Via della Croce ad Atripalda in Irpinia. La Passione di Cristo nei versi di Gabriele De Masi

In Italia, nel sud, le festività di Pasqua hanno un sapore particolare, non c’è paese di terra o di mare che non sia ricco d’iniziative. Ad Atripalda, in Irpinia, Provincia di Avellino, in occasione del Venerdì Santo, si tiene la tradizionale Via Crucis, uno spettacolo forte, testimonianza di una lunga storia e basato sulla condanna, le sofferenze e l’agonia di Cristo. “Elì, Elì Lema Sabachtani” (Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato), le parole di Gesù sulla croce segnano la Settimana di Passione. Il sacro si incontra con la “profana” sofferenza di un popolo abituato alle durezze della vita, all’emigrazione. Nell’attesa che ritorni la luce, che l’uomo ritrovi la pace e si liberi, almeno per un po’, dalla sofferenza.


Folla di fedeli di fine '800 ad Atripalda

Si legano le campane, e un batacchio di legno è battuto per le strade, la troccola, la tanovella, ad indicare le ore della devozione nel venerdì di penitenza.

Si mangiano pane ed erba. Ce n’è tanta tra i fiori che illuminano i prati a primavera : il cirfoglio, la scarola, il cardillo, la borragine, la cicoria, lo sciattino, erbe da raccogliere nella settimana della sofferenza e farne, con la pasta di pane, digiuno, alta preghiera d’astinenza che porta alla Pasqua.

E la Verde Irpinia è ancora più di questo colore nella Settimana di passione : è fede salda e preghiere nella processione al Golgota nell’attesa che si sciolgano le campane.

Tutta la suggestione collettiva di un intero popolo in questi versi di Gabriele De Masi, dalla terra d’Irpinia, fatta di braccia migranti, di guai, Madonne e santi. In questi giorni, nelle preghiere, le tante intercessioni al Cristo Salvatore… Fede di grazia e di bisogno, di bestemmia contro il cielo e di fustigazione e privazione nel perdono, fede antica di semplice popolo.

Via Crucis d'Atripalda. Atripalda sempre uguale, eppur diversa, nel suo tempo di fede. La processione con l'incappucciato delle cadute. Foto dei primi anni sessanta

VIA DELLA CROCE

Cristo, piagato, chino di croce,

arranca impigliato nella corona

di spine, gronda sangue, sudore

a gocce, frammiste, lacrime

sulla faccia, segnato volto della storia

sotto al diadema di grandezza,

sberleffo, offesa, umiliazione,

la corona di rovo a chi indica

la profezia, re dei Giudei, redentore

per sempre di vite smarrite.

Cristo avanza, stanco, cade, si rialza,

lontana è la vetta del Golgota,

ad Atripalda è la rampa di destra,

delle Cadute, a san Pasquale,

fin sulla piccola cima della chiesa

dell’Evangelista, che domina la città,

appena un colle sulla grande piazza,

nascosto da nuove case già vecchie

che ne celano lo sguardo antico.

Qui, ogni anno, muore e rinasceVia Crucis di Bagnoli (Irpinia)

Cristo, nell’eterno cammino di dolore,

tra preghiera e stupore di schiere

di fedeli, imploranti, come allora,

al passaggio dell’Agnello di Dio.

Il figurante cade, di tonfo, si rialza,

ammutolisce la folla, partecipa

allo stesso dolore dell’uomo

semplice che nasconde il volto

sotto al cappellone bianco

per voto, di chi salvato dal volo,

nel vuoto, dall’impalcatura,

Pellegrino, più d’un secolo fa,

giurò di portare, egli, la croce,

e i suoi nipoti, con la preghiera

degli Atripaldesi, tutti e sempre,

accorsi intorno alla passione

dell’incappucciato, a devozione.

Rampa per le Cadute di Cristo

d’un popolo semplice, implorante

per intercessioni, malattie e guai

a chiedere grazie a Madonne e santi,

madri di braccia migranti,

per tutti i mari, che la sorte,

riporta in nuove stagioni di pane

e di pace, volti imploranti, eterno

calvario per traguardi di sbarco,

volti riversi nella sabbia, annegati,

conchiglie spaiate alla spiaggia.

Il popolo di Ippolisto, Tecla,

Crescenzo, martiri, con Sabino

e Romolo in spalla, e la Croce,

per le dure vie della vita,

con la palma al muro in ogni casa,

in attesa che sciolgano le campane

della Resurrezione e benedire,

intinta d’acqua santa,

col segno di Croce, la famiglia.

Le Cadute di Cristo, a san Pasquale.

Oggi, domani; tanto tempo fa.

Rampa antica, di fede salda.

Pasqua,

ad Atripalda.

Gabriele De Masi


Quinta stazione:

..a Simone di Cirene che tornava dai campi fu messa addosso la croce da portare dietro a Gesù…

1 COMMENTAIRE

  1. Via della Croce ad Atripalda in Irpinia. La Passione di Cristo nei versi di Gabriele De Masi
    Lello Labate, presidente della Pro-Loco di Atripalda, comunica che, dopo 37 anni, viene ripresa la secolare Caduta dell’Incappucciato, alla rampa della Passione di Cristo sulla salita di San Pasquale, anche sullo sprone d’un’intera comunità che vuol tornare alla sincera storia del suo passato, partendo da Santa Monica per accompagnare L’Addolorata, trafitta di spade, fino al Golgota del Figlio, tra ali di figli partecipi ,sommessi e imploranti per la sorte del Re dei re, Agnello sacrificale dell’umanità, sulla strada di salvezza. (Gabriele De Masi)

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