« 16 marzo – L’ultima notte » – Un racconto poetico di Achille Lauro

Che cosa accade in noi quando un amore ci trasforma, ci violenta, ci intossica a poco a poco come un veleno? «L’amore malato si cura con più amore.» In un trascinante racconto poetico Achille Lauro, oggi l’artista più eclettico e dirompente della scena musicale italiana, scorre lungo le 24 ore del « 16 marzo » (Rizzoli Editore, 2020) aprendo la porta del suo onirismo notturno per poi approdare all’alba e recitare la parte da uomo di successo. Con lo stesso titolo « 16 marzo » del singolo uscito ad aprile 2020, questo straordinario libro non è un semplice compendio alla canzone ma un viaggio inedito alle radici della creatività e dell’ispirazione di un grande artista. E insieme è un vibrante, irresistibile poema d’amore. Ce ne parla Rita Bompadre e ci propone anche testi scelti da questa raccolta.

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Amore mio,
amore mio che non conosco,
odiami,
perché è meglio il tuo veleno del tuo niente…

“16 Marzo” di Achille Lauro (Rizzoli Editore, 2020) è un’attesa di adorazione pagana, un’aspettativa di ritorno nell’intermezzo romantico che esalta la dichiarazione ostentata dei sentimenti. Una fastosa attrazione su inclinazioni impulsive, una trappola estetica in cui tutti le sensazioni umane sono mescolate, confuse, disorientate e trascinate dall’amore all’odio, nella verità estrema di ogni esperienza di vita spinta al di là da ogni distinzione della bellezza.
Un delirio allegorico, un effetto appassionato di sorpresa, di straniamento e di sospensione: è questo lo scenario adatto che l’artista allestisce per il suo immaginario attraverso segni visivi e immagini simboliche.
I testi, poeticamente esposti al verso libero, ispirati al carattere istintivo e puro della creazione artistica, racchiudono il disincanto passionale e teatrale della vita, nelle atmosfere fumose e decadenti delle illusioni e dei desideri. La libertà lunatica dell’autore, svincolata da regole convenzionali, guida la ricerca degli affetti, il bisogno vivo e universale dei rapporti reciproci ed esclusivi e si nutre di tutte le sue ossessioni biografiche, contamina l’irrinunciabile, viziosa, sincera voglia di perdersi in inferni meravigliosi, in esaltazioni ed infatuazioni per la commedia umana, nella vertigine delle percezioni.
Lo specchio profondo della miseria e dello sconforto è il riflesso dell’altra parte di sé, l’eterna maschera di chi, equilibrista dell’anima, si affida ad una disillusa ma quanto mai solenne recita, incline alle suggestioni dell’ambizione e della speranza, struggente e malinconicamente sognante. La lente deformante attraverso la quale Achille Lauro guarda alle colpe, agli errori e alle trasgressioni degli uomini intensifica la consapevolezza illimitata degli inganni, del disamore, della resa incondizionata all’idealizzazione della persona amata, che esiste solo come creazione nell’immaginazione, una trasposizione inconsapevole della presenza che stordisce e divora l’innocenza dell’anima.

Achille Lauro padroneggia il mondo che attraversa con un’aspirazione inconfessata all’amore, alla disperata relazione con la felicità. Il libro “16 marzo” è uno sregolamento in stile biblico, un’intossicazione da troppa nostalgia, nella sacralità laica di risposte ultime ed indecifrabili. Un’ultima destinazione di un viaggio poetico che accompagna l’avventura di un eterno sopravvissuto, lucidamente abbandonato all’inevitabile spettacolo dei sensi.
Le atmosfere surreali dei tormenti e i patimenti rivisitati dell’apocalisse si contendono il primato dell’interpretazione visionaria in cui il supplizio della carne e la leggerezza del cielo sono le espressioni diaboliche ed angeliche della stessa insistenza amorosa.

L’artista seduce l’ordine di un culto estetico, è la presenza rarefatta nella composizione visiva ed artistica dell’immateriale, sa ‘flirtare’ amabilmente con la malìa delle imprevedibilità e le contraddittorietà delle invocazioni interiori, defunte preghiere mistiche ed infedeli incise sul fatalismo misterioso dell’equilibrio emotivo. Achille Lauro celebra e dimentica l’amore nell’eleganza del disprezzo, sostiene la sua icona alterando la creatura tra il talento e l’abisso nascosto nelle sue “letterarie” inquietudini e conquista il seguente omaggio poetico:

L’inverno, noi andremo in un vagone rosa/con azzurri cuscini./Staremo bene. Dentro quei soffici cantucci/Ci son nidi di baci./Chiuderai gli occhi allora, per non vedere, fuori,/Torcersi le ombre oscure,/Arcigne e mostruose, nera plebe serale/Di lupi e di demoni./Ti sentirai sfiorare lievemente la guancia…/Un lieve bacio, simile a un ragno forsennato,/Ti correrà sul collo…Mi dirai: “Cerca qui!” chinando un poco il capo, – Ma ci vorrà del tempo per scovare la bestia/ Che viaggia senza posa….” (Sogno d’inverno – Arthur Rimbaud).

