Lettera da Torino n°7 – Torinesi si nasce

Tre protagonisti d’eccezione per capire meglio la città: un filosofo, un ingegnere, un arcivescovo. Raccontare una città passa anche attraverso i suoi uomini e le sue donne.

Eraldo Mussa ci propone in questa puntata n°7 delle nostre « Lettere da Torino » la cronaca dell’ultima lezione di uno dei più illustri professori dell’Università di Torino, il ricordo di un importante manager dell’auto e il discorso del cardinale di Torino in occasione della Festa del Lavoro.
E l’Autore vuole scusarsi anticipatamente per non aver portato una testimonianza femminile in questa lettera, ma ci sarà occasione.

Lettera U come Uomini 

  1. MAURIZIO FERRARIS L’ultima lezione con atmosfera da “prima”

[Maurizio Ferraris è nato a Torino il 7 febbraio 1956, professore ordinario di filosofia teoretica, successore sulla cattedra di Gianni Vattimo, autore di oltre 80 libri, noto internazionalmente, viaggiatore instancabile, un commesso viaggiatore della filosofia, con il compiere dei 70 anni per regolamento deve andare in pensione]

Maurizio Ferraris, disegno inedito di Claudio Nicoli

È arrivato a passo spedito nell’aula dell’Università, lo spartito nelle mani che svolazzavano nervose. Il pubblico entrava frettoloso per prendere posto, come a una prima teatrale. Il leggio era lì al centro della sala.

Chiacchiericci, hand shaking, “come stai ?”. Gli studenti seduti e concentrati, i vecchi allievi (oramai colleghi) si conoscono tutti, vecchie ragazze in gonna cinguettano in cima alla platea. Il Maestro ha lo sguardo fisso, cerca concentrazione, ripete mentalmente lo spartito come uno slalomista prima della discesa. D’un tratto, il silenzio invade la sala.

Il Maestro inizia, il suono delle sue parole è dolce e armonioso. Il significato, sublime, pervade l’aula 35 di Palazzo Nuovo. Dopo un breve preambolo, comincia a citare i suoi eroi: Wittgenstein e Derrida, Kant come Chopin, Heidegger (i filosofi doc aspirano sempre l’h come un vezzo snobistico – se non aspiri non sei -) come Stravinsky.

Il professore che legge dal leggio la sua ultima lezione è Maurizio Ferraris, che se gli togli la “s” diventa quello che è, la Ferrari dei filosofi, nomen omen. Lo è in purezza quando passa con disinvoltura dalle altezze della filosofia alla normalità della vita di tutti, spiazzandoti (per esempio, l’infuso di malva cosa mai c’entrerà con la filosofia ? Lui riesce a spiegartelo).

Ferraris è un Maestro. Un Direttore d’orchestra che gira lo spartito per il suo ultimo spettacolo, come l’ultima partita di Platini.  Il suo terreno di gioco è questo: l’aula 35 di Palazzo Nuovo, quella di Vattimo, per intenderci, che di Ferraris è stato Maestro.
La sua ultima lezione è un viaggio nella filosofia, anche ostico per quelli non del mestiere, a un certo punto ci si perde tra le 4 regioni, ma quando finiscono ?

Uno sprazzo di luce amica, il Maestro del Maestro è anche Derrida, che in carcere pensa con consolazione all’avere più tempo per scrivere. E poi ancora a fari spenti nella notte : isteresi, stridore di freni, Filosofia, Tecnosofia, appuntamento con la metafisica, gomitoli da dipanare… Notte fonda. Fermo immagine

Applausi.
Applausi.
Ancora applausi.
Un suo quasi commosso e timido “grazie ancora “.

Tra i titoli di coda i vecchi allievi scivolano via mentre gli studenti restano a rileggere gli appunti e si fanno firmare i libri e i quaderni.
“Il mondo è ciò che resta”, dice il Maestro nella sua ultima lezione con atmosfera da prima.
 
Per approfondire, il video dell’evento del 25 marzo 2026 è disponibile su Youtube

2. PIERO FUSARO In memoria

[Piero Fusaro è nato a Torino il 29 marzo 1938, ed è morto a Torino il 27 marzo 2026. Laureato in ingegneria elettrotecnica al Politecnico di Torino, entra in FIAT nel 1963 e compie una carriera di vertice all’interno del Gruppo : Seat, Alfa Romeo e Ferrari per citare i marchi più noti]

Piero Fusaro, disegno inedito di Claudio Nicoli

C’è una torinesità che non appare ma accomuna uomini di scienza e di letteratura, manager e primari ospedalieri, che pervade la classe dirigente e che ha forgiato l’essenza intangibile di questa città. Ne ha determinato il carattere.
Un torinese vero lo vedi dalle passioni: montagna, musica, letteratura.
Questo penso scorrendo la biografia dell’Ingegnere Piero Fusaro.
Montagna, musica, letteratura : ai bivi della vita andrai verso le scienze o verso le lettere, diventerai Primo Levi o Giulio Einaudi.
Ma per intanto questo è il tuo perimetro culturale, la tua identità.

