Altritaliani

Memorie di un italiano a Parigi ed altri racconti. Intervista all’autore: Francesco Berti

Un’elucubrazione tira l’altra...
martedì 27 marzo 2012 di Lella Tonazzini

Prendete un architetto fiorentino, gettatelo nel calderone parigino, aggiungete una buona dose di umorismo pungente, una manciata di auto-ironia, un briciolo di delirio ed un pizzico di saggezza ed otterrete… “Memorie di un italiano a Parigi”. Opera prima di Francesco Berti, le “Memorie”, autoprodotte ed auto-edite, sono la cronaca di cinque anni vissuti a Parigi e una visione del modo di vivere parigino visto attraveso gli occhi di un italiano, che cerca sempre di restare fuori dai “cliché” fritti e rifritti... Altritaliani ha incontrato a Parigi l’autore, inguaribile curioso e bon vivant.

Brano scelto :
«La velocità di passo all’interno del metro in Francia è un po come uno status symbol. Chi va più veloce dimostra agli altri di avere più fretta. Naturalmente ha fretta di raggiungere il posto di lavoro perché il suo lavoro è più importante di quello degli altri e perché tutti lo aspettano con ansia, molto di più di quanto non aspettino tutti i suoi colleghi. Se poi indossi un completo grigio topo, una cravatta salmonata, hai la forfora sulle sopracciglia e sei scosso da irrefrenabili tic mentre sfrecci sul tapis roulant di Châtelet, allora vuol dire che sei un vero quadro francese e che sei il piu importante di tutti quanti».

Lella Tonazzini: come sono nati questi racconti?

Francesco Berti: Questi racconti sulla vita parigina sono nati da una serie di email che inviavo regolarmente alla mia famiglia e ad alcuni amici, nelle quali descrivevo le mie e esperienze nella capitale. Invece di limitarmi a banali resoconti della mia quotidianità, ho iniziato a divertirmi romanzando con un tocco di ironia episodi realmente vissuti. Con il passare del tempo ho deciso di far diventare queste mail sparse una serie di racconti che, pur essendo autobiografici, sono raccontati in terza persona. Mi sembrava divertente ed auto-ironico identificarmi nel personaggio dell’ “architetto italico emigrante” sempre un po’ affannato nel tentativo di adattarsi al frenetico ritmo parigino. L’idea di raccoglierli e pubblicarli è nata grazie alla scoperta di un sito specializzato nell’auto-edizione. Un’amica scrittrice ha avuto la gentilezza poi di rivedere l’aspetto formale.

L.T. : spesso in questi racconti i personaggi sono delle caricature dell’uomo d’affari parigino, verso cui si nota un certo sarcasmo. E’ cosi?

Francesco Berti: E’ vero che per me l’impiegato della Défense, giacca di gessato, camicia grigia e cravatta salmonata, rappresenta una fonte d’ispirazione inesauribile. Il fatto è che per quattro anni ho preso la linea uno del metro e durante il viaggio mi divertivo ad osservare le persone, i loro tic, la loro maniera di muoversi. Sono sempre stato un curioso.

L.T. : Curiosità non priva di un tocco satirico…

Francesco Berti: Certamente, mi capita spesso di essere pungente, a volte anche caustico, spietato. In realtà quello che mi interessa è osservare la gente, senza che ci sia una volontà critica a priori e soprattutto evitando di dare giudizi sul modo di vivere altrui. Tutt’al più mantengo una sorta di distacco divertito verso le persone, che spesso si prendono troppo sul serio… Certo, per quanto mi riguarda, qui a Parigi, il giorno che mi rendero conto di avere la forfora sulle sopracciglia e che la mia vita si sta ingrigiendo come una camicia color antracite, per darle un tocco di colore cerchero una soluzione alternativa ad una cravatta sgargiante: magari il ritorno nalla Toscana natia...

L.T. : Quindi per te mantenere questo sguardo curioso nella vita di tutti i giorni è un modo per restare vivo in questa città che può facilmente rivelarsi alienante?

Francesco Berti: Beh, diciamo di si, ma per me non è uno sforzo, mi viene naturale, sono sempre stato un osservatore e le persone mi hanno sempre incuriosito. Ed Infatti qualcuno dei racconti l’ho scritto a Firenze prima di venire a Parigi. La differenza è che qui c’è molto più materiale!