Rita Bompadre – Centro di Lettura “Arturo Piatti”

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Scheda del libro “16 Marzo – L’ultima notte” di Achille Lauro (Rizzoli Editore, 2020)

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BIOGRAFIA – Achille Lauro è nato a Roma nel 1990: è oggi l’artista più eclettico e dirompente della scena musicale italiana. Cresciuto nella periferia romana, ha cominciato a comporre poesie e testi fin da adolescente. Notato da Roccia Music (l’etichetta di Marracash e Shablo), ha pubblicato nel 2014 il suo primo album « Achille Idol Immortale ». Ha collaborato con i maggiori protagonisti della scena rap/trap italiana e con musicisti pop tra i quali Coez. Artista che trova la propria unicità nella continua innovazione, rappresenta oggi un riferimento per il mondo della musica e della moda.
Al suo primo album nel 2014, sono seguiti « Dio C’è », « Ragazzi Madre », « Pour l’Amour » e « 1969 ». Ha partecipato al festival di Sanremo nelle edizioni 2019 e 2020 portando sul palco dell’Ariston le canzoni Rolls Royce e Me Ne Frego e mostrando a milioni di telespettatori la sua arte musicale e performativa. Per Rizzoli ha pubblicato il best seller « Sono io Amleto » (2019).


Testi scelti da Rita Bompadre, tratti da “16 Marzo – L’ultima notte” di Achille Lauro

Amore mio,
amore mio che non conosco,
odiami,
perché è meglio il tuo veleno del tuo niente.
Odiami e fammi del male,
fallo prima che inizi io.
Io che morirò per te, ed è così che ti ucciderò.
Il Paradiso è davanti a noi
ma io ti mentirò di nuovo;
come se non fossi tu,
come se questo amore fosse nulla.
Ti mentirò di nuovo
come se di nuovo questo non fosse amore.
Come se non esistesse niente,
come se fossi sicuro che l’amore non muoia mai,
neanche davanti alle menzogne.
O, come se fossi certo che quel poco che ho da dare,
ti basterà.


Siamo in un labirinto di siepe,
un labirinto a matita disegnato da te.
Tu sei la ragazza che si perde nel suo stesso labirinto,
ti pungerai con delle rose,
mangerai la mela del peccato,
farfalle ti aiuteranno a uscirne,
ma non basteranno.
Questa fiaba racconta di te che seguirai un gomitolo,
nessuno sa se esista davvero…….


La testa cade libera da qualunque legame terrestre,
un miscuglio di leggerezza e fervore.
Il taglio geometrico oggi lo trovo troppo simmetrico.
Tu daresti una sforbiciata dritta, sinistra,
fermissima sopra l’orecchio destro.
La tua frangia divide perfettamente la fronte a metà:
una coordinata spaziale indispensabile per me,
la discriminante tra materiale e immateriale.
Mi hai chiesto tu di venire oggi stesso
ma io ancora non so come.
Quanto siamo diventati bravi con la finzione.
Acqua, fuoco,
voglio fare con te questo gioco.


La paura di sbagliare.
Poi i nervi si consumano e diventi cattivo
e ti devi fare di sogni sintetici
ma è la dimensione ascetica della disciplina
ad affascinarmi
più dell’aspetto etico.
Sentire il punto in cui l’anima
è incollata al corpo.
Sentire che cede,
un leggero strappo,
stare lì con la mente in estasi
in quella zona di lacerazione.
Provo spesso questa sensazione:
febbrile, ma profondamente lucido,
fertile,
motivato…


… Sotto un tessuto di velluto blu notte,
il tuo colore preferito,
l’ineffabile parola,
la perfetta coincidenza di suono e segno.
Il primo verso inarticolato emesso da Dio.
Per me sarai sempre una poesia occasionale,
la storia cominciata dalla fine…..


Faccio strani sogni di notte.
Sogno che il mondo è mio.
Sogno di poter arrivare dove voglio.
E’ come se quella notte
fosse l’ultima che mi resta da vivere.
Amami, amore, perché
quella notte tutto sarà possibile.

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