Religione e laicità: La pedagogia dell’integrazione.

Dalla Scolastica alla modernità: modelli di sapere antico confrontati con l’odierno insegnamento.

No, Oriana Fallaci non aveva ragione. Nel libro La rabbia e l’orgoglio, da lei scritto all’indomani della caduta delle torri gemelle, faceva infatti una profezia, che la guerra di civiltà era ineludibile.

In effetti, alla base c’era un’intuizione: che le religioni monoteiste hanno a fondamento la fede in un solo dio. Uno solo dunque deve restare perchè uno solo è vero.

Ma poi compresi che tanta sciagura poteva essere fermata.

Non arriveremo ad una guerra di civiltà perchè riusciremo ad integrare i principi della civiltà occidentale con quelli di altre civiltà che ormai coabitano al nostro fianco.

Devo raccontare la mia esperienza parigina dei seminari frequentati alla Sorbona con il programma Arion. Abbiamo visitato i centri d’apprendimento e di formazione continua dislocati per volontà di Mitterand, tutt’attorno a Parigi: Greta des Métiers de la Santé et du Social, Greta industriel des tecnologies avancées.. ecc. (cfr. mappa
http://www.greta-iledefrance.fr/). Impressionante la lungimiranza del politico che intendeva integrare nelle scuole vari saperi, nel suo progetto del lavoro.

Ed ecco la parola: integrare.

La politica quando merita il nome che le compete e che ha a che fare con la polis greca, fa questo: integra.

Il collegio di Abelardo

Abitavo in modo evocativo in rue des Ecoles, nel quartiere latino. Era lì che si formò il movimento della Scolastica, la tipica filosofia cristiana medioevale integrata con il razionalismo, voluta da Carlo Magno per diffondere il sapere che durò dall’VIII sec. al Rinascimento. Si ricorda che ne furono esponenti i grandi Alcuino di York, Giovanni Scoto, Pietro Abelardo, Tommaso D’Aquino ed altri. Gli scolari che erano magistri in alcune discipline e discipuli in altre, integravano il sapere e percorrevano, per farlo, tutte le università europee. Discipuli di diritto a Bologna e magistri di teologia a Salamanca o a Upsala. Dapprima l’insegnamento delle Arti liberali [[Le Arti liberali costituivano durante il Medioevo i due gradi dell’insegnamento: l’uno letterario, l’altro scientifico. Comprendevano la grammatica, la retorica e la dialettica (il Trivio); l’aritmetica, la geometria, la musica, l’astronomia (il Quadrivio).]] e della Teologia s’impartiva nei monasteri, poi nelle Università.

Tutta una vita dedicata al sapere!

Quelle stesse strade dovevano aver percorso Abelardo ed Eloisa.

Innovatori certo sono stati, ma fu un politico, Richelieu, che comprese la portata del movimento e organizzò la modernità attraverso di loro.

L’istanza dell’integrazione impone una ricerca. Come fare, quali mezzi utilizzare? Impone un lavoro intellettuale e parimenti uno politico. Impone un progetto.

Il modello delle “Canzoni di gesta” ci suggerisce alcuni elementi, altri ci possono venire proprio dai Lumi che hanno costruito la modernità in cui ora viviamo e che è ineluttabile, irrinunciabile.

La prima lezione di integrazione ci viene proprio dalle scuole, dal movimento della Scolastica, dal grande dinamismo che le università producevano integrando conoscenze, stili di vita.

La dinamicità, il movimento è secondo natura. Il nostro mondo è di fatto immobile. Conia al posto delle ideologie tramontate uno slogan, un’idea tipo austerità e su quella si irrigidisce. Occorre dunque assumere una mentalità flessibile, conforme alla natura la cui legge fondamentale è l’evoluzione.

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Noi viviamo un singolare paradosso oggi. I cambiamenti sono rapidissimi, intensi, costanti ed imprevedibili. La nostra mentalità invece è quanto mai rigida. L’incapacità di adattarci ai cambiamenti è la prima vera causa della crisi di oggi. Nella Scolastica la mobilità era pari al dinamismo mentale, alla tolleranza, alla curiosità verso l’altro, certo non considerato nemico.

Il secondo elemento dell’integrazione ci viene dalle “Canzoni di gesta” dove nel ceppo delle canzoni principali, venivano innestati i racconti del popolo che si voleva integrare nel gran progetto dell’unità dell’Impero carolingio. Così nella Canzone d’Aspromonte è inserita una premessa dove Risa (Reggio) è la frontiera sud dell’impero e la sua resistenza è l’apologia e la pedagogia dei Carolingi prima e dei Normanni poi.

Abbiamo pronunciato un’altra parola-chiave: pedagogia. Senza un progetto politico, senza una pedagogia, non c’è integrazione.

E’ il problema dei nostri giorni, il nostro problema.

Carmelina Sicari

Reggio di Calabria

1 COMMENTAIRE

  1. Religione e laicità: La pedagogia dell’integrazione.
    Finalmente qualcuno si accorge della modernità della Scolastica. Il rappprto tra fede e ragione; la duplex veritas; l’idea della filosofia come problema di linguaggio; l’ordine razionale dell’universo come presupposto della sua conoscibilità, Senza la Scolastica non si capiscono non solo Dante o Milton o Tasso, ma neppure Hopkins o Joyce; e tracce della metodologia scolastica si trovano anche nei ragionamenti di coloro che la confutarono (ad esempio, scolastiche sono, in Galileo, la distinzione fra la conoscenza « estensiva » di Dio e quella « intensiva » dell’uomo, ma addirittura la stessa distinzione fra qualità primarie e secondarie, che risente della teoria delle species intelligibiles). Purtroppo la visione dominante confina la Scolastica e la Deuteroscolatica (che si protrasse per tutto il Seicento, e influenzò pensatori come Cusano o Leibniz) nel dimenticatoio della premodernità.

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