L.T. : Eppure nel libro si percepisce un certo disagio, un non riconoscersi nell’ambiente circostante, che rinvia alla propria solitudine e… diversità?

Francesco Berti: Beh, nei primi tempi qui a Parigi, ho vissuto qualche momento difficile, come tutti, penso, ma questo libro non l’ho scritto con un umore particolarmente cupo. Solo un racconto è stato scritto in un momento di malinconia, quello dell’ignaro portatore di muco.

L.T. : Francesco Berti non è stato travolto dalla frenesia angosciante della metropoli?

Francesco Berti: Diciamo cosi! Chiaramente ho dovuto adattarmi ad un ritmo più sostenuto, pero non mi sono ingrigito o incattivito, mi sento sempre il solito toscanaccio, anche perché so di avere una scappatoia, l’Italia e la mia famiglia. A Parigi sto bene, qui non mi sento incatenato,e poi penso di potermi salvare se la vita diventa troppo difficile. Voglio continuare a credere che nella vita si ha sempre la scelta.

L.T. : Anche se a volte si subiscono situazioni impreviste, che possono portare ad uno stage di re-inserzione professionale al Pôle emploi. Ancora un capitolo esilarante in cui migliaia di persone si possono riconoscere…

Francesco Berti: E già, quando ho scritto il libro ero in piena tormenta post-crisi economica, da cui anche il racconto sulla raccolta di monetine stile Zio Paperone… prova di quanto l’ironia non è rivolta solo agli altri, è più che altro il mio modo di vivere la vita con un certo distacco che trovo salutare.

L.T. : Ci sarà un seguito a queste “Memorie”?

Francesco Berti: L’ispirazione o l’episodio da cui trarre una nuova storia arriva quando meno te l’aspetti... Nel frattempo sto scrivendo un romanzo per il quale, visti i miei ritmi di scrittura da bradipo, prevedo un’uscita per le feste natalizie 2045...

Lella Tonazzini

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Se vogliamo riassumere il libro :

Immaginate un giovane architetto italiano, febbricitante nel suo letto in una cameretta in subafitto nel quartiere parigino di Belleville. Il delirio influenzale stimola la sua mente malata a comporre elucubrazioni sconclusionate, aneddoti inconsistenti, pedine di un puzzle di vaneggianti riflessioni che con il passare del tempo costituiranno una piccola saga... Dall’incontro con il fantasma di Marco Masini al supermercato "Monoprix", passando per il supplizio degli infernali viaggi in metro’, messo a confronto con la "Dura Legge della Kinder", fino al duello finale all’ultimo sangue dal macellaio per accaparrarsi "l’Ultimo dei Capponi", l’italico emigrante racconta con disincanto e parecchia autoironia le sue grottesche avventure in quel di Parigi.

Info pratiche su dove trovare il libro:

Per i residenti a Parigi, nelle due librerie italiane della “Ville lumière”:
- “La Tour de Babel” - 10, rue roi de Sicile, 75004 Paris
- “La Libreria” - 89, rue du Fbg Poissonnière - 75009 Paris (M° Poissonnière)

Oppure

1. Acquistandolo sul sito «Il mio libro»

2. Andando in una qualsiasi libreria Feltrinelli e ordinandolo alla cassa (in questo modo si risparmia sulle spese di spedizione).

Commento di Francesco Berti :
"Dato che il libro è autoprodotto e auto-edito non fatevi sfuggire questa occasione irripetibile, ma soprattutto fatemi pubblicità con gli amici, i conoscenti, sul lavoro, dal panettiere in autobus e su Facebook!!
Mi considererò soddisfatto il giorno in cui una persona che non conosco avrà comprato il mio libro.
Infine una precisazione: siete liberissimi di scegliere di non comprare questo capolavoro della letteratura casereccia, però sappiate (senza volervi influenzare) che l’altro giorno mia figlia di tre mesi mi ha confidato durante un brunch di lavoro che considererà suo padre un fallito se per il giorno del suo diciottesimo compleanno non avró venduto almeno trenta copie del libro: regolatevi voi…"


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