Torino, ricordiamolo, non è una città di pianura, come dice la geografia.
È una capitale alpina. A questo poi aggiungi metodo e disciplina, rispetto per chi comanda, spirito di squadra e la ricetta è fatta.
Le regole non scritte della casa: approcciare il rigore e la disciplina delle scienze con occhio e cuore umanistico, approcciare l’ispirazione e la visionarietà della cultura con occhio e cuore scientifico (e pensi a Calvino).

Da questo virtuoso connubio di ingegneria e umanesimo nasce un manager auto (quello che gli americani direbbero un vero “car guy”, ma in salsa sabauda).
Piero Fusaro è stato “uomo” Fiat ma anche  Alfa Romeo, Seat, Lancia e Abarth, ma soprattutto Ferrari:
“Alla morte dell’ingegnere Ferrari ricevetti una telefonata dall’avvocato Agnelli che mi disse: “Ferrari mi ha sempre detto che lei sarebbe stato il suo successore. Assuma l’incarico di Presidente”.

Presidente dopo la morte dell’Ingegnere, (pensate la responsabilità di succedere a Enzo Ferrari), una chiamata alle armi e una risposta impeccabile: se non hai quei valori dentro di te, non riesci sicuramente a farcela.

  1. ROBERTO REPOLE. Torino, da città dell’auto a città delle armi ? 

[Roberto Repole è nato a Torino il 29 gennaio 1967, è stato fatto cardinale da Papa Francesco ed è arcivescovo di Torino e vescovo di Susa, grande tifoso del Toro, noto come « Teologo dal cuore granata ».]

Roberto Repole, disegno inedito di Claudio Nicoli

Il discorso che segue è stato pronunciato dal Cardinale in occasione della Festa del Lavoro. I tema del lavoro è un tema cruciale, un tema che puo’ assumere anche significati etici, che pone domande a ciascuno di noi.
Questo discorso lo riportiamo integralmente. È importante e da meditare.

« Il nostro cuore in questo tempo di guerra è turbato e deve vigilare per non abituarsi, deve restare inquieto.
Desidero condividervi il mio turbamento al pensiero che le guerre seminano morte nel mondo eppure qui a Torino, a Susa e in Piemonte rappresentano un vantaggio economico per le aziende che producono forniture militari e si offrono come motore di rilancio dell’occupazione.
Ci va bene così?
Accettiamo qualsiasi tipo di lavoro, purché sia lavoro?
Lo domando a me prima che ad altri perché siamo corresponsabili, le nostre azioni e i nostri stili di vita sono intrecciati: la città siamo noi, tutti insieme.
Sappiamo che decenni di crisi industriale hanno lasciato sacche di disoccupazione da risolvere.
Nessuno può pretendere che i disoccupati rifiutino le occasioni di lavoro, perché sono l’anello più fragile della catena.

Però dobbiamo fermarci e riflettere, se sia umano darci tanto da fare per attrarre e sviluppare fabbriche di armi.
So che si preferisce parlare di industria della Difesa, ma è inutile girarci attorno: il mercato degli ordigni di morte sta fiorendo e sta distribuendo ricchi profitti agli azionisti solo perché le armi vengono usate in altre parti del mondo per uccidere e devastare.
Credo che non possiamo cercare la vita con una mano e toglierla con l’altra, non possiamo disgiungere pace e lavoro.
Vogliamo affidare alla guerra le speranze del nostro territorio?
Allora fermiamoci, cari amici, e ragioniamo tutti insieme, istituzioni e cittadini, imprenditori, sindacalisti, famiglie, domandiamoci quali persone vogliamo essere, come vogliamo spendere le nostre esistenze e la nostra comunità: eravamo la città delle auto, vogliamo diventare la città delle armi? »

*

P.S.: Grazie a Claudio Nicoli, pubblicitario e disegnatore, per avere artisticamente interpretato i protagonisti  della Lettera di oggi.
Grazie pure a Raffaele Balducci, fiorentino, torinese di adozione, direttore creativo, che ha realizzato il logo di “Lettere da Torino “

(Continua)

Eraldo Mussa


PRO MEMORIA: LINK INTERNI DELLE PRECEDENTI LETTERE DA TORINO:
Lettera da Torino n°1 – P come Piazza Vittorio Veneto
Lettera da Torino n°2 – F come Fiume Po
Lettera da Torino n°3/1 – M come Mirafiori (Valletta a passeggio per i corridoi)
Lettera da Torino n°3/2 – La Palazzina di Mirafiori (Ricordi di un fornitore e di un ex dipendente)
Lettera da Torino n°3/3 – Heritage Hub e quale futuro per Mirafiori?
Lettera da Torino n°4 – B come Brutalista e A come Antagonista
Lettera da Torino n°5: Flash torinesi
Lettera n°6 – Torino, città verde, una delle più green del mondo

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Eraldo Mussa
Torinese, cresciuto in Liguria al confine con la Francia, forse per questo mi sono sempre sentito un “altro italiano”. Laureato in Lettere, giornalista, rallysta e pubblicitario nella vita professionale. “Se unisco i punti della mia vita, le automobili sono state il mio fil rouge.” Contatto: eralmussa(at)gmail.com

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