli, nata il 3 novembre 1931, iscritta alla Silvio d’Amico nell’anno accademico 1950 – ’51, dopo aver compreso, già a 14 anni, che recitare le avrebbe salvato la vita

La sala del “Doppiaggio” offre una postazione di ‘video-ascolto’ in cui la voce della Vitti risuona a doppiare il personaggio interpretato da Dorian Gray ne “Il grido” di Michelangelo Antonioni, girato lungo il nostro Po.

È il 1957, e la nascita di un sodalizio, sentimentale e artistico, fondamentale per lei e la sua carriera, e capitale per la storia del cinema, perché la rinnoverà, almeno in parte, punto di riferimento per tanti Autori, dopo di loro.

Antonioni mi ha ascoltata vivere”, amava dire Monica.

Insieme hanno dato un pugno di modernità all’arte, in un arco fulminante dal 1960 al ’64: “L’avventura”, “La notte”, “L’eclisse”, “Il deserto rosso”: la tetralogia dell’incomunicabilità.

Sono fotografie di lancinante bellezza, che stringono un’epoca. L’incomunicabilità, l’alienazione, la crisi dei sentimenti: il moderno nel cinema mondiale è racchiuso qui, in questi film amati, contestati, imitati, divenuti l’imprescindibile Bibbia testuale del Cinema del Novecento. Un altro momento multimediale, un ‘libro diffuso, digitale di testi e immagini da sfogliare, fa entrare lo spettatore più dentro a questa grande storia del cinema.

Monica Vitti e Alain Delon, Getty image

“La Dolce Vitti” è anche occasione per rivedere, nella sala cinema del Teatro dei Dioscuri, alcuni dei film più significativi con Monica Vitti: ha aperto proprio con “L’avventura” di Michelangelo Antonioni, il 7 aprile scorso, cui seguiranno: “La ragazza con la pistola” di Mario Monicelli – pellicola  che quest’anno festeggia il suo primo mezzo secolo – “Dramma della gelosia (tutti i particolari in cronaca)” di Ettore Scola, “Teresa la ladra” di Carlo Di Palma, “Flirt” di Roberto Russo, marito attuale di Monica.

Contenuti e percorsi della mostra sono racchiusi nell’omonimo La Dolce Vitti, il bel libro-catalogo, prezioso per chiunque apprezzi e ami l’attrice, ma anche per quei giovani che certamente hanno visto qualche suo film, ma che non conoscono da vicino le sue tante incarnazioni artistiche, i suoi personaggi, le sue trasformazioni, le sue svolte di carriera.
Con l’introduzione di Irene Bignardi, il libro narra in dieci sezioni tutta la vita artistica di Monica Vitti. Il libro – come la mostra  – è a cura di Nevio de Pascalis, Marco Dionisi e Stefano Stefanutto Rosa ed è pubblicato per i tipi  delle Edizioni Sabinae.

Maria Cristina Nascosi Sandri   

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